Capitolo 43

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Leggete le note d'autore giù in fondo al capitolo, ci tengo molto.

Passammo la notte amandoci nella sua cella.
Prima che Samantha passasse a svegliare tutti i pazienti tornai nella mia stanza. Come previsto stamattina ha ritardato quasi di un'ora. Indosso un jeans e una felpa nera e mi dirigo al piano terra per le solite terapie. Scendendo la grande gradinata mi soffermo a guardare la porta d'ingresso ancora chiusa.
Due grandi mani si poggiano all'improvviso sulle mie spalle facendomi ritornare alla realtà.

- Tutto okay?-

Luke lascia scivolare via le mani dalle mie spalle e si posiziona davanti a me.

- Sì, certo.-

Annuisco poco convinta non riuscendo a togliere dalla mia mente quella catena di passi lenti che continuano a risuonare nelle mie orecchie. Distolgo lo sguardo ancora puntato verso la porta e continuo a parlare con Luke mentre ci dirigiamo verso una delle sale dove facciamo terapia di gruppo.

- Angel come sta?-

- Sta meglio, tra qualche giorno tornerà anche lei a fare terapia.-

Mi giro a guardarlo per chiedergli dove fosse Calum quando noto il suo occhio nero.

- Che hai fatto all'occhio?-

- Un infermiere mi ha buttato un pugno in faccia perché mi ero rifiutato di lasciare la stanza di Angel, roba che volevano che venissi a fare terapia e non che mi prendessi cura di lei al contrario di loro. Non mi fido assolutamente di lasciarla sola con loro. Non mi fido di loro in generale. L'hai notato vero?-

Siamo entrati nella sala e ci siamo seduti su due siede appartate.

- Notato cosa? Che siamo gli unici che finiscono sempre in punizione o in isolamento? Sì, lo avevo notato.-

Sbuffo incrociando le braccia al petto e guardando man mano la stanza riempirsi di pazienti.

- Veramente è tutto il contrario.-

Mi giro di scatto a guardarlo confusa.

- Luke, tutti gli altri sono così riempiti di pillole che non riescono nemmeno a ricordarsi il loro nome. Non hanno la forza di ribellarsi di un minimo o di dire qualcosa di sensato.-

Entra nella sala la psicologa così siamo costretti ad abbassare la voce.

- È questo il punto. Secondo te non si sono resi conto che non prendiamo regolarmente le varie pillole che ci spettano? Avrebbero potuto ucciderci, ma si limitano a punirci e poi rimetterci ognuno nella propria cella, permettendoci di partecipare alle terapie come se prima nulla fosse successo. Hai mai visto qualcuno ritornare in terapia dopo una punizione? Sai quanti pazienti sono rinchiusi nelle proprie celle da anni? Sai quanti sono impazziti sul serio? Sono solo una minima parte di tutti i pazienti del CDCP questi che vedi. Considerali quelli ancora sani. Molti ragazzi sono qui per evitare che finissero in riformatorio, altri perché pazzi lo sono davvero.-

Ascolto attentamente le parole di Luke mentre gioco freneticamente con il ciondolo della collana.

- Quindi vorresti dire che noi siamo qui per un altro motivo differente dal fatto che siamo dei malati mentali e che abbiamo evitato il riformatorio.-

Faccio le conclusioni del pensiero di Luke corrugando lo sguardo.

- Non ho mai detto che questo. Siamo criminali, assassini, pazzi, sadici, insani e questo niente e nessuno può negarlo. Ma facci caso, vieni trattata allo stesso modo in cui viene trattato un paziente normale?-

Rifletto un attimo sulla sua domanda prima di rispondere. Siamo riusciti a sopravvivere a tutte le punizioni che ci sono state date, ci siamo salvati da soli o forse ci hanno consentito di salvarci da soli?

- Ci hanno aiutato.-

Sussurro dando voce ai miei pensieri.

- Una specie, ci tollerano più che altro. Ci stanno lasciando agire liberamente, ma ci tengono in gabbia e ogni tanto ce lo fanno ricordare con qualche punizione.-

Luke passa una mano sul mento assumendo un'espressione pensierosa.

- Perché sei qui Luke?-

Gli chiedo dopo me mentre ancora la psicologa cerca di dividere due ragazze che si erano prese per i capelli.

- Perché siamo qui?-

Aggiungo poi portandomi le mano a coppa sulla faccia.

- La città aveva bisogno di sicurezza e di rassicurazione. Ci volevano qui dentro e ci siamo finiti.-

- Ci sarà dell'altro.-

Scuoto leggermente la testa non capendo.

- Oh sì che c'è dell'altro, c'è molto di più dietro.-

Luke inizia a mordersi il labbro inferiore nervosamente.
Finiamo lì la conversazione e seguiamo quel poco di terapia che era rimasta da fare per poi poter passare quell'ora e mezza liberamente in giro per la sala o in giardino prima del pranzo per poi continuare dopo del pranzo.
Luke uscendo dall'aula prima di dirigersi nella cella di Angel per controllare come stesse e per passare quel tempo con lei si gira verso di me.

- E secondo te perché sei qui Dama Rossa?-

Si ferma in cima alle prima rampa di scale in attesa della mia risposta. Poggio una mano sulla maniglia della porta e faccio forza spingendola in modo da aprirla e mentre esco rispondo alla sua domanda.

- Oh beh, ho ben 105 motivi validi. Un giorno te li racconto.-

Polpette
Ciaaaaao, si lo so che non ve lo aspettavate eheheh. L'aggiornamento più rapido della storia insomma HAHAHAHA. Coooomunque non avendo niente da fare (bugia) ho voluto scrivere un altro capitolo perché adoro ciò che mi scrivete nei commenti e vi giuro che aiutano tanto. Anche i messaggi che mi inviate in chat privata o su Snapchat o su twitter o ovunque. Quindi volevo dirvi davvero grazie, perché non ho mai pensato che questa storia o qualsiasi altra cosa io abbia scritto poteva piacere così tanto o almeno per i miei standard questo è davvero tanto, troppo. E poi io amo i vostri commenti anche quelli dove mi minacciate di morte o che avete imparato tecniche per uccidere gente a caso o che minacciate i vostri compagni con i metodi Alison, insomma vi adoro. Quindi vorrei leggere i vostri commenti ovunque, anche negativi ovvio perché non trovo cosa più bella che sapere ciò che pensate riguardo ciò che ho scritto. Vi lascio il mio Snapchat (hemmingshugme) e twitter (@angelpicarelli) dove potete anche scrivermi per una chiacchierata.
Non mi ricordo che altro dovevo dirvi.
Ciao xx

Insane || Michael CliffordDove le storie prendono vita. Scoprilo ora