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Travis Atreo, Clean

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Quando esco dal locale, sono già le sette, e non mi capacito di come sia potuta trascorrere un'ora così velocemente.

L'aria è gelida, e inizia a soffiare un forte vento, mentre il cielo si è già scurito, ma decido comunque di andare a casa a piedi, evitando di chiamare mio padre. In fondo, sono solamente dieci minuti di tragitto.

Una volta che mi sono allontanata dal locale, le strade si fanno completamente deserte, ma non me ne stupisco, in una piccola città cone questa.

Non ho mai avuto paura di girare ad Hambledon da sola, neanche al buio, è una città abbastanza tranquilla. Non ci sono mai stati ladri, criminali né niente del genere e non è mai successo nulla di eclatante.

Eppure, quando inizio a udire alcuni rumori provenienti dal bosco dall'altra parte della strada, per qualche strana ragione, non riesco ad associarli al vento o agli animali.

Rumori di foglie secche e terriccio calpestati sembrano seguirmi e farsi sempre più vicini, mentre io accelero istintivamente il passo.

Senza neanche rendermene conto, ho iniziato a correre, e non ho la minima intenzione di fermarmi.

Anche i rumori si fanno più concitati, ed a questo punto inizio ad avere realmente paura.

L'immagine di qualcuno che mi sta seguendo inizia a prendere forma nella mia mente e, per quanto mi sforzi di impedirmelo e di continuare a correre, alla fine cedo e mi volto.

Mentre le mie gambe continuano a muoversi rapidamente lungo la strada, cerco freneticamente con lo sguardo qualunque cosa celata tra quegli alti alberi, che possa spiegare l'origine di quei rumori, ma la poca luce data solo dalla luna piena alta nel cielo lo rende più difficile.

Sono sul punto di rinunciare e voltarmi continuando a correre, quando un'ombra inizia a emergere dal fitto del bosco.

Mi blocco di colpo, ignorando la mia testa che mi urla di tornare a correre senza voltarmi indietro, e mi avvicino lentamente.

Ignoro il groppo che mi si sta formando in gola e i brividi che mi corrono lungo la schiena, e tento di mettere a fuoco l'ombra celata dal buio.

Quasi rido per tutte le paranoie che si sono sviluppate nella mia testa, quando ci riesco.

È un cervo.

Alzo gli occhi al cielo e torno a camminare, ma continuo a udire gli stessi rumori di poco fa.

Questa volta li ignoro, avendone scoperto l'artefice e, nel giro di pochi minuti, sono finalmente a casa.

Sfilo le chiavi dalla tasca e, prima di infilarle nella serratura, mi volto indietro un'ultima volta.

Le chiavi mi cadono di mano e un brivido corre lungo la mia schiena, appena lo vedo.

Le gambe iniziano a tremarmi e, per quanto voglia barricarmi in casa immediatamente, i miei piedi sono come inchiodati a terra.

Una figura è in piedi appena fuori dal bosco, e sembra che si stia muovendo nella mia direzione.

Vorrei urlare, ma dalla mia bocca non esce alcun suono.

Quando si trova abbastanza vicino da essere illuminato dalla luce flebile dell'unico lampione di questa strada, riesco finalmente a vedere il suo volto.

I capelli biondo grano sono alzati in un ciuffo, gli occhi azzurri sono fissi su di me, i lineamenti delicati lo fanno apparire tutt'altro che una minaccia.

Quando finalmente mi riscuoto dal mio stato di trance, raccolgo con uno scatto le chiavi a terra e sblocco la serratura, entrando in casa e chiudendomi rapidamente la porta alle spalle.

Bloccata la serratura con la chiave, mi avvicino alla finestra che dà sulla strada e cerco con lo sguardo quel ragazzo, ma di lui non c'è più traccia.

*

Non ho parlato a nessuno del ragazzo biondo di qualche qualche sera fa. D'altronde, che cosa avrei potuto dire? Oltre a seguirmi non ha fatto altro, anche se ne avrebbe avuto tutto il tempo, se avesse voluto. E poi non ho idea di come potrebbero rintracciarlo, basandosi soltanto sulla vaga descrizione che sarei in grado di fornire.

In più, per qualche ragione, credo che, nonostante lo spavento iniziale, la sua intenzione non era di farmi del male, e mi chiedo che cosa volesse da me.

La cosa mi ha comunque impressionata inevitabilmente, perciò, quando stamattina mio padre mi ha chiesto, come quasi ogni giorno, se volessi un passaggio per la scuola, io ho accettato di buon grado.

La giornata fra i banchi di scuola trascorre lenta e monotona, ma, prima che me ne accorga, la campanella che annuncia la fine delle lezioni è già suonata ed io sto uscendo in mezzo alla massa di studenti in divisa.

"Jane!" Sento qualcuno fare il mio nome alle mie spalle.

Mi volto e noto con piacere che si tratta di Louis.

Oggi non ho avuto nessun corso in comune con lui, quindi non ho avuto modo di vederlo.

Lo saluto con un cenno della mano e rallento, in modo che mi raggiunga accanto a me.

Lo interrompo mentre parla di una ragazza del suo corso che trova carina, quando mi ricordo di una cosa.

"Ah, Louis, ho ancora la foto del... quella che abbiamo trovato in libreria" dico. "Non mi ero accorta di averla tenuta, quando me ne sono andata l'altro giorno."

"Ah, quella..." mormora lui distrattamente.

"Sì, domani te la riporto."

Louis scuote la testa. "Sai, credo che sia meglio che la tenga tu, almeno per un po'..."

"Perché?"

"Be', sai come ha reagito mio nonno quando l'ha vista... e poi manca in libreria da qualche giorno" spiega.

In effetti, mi è parso parecchio scosso, ma non credevo che lo fosse fino a questo punto. Può darsi che l'abbia conosciuto - Harry intendo - e magari per lui è stato in qualche modo importante.

Come a leggermi nel pensiero, Louis riprende a parlare. "Non mi ha raccontato nulla su chi fosse quel ragazzo, ma immagino che lo conoscesse."

Rimaniamo in silenzio per il resto del tragitto, finché dobbiamo prendere direzioni diverse.

"D'accordo... terrò io la foto allora" dico prima di salutarlo.

"Credo sia meglio così." Annuisce e mi saluta a sua volta, sparendo poi dietro al portone che dà sugli appartamenti situati sopra la libreria.

Nel frattempo, io proseguo lungo il mio tragitto verso casa, mentre il mio stomaco inizia a brontolare per la fame.

Odio uscire da scuola all'ora di pranzo, ma odierei di più dover pranzare in mensa, perciò non posso lamentarmi.

Attraverso il centro con tutti i vari negozi, ma, quando mi trovo di fronte a una panchina su cui siedono due persone, mi blocco di colpo.

Hannah sta baciando un ragazzo.

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