Non ti ho comunque perdonato

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Stiamo tornando a Roma.
"Non ti ho perdonato" esordisco.
"Non era chiusa la questione?"
"No."
Rimane in silenzio per un pò.
"E cosa dovrei fare per farmi perdonare?"
"Cambiare."
Mi guarda storto.
"Cambiare? Come se fosse facile."
"Mi ami?"
"Più di qualsiasi cosa."
"Allora cambierai."
"E se non lo faccio?"
"Ho subito abbastanza. Sto scappando da una vita dalla mia famiglia.
Non voglio subire anche da te, l'ho sentita la tua minaccia."
Si gira, continua a guardare la strada.
Dopo quelli che sono buoni 10 minuti mi parla.
"Scusa." Sussurra, lui che sussurra non ci credo.
"Come?" Chiedo. L'ho sentito ma voglio che lo ripeta.
"Scusa Angelica."
"Mmm"
"Non ti minaccerò mai più. Mi dispiace, non voglio che stai con me solo perché pensi di non avere via d'uscita."
"In pratica è quello che mi hai fatto capire."
Lo vedo stringere il volante così tanto da far diventare le nocche bianche.
"È difficile per me.... Ma se non vorrai più stare con me lo capirò. Ti lascerò andare. Solo..."
"Solo?"
"Lasciati aiutare con tuo fratello."
"Perché?"
"Come perché?"
"Perché per tutto. Davide, mi hai esasperato da subito, e non so perché provo questi sentimenti così contrastanti con te. Dammi una spiegazione ne ho diritto."

Lo vedo mettere la freccia.
Passa nella corsia di emergenza e si ferma.
"Che fai?"
"Voglio spiegarti i miei perché."
Annuisco.

Si slaccia il polsino della camicia, è lo arrotola.
Lo vedo nervoso.
Non mi guarda. Continua a guardare la cicatrice che ha sul polso.
Una cicatrice quasi scomparsa.

"Sono cresciuto solo con mia madre, lei faceva di tutto per farmi stare bene, ma io ero quasi sempre da solo, non la rimprovero perché sapevo che lavorava fino a tardi per me. Per darmi tutto quello di cui avevo bisogno.
Ma stando sempre da solo, inizi a darti delle regole.
Non sono mai stato uno sbandato. Ho sempre avuto rispetto per quello che mi ha insegnato mia madre.
Così per aiutarla, ho iniziato ad avere tutto sotto controllo, iniziai dalle piccole cose. La spesa... le bollette...
Via via sempre di più, crescevo, crescevano le responsabilità e mia madre si affidava sempre di più a me.
Finché un giorno capii che questo controllo mi piaceva.
Ma ..."
"Ma?" Sussurro.
"Non andava bene con le ragazze. Scappavano dopo un pò."
"Direi..."
"Finché non arrivò mia cugina."
"Tua cugina?"
"Una testa calda, se sentivi odore di guai puoi anche dire che era stata lei.
Una sera si ubriacò così tanto, che dette fuoco alla casa.
La fortuna volle che i miei zii non erano in casa.
Non so come mi svegliai e vidi il fuoco dalla finestra.
Non ci pensai due volte, saltai giù corsi verso casa, buttai giù la porta e la cercai trattenendomi dal respirare il fumo.
Era sotto il tavolo, con una sigaretta vicino che aveva dato fuoco alla moquette e una bottiglia di Sambuca dall'altra parte.
L'ho trascinata fuori da quella casa."
"Questa te la sei fatta per salvare lei?" Chiedo indicando la cicatrice.
"Si una trave si era staccata dal soffitto, e mi ha preso."
"Per questo non vuoi che bevo?"
"Non mi piace vedere una ragazza che beve... forse è per questo si."
"Capisco."
"Da allora... ho aumentato il mio bisogno di controllo. Ho tagliato fuori tutte le relazioni... normali."
"Normali?"
"Fidanzate... per così dire. Ho avuto solo sottomesse."
"Mi stai dicendo che sono la tua prima ragazza?"
Sorride. "Si."
"Ahah e chiedi di sposarla alla prima?"
"Ahaha a quanto pare." La tensione si è un pò allentata.
"Angelica, sono abituato ad avere tutto sott'occhio perché è grazie a quello che sono che ho potuto costruirmi un futuro. È la mia disciplina che mi fa essere quello che sono. Sono abituato ad ottenere sempre quello che voglio. Anche a costo di diventare cattivo."
"Cattivo.... cosa mi faresti?" Ho paura della risposta ma voglio sentirla.
Sospira. "Nulla, non potrei mai, ti amo troppo."
"Mi hai minacciato però"
"Era per spaventarti. Non voglio che mi lasci, e non voglio lasciarti andare."
"Cosa hai fatto di Così cattivo?"
"Non vuoi saperlo."
"Si che voglio."
"Ho preso mia cugina, e l'ho resa .... docile ed ubbidiente come una gattina."
"Dove è adesso tua cugina?"
"Lavora per un mio albergo, è la capo cameriera del Tristar, oltre ad essere quella che ha addobbato la sala delle feste."
"Voglio conoscerla."
"Ok ... Angelica... "
"Si?"
"Se dovessi... ti lascerò andare... "
Leggo speranza e dolore nei suoi occhi.
Lo abbraccio.
"Fatti perdonare e non me ne andrò, ti amo dopotutto."
"Anch'io ti amo, ma te sei tutto il contrario di ciò che ho sempre cercato. Sei la mia piccola tempesta."
"Tempesta?"
Rido a questo paragone.
"Si la mia tempesta. E mi farai impazzire."
"Inizia a farti perdonare." Gli dico sorridendo.
"Come?"
"Ho fame e voglio le caramelle."
"Ragazzina... ok andiamo a fare scorta."
Ridiamo tutti e due.
Per la prima volta so di potermi davvero fidare. So che gli è costato tempo e sacrificio parlarmi.

Io sono (Conclusa)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora