Kelly Clarkson, Run Run Run
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Oltrepassiamo decine di stanze tutte uguali, camminando senza sosta lungo i corridoi dipinti di un bianco ingiallito dal tempo e dall'umidità.
Cerco con fatica di mantenere il passo rapido di Louis, mentre lui continua a camminare, e mi chiedo se abbia idea di dove stia andando e di dove si trovi la stanza di Edgar. Trascorrono diversi minuti in cui non arriviamo da nessuna parte, e mi rendo conto che sta camminando alla cieca, spinto immagino dal nervosismo, così fermo discretamente un'infermiera mentre lui continua a camminare.
"Mi scusi, sa dirmi dove si trova Edgar Tomlinson? Dovrebbe essere arrivato da poco in ambulanza" spiego, mentre il mio sguardo si sposta continuamente dalla donna a Louis, per non perdere di vista l'uno e non risultare maleducata con l'altra.
"Stanza 105, sulla destra in fondo al corridoio C" risponde cordialmente lei, così la ringrazio e la congedo rapidamente, prima di correre dietro a Louis.
Quando riesco a raggiungerlo, gli poggio una mano sulla spalla e lui finalmente si ferma. Gli giro intorno per arrivargli di fronte, e noto che sta piangendo.
"Ehi" dico piano, cercando di calmarlo. Istintivamente lo cingo in un abbraccio e lui, dopo un'iniziale esitazione, ricambia e si lascia andare, iniziando a piangere e sfogandosi liberamente.
Dopo alcuni minuti riesce finalmente a calmarsi, così sciogliamo l'abbraccio.
"Grazie per essere qui" mormora, ancora con gli occhi arrossati.
Sembra così vulnerabile in questo momento, e sapere che per lui sono d'aiuto è rincuorante. Gli sorrido dolcemente, poi mi avvio in direzione della stanza di Edgar e lui mi segue in silenzio.
In poco tempo ci troviamo di fronte alla porta scura, identificata dalla targhetta bianca con inciso in inchiostro nero il numero '105'.
"Ti aspetto qui" dico sorridendogli.
Lui annuisce e, con la mano ancora tremante, spinge la maniglia ed entra.
Nel frattempo, vado verso alcune sedie poste in fila di fronte alle porte delle varie stanze. Sto per prendere posto su una di esse, quando qualcosa attira la mia attenzione.
Intravedo una figura sbucare da un angolo del corridoio e, quando riesco a riconoscerla, resto senza fiato.
I ricci sono arruffati sulla sua nuca e alcuni gli ricadono sulla fronte, mentre quegli occhi verde smeraldo a cui ho quasi fatto l'abitudine trovano immediatamente i miei.
E allora non so cosa mi prenda. So solo che mi volto e inizio a correre senza sosta, per mettere più distanza possibile fra me e lui. Quello che mi fa paura è che non è lui a spaventarmi, quanto invece il fatto che non vorrei davvero allontanarmi.
Non so che nome dovrei dare a questa specie di legame che sento di avere con lui, che mi spinge a desiderare che momenti come quello nel bosco, in cui mi ha mostrato quel luogo meraviglioso, durino più a lungo.
E non so come gestirlo, come liberarmene. Tutto quello che so è che più tempo trascorro insieme a lui e più questa sensazione si alimenta e si intensifica.
Mi rendo conto che alcuni medici e infermieri si sono voltati a guardarmi, ma in questo momento non mi importa.
Svolto in un angolo del corridoio e mi appoggio con la schiena al muro dietro di esso.
Ed ora che sono sola, non c'è più niente a distrarmi da tutte le domande senza risposta che lo seguono sempre come un'ombra.
Che cosa ci faceva qui? È venuto per Edgar? Come ha saputo quello che è successo? E perché mai sarebbe dovuto venire? Si conoscono? Come?
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Lost Souls | H.S.
Fanfiction«Ci sono persone a cui la morte concede un'altra possibilità.» Jane Dawson ha sofferto molto più in diciassette anni di quanto la maggior parte delle persone faccia in una vita. Il fratello è morto in un misterioso incidente, la madre ha abbandonato...
