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Paramore, The Only Exception

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La testa di Hannah copre il viso del ragazzo a cui sono attaccate le sue labbra, ma riesco comunque a vedere i suoi capelli castani alzati in un ciuffo.

E mi chiedo per quale ragione lei mi abbia mentito. Avrei provato a capire che non me ne avesse parlato se non le avessi posto la domanda. Avrebbe potuto pensare che non fosse il momento giusto, ed effettivamente neanch'io ero sicura che lo fosse.

Ma, invece, si è rifiutata appositamente di dirmi la verità, anche quando gliene ho dato la possibilità. E non posso impedire alla rabbia di farsi strada dentro di me fino ad offuscarmi la ragione.

Raggiungo la panchina a passo spedito, senza avere la minima idea di che cosa le dirò. Voglio solo che sappia che l'ho vista e che si senta male almeno la metà di come mi sento io in questo momento.

Ma, molto probabilmente, non le importerà minimamente, considerato che non si è fatta problemi a mentire su una cosa per me così importante.

Eppure, una piccola parte di me sa che ha provato a parlarmene, con quella frase lasciata in sospeso, poco prima che uscissi dal locale.

E, per quanto per lei possa essere stato difficile affrontare una perdita importante come quella della persona che ha amato per oltre due anni, e che forse almeno in parte continua ad amare, per me non è stato certo più facile. Al contrario, non c'è giorno in cui riesca a non pensare a lui, e al fatto che potevamo avere ancora così tanto tempo, che invece ci è stato strappato via improvvisamente.

Hannah interrompe il bacio e, quando i suoi occhi incontrano i miei, il suo volto sbianca di colpo.

"Jane, mi..." inizia debolmente, ma la blocco con un cenno della mano.

"Non ci provare" sputo, la voce carica di rabbia. "Non provare neanche a scusarti, hai avuto la possibilità di dirmelo ma-"

"Jane, tu non capisci" mi interrompe lei.

"Ma non l'hai fatto" continuo, ignorando il suo tentativo di intervenire.

Lei abbassa lo sguardo per un momento, poi si alza di colpo dalla panchina e mi viene incontro.

Nel suo sguardo il dispiacere e il senso di colpa sono rapidamente sostituiti dalla rabbia, mentre si avvicina finché la distanza tra di noi è ridotta a pochi centimetri.

Quando apre bocca per parlare, so già che fra le parole che mi butterà addosso non ce ne saranno certo di buone.

"Tu non capisci" dice duramente, puntando l'indice contro il mio petto. "Non hai idea di cosa significhi perdere la persona con cui pensavi che avresti passato il resto della vita, quella che hai amato più di ogni altra cosa e che mai e poi mai avresti immaginato di dover lasciar andare."

Poi sorride amaramente, scrollandosi dalla spalla la mano del ragazzo, che finora è rimasto in disparte, ed ora è in piedi dietro di lei per tentare di tirarla indietro.

Mi chiedo se sappia di Edward e chi sono io, ma il fatto che non faccia domande e non si mostri sorpreso mi lascia presupporre di sì.

"Ma certo che non lo sai, come potresti?" riprende Hannah. "Tu non hai idea di cosa si provi, non sai che cosa significa amare."

Le sue parole bruciano come fuoco sulla pelle, e indietreggio di alcuni passi, nel vano tentativo di sottrarmi al suo sguardo carico di veleno.

E, per quanto mi sforzi di mostrarmi forte e di non lasciarmi piegare dalle sue parole, so che in fondo ha ragione.

Io non ho idea di quanto abbia sofferto per la perdita di mio fratello, non so che cosa possa significare perdere l'amore della propria vita.

E non posso neanche immaginare che cosa si prova ad amare, ha ragione anche su questo.

Io fatico a considerare amica una persona, figurarsi a fidarmi a tal punto da innamorarmene.

Perché è questo che è per me l'amore: affidarsi completamente all'altra persona, con la sicurezza che non potrà farci del male e che, qualunque cosa accada, questa sia lì e non se ne vada.

"L'unica cosa che ci legava non c'è più, tuo fratello è morto, dannazione" urla ancora Hannah, ormai fuori di sé. "Quello che succede nella mia vita non ti riguarda più, io non ti devo niente."

Le sue parole mi scivolano addosso e, per quanto facciano male, non posso e non voglio crollare.

"E tu?" ribatto, ma il tono mi esce più debole e spezzato di quanto intendessi. "Che cosa ne sai tu di che cosa voglia dire vedersi portare via un fratello così?"

"Portare via" ripete lei scuotendo la testa. "Jane, nessuno te l'ha portato via, lui è semplicemente morto."

A queste parole, posso vedere il dolore attraversarle lo sguardo in un lampo, mentre la voce le trema per un momento.

Ma si riscuote immediatamente. "Per tutto questo tempo non hai fatto che attaccarti disperatamente al suo ricordo, e pur di non lasciarlo andare hai permesso che ti portasse giù."

In clinica non hanno fatto che ripetermi che non è stata mia la colpa, che la depressione è una malattia come le altre e che non dipende da me, ma, udendo le sue parole, questa mia convinzione vacilla per un istante.

In fondo, non c'è niente di falso nella sua affermazione. Io ho rifiutato di lasciar andare il suo ricordo e, pur di fare in modo che Edward continuasse in qualche modo a far parte della mia vita, ho permesso che la depressione si impossessasse della mia mente.

E so quanto la mia famiglia abbia sofferto per questo, io sono stata la causa della sua rottura. Mio padre ha dovuto affrontare anche me, come se la morte di mio fratello non fosse abbastanza per lui, e mia madre, invece, ha gettato la spugna e se n'è semplicemente andata.

"Adesso basta" sussurra il ragazzo accanto ad Hannah, dopo che i suoi occhi color nocciola hanno incrociato i miei per un momento.

Lei si volta verso di lui e, senza dire una parola, si allontana, lasciandomi sola, inchiodata in mezzo alla piazza, mentre mi sforzo di ignorare la gente nei dintorni che parla di me, sussurrando cose che non ho intenzione di conoscere.

Dopo non ho idea di quanto tempo, finalmente i miei piedi iniziano a muoversi per allontanarsi da lì e, prima che me ne renda conto, mi ritrovo a correre.

Mi fermo per prendere fiato solo quando, dopo alcuni minuti, imbocco il viale di casa mia.

Mi piego sulle mie gambe, cercando di calmare il fiatone e di tornare a respirare regolarmente.

Quando finalmente il battito del mio cuore ritorna a una frequenza normale, mi rimetto in piedi.

Sto per procedere verso la mia casa ormai vicina, ma il mio sguardo si posa sul bosco dall'altro lato della strada.

E i miei pensieri inevitabilmente vanno ad Harry. E, per quanto possa suonare assurdo e strano, il ricordo della nostra conversazione e, più in generale, il pensiero di lui, mi distrae dal male che le parole di Hannah mi hanno causato.

Prima che me ne renda conto, mi sono già inoltrata nel bosco, senza fermarmi un secondo a pensarci, temendo di cambiare idea.

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