Timbaland, Apologize
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Harry's POV
L'eternità è davvero molto lunga quando sei costretto a trascorrerla da solo, in un bosco sperduto in una piccola città come questa. Questo posto è maledetto, così come tutti noi che ci troviamo qui.
Quando non puoi dormire, non hai bisogno di mangiare e non hai degli impegni oppure una routine da seguire, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, ti senti più in trappola che quando sei costretto a rientrare dentro determinati schemi. Quando hai tempo pensi, e chi pensa troppo è inevitabilmente triste.
Non sono realmente solo qui e ne sono consapevole: insomma, potrei avere degli amici fra tutte le persone che si trovano qui, che sono nella mia stessa situazione e quindi possono capirmi. Ѐ che scelgo di restarmene per conto mio. Sono i legami a trattenermi qui, perciò cerco di non crearne altri.
Ma, se un giorno mi rendessi conto che da questo posto non esiste davvero via di uscita, che qualunque cosa io possa dire o fare non cambierà le cose, se anche l'ultimo granello di speranza dovesse essere spazzato via dalla mia testa, immagino che uno dei miei amici sarebbe Niall. Mi fido di lui più che di chiunque altro, qui.
Cammino senza meta fra questi alberi, che oramai dovrei considerare la mia casa, mentre cerco di riempire la mia testa con i suoni dell'esterno per non sentire i miei pensieri. Senza neanche rendermene conto, mi ritrovo nei pressi del ruscello, e immediatamente lo scrosciare dell'acqua mi distrae da qualunque altra cosa. Immagino sia questa una delle ragioni per cui amo questo posto. C'è abbastanza pace e silenzio per restare solo, ma il rumore riesce a sovrastare i miei pensieri.
Perché l'unico modo che ho trovato per tirare avanti è non pensarci. È un po' quello che fanno tutti, qui. C'è chi si distrae cercando sempre compagnia e tentando di non restare solo, chi invece organizza stupide feste e si ubriaca, e ancora chi si lascia distrarre da azioni meccaniche e da oggetti materiali. E infine ci sono io, a chiedermi in questo dannato bosco se ci sia mai stato un momento in tutta la mia vita in cui posso dire di aver vissuto per davvero.
Il fatto che in questa zona del bosco non ci sia quasi mai nessuno è un bene, soprattutto in questo posto, che è la cosa più vicina a una casa che ho da quando sono qui. Lo è anche per Jane, che, per qualche ragione che non riesco a comprendere, considera questo posto come qualcosa di bello e ci vede del positivo. Non so per quanto tutto questo potrà andare avanti, prima che lei scopra la verità e scappi a gambe levate.
La parte peggiore è che quello che temo di più non è il fatto che alla fine scopra quello che sono, quanto che apra gli occhi e si renda conto di chi sono. Ho fatto cose di cui non vado fiero in passato, di cui mi pento continuamente, il cui ricordo è vivido nella mia mente, giorno e notte, e già questo basta a tormentarmi. Ma questo non è niente, messo a confronto con la terribile eventualità che Jane lo venga a sapere e cambi idea su di me. Vedo il modo in cui mi guarda, come mi parla e quanto sussulta a ogni minimo contatto. Sento il suo cuore accelerare ogni volta che mi avvicino a lei o le parlo in un certo modo, e lo ammetto: certe volte mi diverto a provocarla, solo per vedere come reagisce e godere nel sapere che la causa sono io.
Ma so che tutto questo svanirebbe in un attimo, se solo lei mi conoscesse per davvero. Fino in fondo, a carte scoperte, senza più segreti.
Questa è la ragione per cui ho cercato a lungo di tenerla lontana da qui, dove risiedono tutti i miei demoni, ma a lei non è bastato. La sua anima è provata tanto quanto lo è la mia, ed è disposta ad appigliarsi a qualunque spiraglio di luce pur di trovare un po' di pace. Quindi, se vede la luce proprio in questo posto, ho capito che non c'è modo di tenerla lontana da qui.
Quando sento alcuni passi farsi sempre più vicini alle mie spalle, ritorno bruscamente alla realtà e mi volto per scoprire che si tratta di Grace.
"Sei qui" constata, prima di prendere posto sullo stesso tronco mozzato su cui sono seduto io.
"Come sai di questo posto?" chiedo sulla difensiva, forse un po' troppo bruscamente.
Lo ammetto, vorrei che non fosse qui. Vorrei che non conoscesse questo posto o che comunque non ci venisse. È un po' meno casa mia se ci sono altre persone a invaderne la privacy. Non so perché il fatto che vi rimanga Jane non mi dia così fastidio, ma in questo momento non importa. C'è Grace, qui, ora.
"Ho avuto il tempo di esplorare un po' da queste parti" replica lei, scrollando le spalle e sorridendo appena.
"Già."
Resisto in silenzio con lei appiccicata solo per pochi minuti, prima di decidere di alzarmi e avviarmi in direzione opposta al ruscello e a Grace.
Ma lei decide di seguirmi.
"Stai bene?" domanda alle mie spalle.
"Al solito" rispondo atono.
Abbiamo il tempo di fare pochi altri passi, prima che qualcuno mi distragga.
Riconosco subito Jane camminare davanti a noi, così accelero il passo per raggiungerla, mentre Grace continua a seguirmi in silenzio.
Ma si affretta a bloccarsi non appena intravede l'oggetto della mia attenzione. "Quella è..." inizia, ma io la interrompo istintivamente.
"Jane Dawson."
Lei annuisce perplessa, poi fa scorrere lo sguardo un paio di volte da me a lei, evidentemente indecisa se dire qualcosa o meno.
"Avanti, dillo" la incito, l'irritazione palpabile nella voce.
Lei sembra ancora un po' esitante, ma poi sospira e infine decide di parlare. "Mh... hai ancora quella foto di Elizabeth? Sai, quella che mi avevi mostrato..."
Come prevedevo, è qui che vuole andare a parare, perciò mi affretto a chiarire le cose. "Non è come pensi."
"Ma..." cerca di protestare lei, ma quello che le rispondo la zittisce completamente.
"Respira."
Nel frattempo, Jane deve essersi accorta della nostra presenza, perché si ferma e si volta verso di noi.
Quando alza lo sguardo, rimane visibilmente sorpresa alla vista di Grace al mio fianco. I suoi occhi passano rapidamente da me a lei per un paio di volte, come a volersi assicurare che siamo davvero qui.
"Io... mi dispiace" farfuglia nervosamente, poi si volta e corre via.
Istintivamente, faccio per raggiungerla, ma Grace mi prende per il braccio e mi tira indietro.
"Sul serio?" dice, aggrottando le sopracciglia e guardandomi come se fossi pazzo. E forse lo sono davvero.
"Lei è-" inizia, ma la interrompo prima che abbia il tempo di concludere la frase.
"Lo so."
"Qualunque cosa ci sia fra di voi non potrà durare per sempre, lo sai vero?" prosegue poi, cercando il mio sguardo, mentre mi trattiene ancora per le spalle.
"Lo so" ripeto.
In ogni caso, al momento non mi importa. Lei ha bisogno di me tanto quanto io ne ho di lei. Perciò mi libero dalla presa di Grace e inizio a camminare nella direzione in cui l'ho vista andare via.
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Lost Souls | H.S.
Fanfiction«Ci sono persone a cui la morte concede un'altra possibilità.» Jane Dawson ha sofferto molto più in diciassette anni di quanto la maggior parte delle persone faccia in una vita. Il fratello è morto in un misterioso incidente, la madre ha abbandonato...
