ALEXIS' POV.
Mi sveglio avvolta dalle braccia del mio ragazzo che sta ancora dormendo. Guardo l'ora sull'orologio. 11:43.
Beh, sta notte siamo andati a dormire piuttosto tardi. Spero che mio padre non faccia domande.Resto lì, a guardarlo. Ha la bocca socchiusa e i capelli sono tutti spettinati. Metto una mano sulla sua guancia e l'accarezzo delicatamente.
Poco dopo mugola qualcosa. Senza svegliarsi si gira dall'altra parte del letto. Ridacchio e decido di alzarmi. Tiro fuori dall'armadio una maglietta corta bianca, e dei jeans beige. Faccio una doccia veloce, mi lavo i denti e mi vesto.
Quando esco lo trovo seduto, con i gomiti sulle ginocchia e le mani in viso.
"Buongiorno!" Esclamo e allo stesso tempo bussano alla porta di camera mia.
"Ale! Sei sveglia?!" La voce di mio fratello si fa sentire. Apro la porta e lui entra in accappatoio.
Appena vede Cameron sul letto va dritto verso di lui salutandolo per poi battergli il cinque.
"Buongiorno campione." Fa Cam sorridendo. Mio fratello torna davanti a me e mi schiocca un bacio.
"Papà è in casa?" Chiedo mentre Cam viene verso di me e mi schiocca un bacio anche lui. Nat scuote la testa in segno di negazione.
"È uscito con Anna. Torna per pranzo." Afferma per poi uscire.
"Vado in bagno." Fa accarezzandomi il fianco. Annuisco ed esco da camera mia per andare in cucina.
In qualche minuto preparo delle uova con bacon e delle spremute.
"Usciamo con Cameron?" Chiede Nat entrando in cucina per poi sedersi davanti al bancone. Gli metto davanti il piatto con il cibo e la spremuta.
"Se vuole si." Poggio gli altri due piatti sul bancone e mi metto anche io a mangiare in piedi davanti a lui. Poco dopo arriva anche Cam.
"Tu sei già andato in vacanza?" Chiede mio fratello con la bocca piena. Cameron annuisce.
"Ma partirò di nuovo fra due settimane." Comincia a mangiare anche lui.
"Dove?"
"Alexis non te l'ha detto?" Si mette a ridacchiare. Lo sguardo di Nat si sposta su di me.
"Partiamo in Grecia, per due settimane." Mio fratello socchiude la bocca.
"Senza di me?" Fa con quella sua vocina facendo ridere leggermente Cameron.
"Andate da soli?" Chiede poco dopo, sempre con voce leggermente triste.
"Con alcuni amici." Rispondo io finendo di mangiare. Lui mette il broncio, facendomi ridacchiare. Vado verso di lui abbracciandolo da dietro.
"Se potessi portarti con me lo farai, ma lo sai che a papà non andrebbe bene, è già tanto se mi fa andare." Accarezzo le sue braccia per poi dargli dei baci sulle sue morbide e lisce guance.
"Mh.." Risponde semplicemente.
"Quando torneremo ti porteremo allo stadio." Fa invece Cam e lui sorride. Chissà da quanto tempo non va a vedere una partita della sua squadra preferita.
"Adesso va a matterti le scarpe." Continua e il broncio che aveva prima scompare del tutto.
"Dove andiamo?" Chiede alzandosi insieme a lui.
"Al parco, ti va?" Annuisce per poi andare correndo a mettersi le scarpe. Cam invece viene verso di me. Appoggio le mani sulle sue spalle e lui sulla mia vita.
"Quando torni a Los Angeles?" Comincia a lasciarmi una scia di baci vicino alla clavicola.
"Domenica mattina."
"Un'intera settimana solo per te." Afferma fiero baciandomi la guancia.
"Che onore."
Una decina di minuti dopo siamo già fuori dal palazzo con Nat che ha in mano un pallone. Ci impieghiamo poco per arrivare al parco.
Resto lì, su una panchina, a guardarli giocare, dato che sono negata. Cameron continua a scartarlo mentre Nat ride cercando di prendergli la palla. A vedere questa scena mi viene da sorridere. Non so perchè, me lo immagino fra qualche anno, insieme al suo possibile figlio, mentre lo fa divertire. È bello vedere come riesce a far cambiare umore ai piccoli.
Poco dopo dei bambini si aggiungono ai due. Cam decide di lasciarli giocare da soli e mi raggiunge.
"Attenta che stai sbavando." Afferma sedendosi di fianco a me per poi circondarmi il corpo con le sue braccia.
"Mi stavi mangiando con gli occhi." Continua portandosi una mano al cuore.
"Beh, come fai sempre te." Dico buttando la testa all'indietro per poterlo guardare negli occhi. Invece che ribattere come al suo solito, avvicina il suo viso al mio e le nostre labbra restano a pochi millimetri di distanza.
"Lo so." Scrolla le spalle per poi unire le nostre bocche. Appoggia le sue mani sulle mie guance e comincia a mordicchiare il mio labbro inferiore. Ma si stacca di colpo quando gli arriva la palla in testa.
"Aia!" Esclama con una smorfia e ridacchio.
"Scusa!" Fa invece Nat di corsa riprendendosi la palla.
"Sei felice di andare a New York?" Chiedo dopo un pò giocherellando con le sue dita.
"L'ho sempre adorata." Risponde a bassa voce, accarezzandomi i capelli con una mano.
"Ti mancheranno le uscite a Miami?" Ridacchio.
"Dato che adesso lo potremmo fare solamente senza violare delle regole, non più come prima." Afferma facendomi ridere.
"L'unica cosa che mi mancherà più di tutto sarai te." Poggia il mento sull'incavo del mio collo e io intreccio la sua mano alla mia. Sento il suo respiro caldo sulla pelle e il suo buonissimo profumo.
"Te l'ho già detto che ti amo?" Mi giro leggermente lasciandogli dei piccoli baci sull'angolo della sua bocca.
"Uhm..dimmelo ancora." Risponde invece lui con un sorrisetto in faccia. Arriccio le labbra mentre lui aspetta le mie parole guardandomi fissa negli occhi, facendomi ridere.
"Ti amo." Dico dopo un pò.
"Anche io." Risponde soddisfatto facendomi roteare gli occhi.
Non tanto tempo dopo decidiamo di tornare a casa.
Cameron si ferma davanti al portone.
"Torno sta sera." Afferma prima di lasciarmi un bacio sulla fronte.
"A dopo." Lo saluto e lui mi lascia la mano che era intrecciata alla mia.
Saluta anche Nat per poi andarsene.
"Quando avrai intenzione di dirlo a papà?" Chiede mio fratello quando siamo in ascensore, aggrottando le sopracciglia. Mi sento come se fossi io quella piccola e lui quello grande. Per tutto questo tempo non ci avevo pensato. Mi distoglievo da alcuni miei pensieri e pensavo a stare col mio ragazzo, senza farmi venire in mente che magari anche lui sta aspettando che mi faccia avanti con mio padre. Ma anche se fosse così, negherebbe sicuramente tutto, solamente per non complicare le cose fra me e papà.
Mi guarda curvando il sopracciglio, in attesa di una mia risposta.
"Non mi guardare così." Ridacchio e per fortuna le porte dell'ascensore si aprono.
Apro il portone di casa. Papà a quanto pare non è ancora tornato.
Pochi minuti dopo però il portone viene aperto di nuovo.
"Siete usciti?" Chiede entrando in casa seguita da Anna. In mano hanno cinque cartoni di pizza.
"Si, al parco!" Esclama Nat ancora contento. Io invece comincio ad apparecchiare la tavola
"Avevo detto ad Emy di venire alle due." Sbuffa Anna guardando l'ora.
Ecco perchè le pizze sono cinque..

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Il mio fottutissimo 394
FanfictionFANFICTION (CAMERON DALLAS) Alexis è una ragazza di diciassette anni che qualche anno dopo la morte della madre viene convinta dal padre ad andare a studiare in un college a Miami per il suo ultimo anno di liceo. Lì inizia una nuova vita, non da sub...