Capitolo 61

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"Potrai stare con chiunque, potrai baciare chi vorrai, potrai passare momenti migliori con qualunque persona sia disposta a renderti felice ma, nonostante questo, ci sarà sempre un pensiero fisso. Cercherai di non pensarci, di distrarti in qualche modo ma, dopo tutto, penserai ancora a lui. E non importa quante ne avete passate, quanti sorrisi ti ha strappato e quante lacrime ha fatto scendere dal tuo viso, non importa. Perché queste sono cose che di rado si ripetono, e in tutte le altre persone che incontrerai troverai a tutte lo stesso difetto, loro non sono lui. E lo sai, potrai negarlo, potrai cambiare argomento e cercare di non pensarci in tutti i modi ma nel tuo profondo, anche se ti fa sentire insicura e debole, tu gli appartieni. Voi vi appartenete e in un modo o nell'altro vi ritroverete."

Kostas ci ha appena chiusa la porta in faccia. No ma io dico si puo' essere così stupidi?? Ah ma questa me la pagano! Che cazzo si sono inventati! Legarci con delle manette! Stanno fuori! Che razza di vergogna.
"Aprite!" Busso alla porta ma come temevo quelli si stanno ammazzando dal ridere.
"Fanculo, stupidi" dico tra me e me.
"Ei ci sono pure io eh!"Radja muove la mano destra per grattarsi il mento e di conseguenza alza anche la mia sinistra.
"Piano che fa male! Dai porca miseria sembriamo due deficienti!" Dico.
"Non è che lo sembriamo, lo siamo! Cosa posso fare?! Più di dirti di andare a cercare qualcuno che ci tolga ste cose non posso fare!" Dice Radja sbuffando.
"E andiamo forza!" Dico e scendo le scale tirandolo per l'altra manetta. Fa male cazzo!
"Oh aspetta! Ti ricordo che siamo legati!" Mi ricorda Radja.
"Lo so per questo voglio sbrigarmi" rispondo e andiamo verso la macchina.
"Prendiamo la mia, la tua scatoletta di tonno non mi si addice" mi dice.
"Si certo ma voglio sapere come cazzo facciamo ad entrare ora!" Sbuffi mi sto innervosendo. Invece lui no, è abbastanza tranquillo sono io forse che lo sto facendo alterare ma poco importa devo riuscire a trovare il modo per togliermi sta manetta.
"Semplice entri dal posto mio" apre lo sportello "dai su sali ti aiuto" continua.
"Non mettermi fretta!"
"Sei tu che vuoi sbrigarti eh!"
"Non ti sopporto!" Sbuffo e entro dal posto de guidatore mentre Radja allunga il braccio per permettermi di sedermi al posto di fianco. Sale anche lui e mette in moto.
"Me se spezza sto polso alla fine della giornata, so sicura!" Dico. Non so perchè me la sto prendendo tanto ma non voglio stargli così appiccicata.
Parte.
"Senti io non ci riesco a cambiare le marce ti faccio male perciò.." dice e mi prende la mano mettendola sul cambio per poi poggiarci la sua sopra. Arrossisco e per fortuna ho gli occhiali da sole che mi coprono un po'. Lui mi guarda con la coda dell'occhio l'ho sgamato. Ma non dico nulla. Sorride e cambia la marcia.
"Oh guarda c'è una macchina dei carabinieri forse ci puo' dare una mano!" Mi dice indicando la volante con la mano libera.
"Bene meno male!" Dico e lui parcheggia e fa per scendere ma gli ricordo impuntandomi che mi deve aiutare.
"Giusto" dice e mi aiuta a scendere. "Dai tra dieci minuti ci toglieremo queste cose e saremo liberi" continua.
Annuisco e ci avviamo verso il carabiniere che è appoggiato al cofano della macchina.
"Scusi" gli dice Radja "ehm.. avremmo bisogno di un favore.."
"Si ditemi" ci guarda dietro gli occhiali da sole.
Radja per tutta risposta alza il braccio e di conseguenza anche io, per fargli vedere il nostro "problema".
"Non puo' torgliercele?" Chiede il ninja.
"Avete rubato le manette??" Ci chiede allarmato.
"No!" Rispondiamo in coro.
"Beh in tal caso dovremmo andare in questura e verificare.."
"No, no!" Risponde prontamente Radja "Vede adesso le spiego... la mia compagna qua, ha dei gusti un po' strani non so se ha capito.. e quindi non sono delle vere manette ma avevano il pelo intorno solo che presi dalla foga ecco.. immagini.. non le abbiamo rubate!" Dice e rimango come una scema. Tanto che si becca una pizza sul braccio.
"Ma che cazzo dici??" Sussurro.
"Shh lasciami fare" mi risponde a bassa voce.
Ma questo è pazzo.
"Beh in tal caso le nostre chiavi non sono compatibili con queste.. mi dispiace non posso esservi utile" ci dice il carabiniere. Radja ringrazia, fa spallucce e ce ne andiamo.
"Ma che sei scemo?? Che cazzo ti sei inventato??"
"Oh avanti Sara se andavamo in questura poi sai che casino tra pettegolezzi e cazzi vari?? E poi non so neanche dove hanno preso ste cose.. se poi fossero vere nei guai ci andiamo noi!" Mi spiega.
In effetti ha ragione ma mi sono vergognata troppo. In più mi sento così a disagio in questo momento.. Me la pagheranno molto cara quelle.
"E vabbe ormai.. ci verrà in mente qualcosa" dice Radja facendo spallucce. È così tranquillo..
Camminiamo in silenzio. Ogni tanto cerchiamo di prendere strade diverse ma se ci allontaniamo più del dovuto le manette stringono e torniamo vicini. Non capisco perchè hanno fatto tutto questo..
Lo guardo ogni tanto. Mi manca. Mi è mancato in questi mesi. Edin aveva ragione. Se Radja mi avesse chiesto di partire con lui lo avrei fatto..
Mi manca come quando ti manca l'ossigeno sott'acqua.
"Sai.." Radja spezza il silenzio.
"Tempo fa un vaso, a cui tenevo molto, mi è caduto e si è rotto in mille pezzi, sono rimasto imbambolato a guardare i frammenti colorati sul pavimento, alla fine, sebbene con malinconia, ho preso una scopa e ho spazzato via tutto, il mio bel vaso è finito nella spazzatura insieme ad una parte di ricordi. Era di mia madre, mi dispiaceva.. Mi è venuto in mente il kintsugi, letteralmente "riparare con l'oro", non so se ne hai mai sentito parlare, è una pratica giapponese che consiste nell'utilizzo di oro o argento liquido per la riparazione di oggetti in ceramica, usando il metallo per saldare assieme i frammenti.
La pratica nasce dall'idea che dall'imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore.
Oggi se qualcosa si rompe siamo pronti a buttarla via senza esitazione, dobbiamo sbarazzarci di ciò che non funziona, poco importa che si tratti di un vaso regalato da un vecchio amico, di un amore, di un'amicizia o di una speranza, invece questi strani giapponesi rendono ogni oggetto un frammento di unicità, tra l'intreccio casuale e bellissimo dei solchi che si rincorrono, la crepa riempita di oro rende il vaso unico nel suo genere." dice.
Lo guardo.
"C..cosa vorresti dire??" Chiedo.
"Che anche se le cose sono rotte non bisogna per forza buttarle via, credo che quel vaso rotto sia stato più un segno del destino. Doveva rompersi per portarmi alla mente delle cose.."
"Tipo?"
"Tipo noi.. siamo rotti.. noi due intendo. Certo sbagli miei, non so se sono ancora in tempo ma potrei riaggiustare le cose rotte e come i giapponesi impreziosirle con l'oro.." mi dice.
Lo guardo. Il cuore sembra volermi uscire dal petto.
"E cosa hai pensato?" Chiedo.
"Mi manchi". Mi dice in un sussuro tanto che io mi fermo e lui di conseguenza. Non me lo aspettavo.
Penso sia questa la frase più bella che ci si possa sentir dire.
Perché il "ti amo" implica un'univocità. Io amo te. Punto. Te lo dico. Ora lo sai.
Ti puoi intenerire, ma anche preoccupare, o infastidire, o rattristare perché tu non lo provi.
Ma il "mi manchi" significa che hai lasciato un vuoto nella persona che te lo dice. E tu, solo tu, puoi riempire quel vuoto. Come un pezzo di puzzle. L'incastro perfetto che nessun altro può essere. "Mi manchi" è come "Per essere me interamente, ho bisogno che ci sia anche tu".
Lui mi guarda.
"Non vorrei dirti 'mi manchi anche tu', perchè dirti mi manchi non cambia la situazione. Dirti mi manchi non ti porta qui da me. Io voglio i tuoi occhi, il tuo sorriso, le tue parole e i tuoi abbracci.
Io voglio viverti, e che mi manchi non vorrei neanche pensarlo. L'ho pensato già troppo. Tu non dovresti mancarmi, tu dovresti esserci." rispondo.
"Eccomi, sono qui.." mi dice "non voglio starti più lontano" sorride e torno a sorridere anche io.

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