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Avril Lavigne, I Love You

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Osservo Harry con occhi sbarrati, incapace di muovermi o di proferire verbo. E, mentre una parte della mia mente cerca disperatamente di associare a quelle parole un possibile diverso significato, l'altra è intenta ad osservare il rapido scorrere delle immagini e dei ricordi che ho di lui. Non ha mai detto o fatto qualcosa che potesse lasciarmi intendere che fosse capace di un atto del genere. Non posso essere stata davvero idiota al punto da valutarlo in maniera così errata.

Eppure, questa è la verità. Lui stesso me l'ha confessato. Ma come potrei mai riuscire ad associare una cosa del genere a qualcuno che ho visto così da vicino, che ho avuto modo di conoscere? Mi ha realmente fatta mai entrare completamente nel suo mondo?

"Jane..." mormora Harry, muovendo pochi passi incerti per avvicinarmisi.

"Resta lì" mormoro, il tono strozzato a causa della mia mancanza d'aria. "Ti prego..."

Harry si blocca di colpo, e sento il suo sguardo bruciare su di me, mentre il mio osserva un punto indefinito a terra.

"Hai paura?" mormora improvvisamente.

A quel punto, alzo il capo di scatto e incrocio il suo sguardo. Lo osservo per istanti interminabili, mentre cerco di chiudere gli occhi di fronte al dolore che pare incupire il verde dei suoi. Non ho intenzione di crollare ancora una volta, di affidarmi così ciecamente a una persona, soltanto sulla base di sensazioni irrazionali che fino ad ora si sono evidentemente rivelate inaffidabili.

Senza dire una parola, mi sollevo dal tronco contro cui poggiava la mia schiena, mi volto e inizio a correre, pregando che lui non mi segua. Mi pare di sentirlo chiamare il mio nome, ma lo ignoro e proseguo, tentando di ricacciare indietro le lacrime che minacciano di scendere.

Sfreccio attraverso gli alberi, udendo nient'altro che il rumore della ghiaia sotto i piedi e quello del mio respiro affannato. Procedo nonostante la vista mi si offuschi ed il cuore inizi a farmi male, mentre tento disperatamente di non lasciare che il disordine invada la mia mente.

La mia testa inizia a vorticare, mentre tutto ciò che vedo sono alberi identici fra loro. Sollevo lo sguardo, e noto che fitte chiome ricoprono il cielo, gettando il bosco in un'oscurità ancor più profonda di quella dell'esterno, dove già la scarsa luce proviene solo dalla luna.

Soltanto per un attimo, mi pare di udire alcuni passi concitati alle mie spalle, ma decido di ignorarli, forse nel profondo consapevole dell'origine di tali suoni.

Continuo a correre quasi alla cieca, non sforzandomi di tentare di orientarmi. In ogni caso, farlo mi risulta comunque molto più semplice di alcuni mesi fa, perciò riesco comunque ad imboccare il giusto tragitto per uscire da qui.

Sento il fiato corto e fatico a respirare, e non sono sicura che l'unica ragione sia da attribuire alla corsa.

Mi sono sempre sentita come se un'ombra scura, un velo od una coltre, gravasse sulla mia testa, appesantendomi questa e lo sguardo. Di un sentimento simile ci si rende conto solamente quando, anche se soltanto per un attimo, si assapora la sua assenza. Scarsi e terribilmente fugaci sono stati i momenti in cui mi sono sentita libera, felice, spensierata.

Prima di tornare in questo bosco, che credevo fosse in grado di concedermi momenti di pace e di serenità, mi rendo conto che la mia mente aveva trovato un equilibrio. Piuttosto instabile, ma comunque da considerare un buon inizio.

E mi rendo conto che avrei potuto ricominciare, se soltanto fossi stata in grado di riconoscerlo. Avrei potuto lasciarmi tutto alle spalle, ignorare le domande prive di risposta, relegarle in un angolo della mia mente e dimenticarle. Realizzare quanto ho detto al dottor Walker ha fatto in modo, anche se per poco tempo, di dissolvere quella coltre, e avrei potuto farmelo bastare.

Lost Souls | H.S.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora