Epilogo

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James Blunt, Goodbye My Lover

~

Scrivere questa lettera è quanto di più difficile io abbia mai fatto. Mi sento come se stessi morendo ancora una volta.

Io mi sono meritato tutto ciò che mi è successo. Non sono una brava persona, Jane. Ho trascorso un secolo crogiolandomi nell'idea che invece lo fossi, che fosse il mondo ad essere sbagliato, non adatto a contenermi, non in grado di comprendermi, ma la verità è che non è così. Non lo è, e mi dispiace.

Mi dispiace perché, se tutto quello che è successo io l'ho meritato, e l'ho fatto fino in fondo, tu no. Tutto quello che tu hai fatto è stato lasciarti amare. E, nonostante io non abbia meritato neanche te, ti ringrazio. Grazie, Jane, per avermi permesso di amarti. Sei stata la mia luce in una grotta buia, quello che ho sempre aspettato. Il mio angelo disceso all'inferno.

Io ti amo. Quello che provo per te va oltre ogni limite, oltre ogni aspettativa, oltre il mio solo controllo. Non volevo che andasse così. Non volevo che restassi coinvolta in tutto questo. Ti avrei amata senza dirtelo, l'avrei fatto in totale silenzio, e l'avrei sopportato. Eppure, ogni volta che riuscivo a convincermene, tu eri lì. Eri in questo dannato bosco, e mi cercavi, ed io non sapevo come diavolo affrontarlo.

Certe volte tentavo di allontanarti, e, anche se non potevo dirtelo, lo facevo per te. Lo facevo soltanto per te, perché fossi stato io ti avrei solo baciata. Ti avrei tenuta con me, ti avrei amato con tutto ciò che avevo, con ogni fibra del mio cuore, senza limiti. Poi, c'erano le volte in cui ti lasciavo avvicinare. Mi facevi stare bene, perciò mi lasciavo andare. Tu eri così bella, e talmente vicina, e questa è stata la mia condanna. E anche la tua.

Quando mi hai lasciato entrare, quando mi hai aperto il tuo cuore, quando ti sei concessa di mostrarti vulnerabile, io sono stato felice, perché significava che avevi fiducia in me, e non c'era cosa migliore a cui avrei potuto aspirare.

Quando mi hai baciato per la prima volta, è stato meraviglioso. Perché me l'hai dimostrato, sei riuscita a dirmi, senza usare le parole, che avevi fiducia in me. Che riuscivi a vedere la mia parte migliore.

Ma quel bacio è stato anche ridestarsi da un sogno. Quello che stava accadendo stava andando oltremisura. Ti ho detto che mi dispiaceva, quella sera, ma non è stato abbastanza.

Poi, ti ho aperto il mio cuore. Tu eri così vulnerabile, in quel momento, ed io non volevo che lo fossi per me. Perciò te l'ho detto. L'ho fatto per te, affinché tu capissi quanto eri importante, ma, prima ancora di questo, l'ho fatto per me stesso. Perché amarti era un peso, aveva ed ha tuttora un prezzo, ed io ho egoisticamente scelto di condividerlo. Ti ho detto che ti amo, ed in quel momento è stato come se la mia mente fosse entrata in una terribile lotta. Da una parte, l'immensa felicità per avertelo confessato, per aver visto il tuo sorriso, per la gioia nei tuoi occhi.

Ma, dall'altra, dall'altra c'era il senso di colpa. Quello che tuttora mi attanaglia, quello che non è mai stato abbastanza da frenarmi. Io ero già condannato, e ti ho trascinata giù con me. Quindi, mi dispiace.

Vorrei chiederti di perdonarmi, di accettare il mio dannato egoismo come umana imperfezione, di poter andare oltre a ciò che hai passato. Ma non lo farò. Io vorrei che tu mi perdonassi, Dio sa quanto lo vorrei, ma ti chiedo di non farlo. Non portarmi rancore, perché ti lacererebbe soltanto, ma, ti prego, vai avanti. Abbandona il mio ricordo e vai avanti. Vivi.

Dimenticami e vivi.

Io ti amerò, per sempre, ma tu vivi. Non commettere il mio stesso errore, e vivi. Vivi per te stessa, e per nessun altro.

Sei libera. Lo sei sempre stata.

H.S.

*

Come un eco lontano, le parole di Harry a Jane si ripetono nella mente del padre, dopo che, distrutto e in lacrime, le ha lette decine di volte, sperando di trovare una risposta, una ragione che spiegasse la scomparsa della figlia. Senza ormai niente da perdere, l'uomo siede di fronte alla tomba della figlia, posta accanto a quella del fratello, rileggendo l'iscrizione, con lo sguardo offuscato dalle lacrime.

Jane Dawson
1983 - 2001

Sei libera. Lo sei sempre stata.

Nel silenzio della sera, un leggero rumore di passi attira subito la sua attenzione. Desiste per alcuni istanti, prima di alzare lo sguardo, forse inconsciamente consapevole del fatto che non si tratta di una presenza casuale.

Quando, infine, solleva lo sguardo, non può credere ai suoi occhi. Li spalanca, dischiudendo anche la bocca, poiché era convinto che non l'avrebbe più rivista. Il suo cuore pare fare una capriola nel petto, ma l'emozione non dura che pochi istanti, venendo poi sostituita dalla razionalità.

"Mi dispiace tanto" mormora una voce femminile, incrociando il suo sguardo.

Il padre di Jane, nonostante sia toccato - non tanto dalle parole, quanto dalla sua stessa presenza, evita di sbilanciarsi. Sono tante le questioni da risolvere, tante le ragioni per cui chiedere scusa, tante le cose da sistemare. Ma c'è ancora una possibilità, si può almeno provare a sistemare quanto resta.

Per questa ragione, prima ancora di dire ogni cosa, si solleva da terra e la cinge in un abbraccio. La donna che ha amato e ancora ama, la madre dei suoi figli, è tornata.

FINE

Lost Souls | H.S.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora