32. Elena

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Frenò di colpo sbattendo con la schiena contro al sedile in pelle facendo stridere le ruote lungo il viale asfaltato che conduceva alla villa.
Slacciò la cintura di sicurezza ed uscì di tutta fretta. Camminò a passo svelto sfilandosi quegli odiosi tacchi alti che gettò con non curanza sul prato umido. Corse lungo la scalinata in marmo,con il respiro affanato e il cuore sull'orlo di un collasso,imbattendosi in Vittoria che era corsa fuori.

‹‹Elena›› la voce le tremava per l'agitazione. Aveva il viso sconvolto e il labbro prese a tremarle quando alzò lo sguardo puntando gli occhi alle spalle della ragazza ‹‹ la polizia, stanno arrivado!›› aprì la bocca in maniera meccanica.

Seguì lo sguardo di Vittoria e notò che le luci blu,che l'avevano accompagnata da lontano lungo tutto il tragitto, lampeggiavano al di fuori del cancello principale.

Riportò la sua attenzione su di Vittoria e notò con la coda dell'occhio Imma che se ne stava appoggiata alla porta con un espressione smarrita sul volto. Elena sospirò profondamente, accarezzò la guancia della biondina per infonderle un briciolo di coraggio e poi si rivolse alla donna per cui provava così tanta repulsione che sentiva un sapore amaro farsi spazio nella sua bocca mentre pronunciava il suo nome.
‹‹Imma, portala dentro, calmala e apri il cancello.››

‹‹Ma Michele....›› La donna non ebbe modo di poter finire la sua frase a causa dell'occhiata gelida e furiosa allo stesso tempo di Elena,che la colpì come una fucilata.

‹‹Fa come ti ho detto!›› Esclamò sistemandosi il vestito. Non era la prima volta che aveva a che fare con la polizia. Crescere nella Sanità le era stato utile e grazie a quell'ubriacone di suo padre si era fatta le ossa in situazioni come queste.

Si ricompose cercando di calmare i battiti impazziti del suo cuore. Scese le scale lentamente andando incontro alle auto blu che a sirene spiegate corsero lungo il viale.

‹‹Cos'è questo casino?›› Chiese all'uomo in divisa non appena scese dall'auto. Fece scorrere gli occhi lungo la sua figura, la divisa aderiva al suo corpo tonico e sul suo bel viso giovanile era dipinta un'aria troppo austera, così finta. Sembrava una forzatura, voleva incuderle timore, ma non sapeva che la ragazza  difronte a lui aveva fronteggiato prove ben peggiori.

‹‹Lei chi è?›› Chiese avanzando verso di Elena appoggiando la mano sull'impugnatura lucida della sua pistola.
‹‹Elena Esposito›› rispose senza distogliere lo sguardo da quello del poliziotto.
‹‹È casa sua questa?›› Chiese facendo scorrere lo sguardo sul corpo di Elena soffermandosi con un cipiglio curioso sui suoi piedi scalzi.

‹‹È casa...›› stava per rispondere, ma la voce di Vittoria arrivò alle loro spalle facendo alzare lo sguardo del poliziotto.
‹‹Amore, non posso lasciarti sola, che hai combinato stavolta?›› Elena si voltò e la osservò mentre scendeva le scale di corsa, la raggiunse e afferrò il suo viso con entrambe le mani. La baciò sulle labbra e l'abbracciò.
‹‹Non ho fatto nulla!›› Disse Elena palesemente a disagio per l'iniziativa di Vittoria.

‹‹Ci sono i ladri?›› Chiese allora allarmata rivolgendosi al ragazzo che le guardava stranito.
‹‹No!›› sbuffò ‹‹Siamo qui per Michele Savastano›› disse con una punta di disgusto nella voce.
‹‹Oh!›› sospirò Vittoria ‹‹Siete in ritardo, zio Michele è morto dieci anni fa, pace all'anima sua. Mi ha lasciato in eredità la sua villa›› affermò ed Elena le accarezzò una spalla in segno di conforto reggendole il gioco.

‹‹Ah si?›› chiese muovendosi in direzione della Lamborghini ‹‹bell'auto è sua?››
‹‹Si, vuole farsi un giro?›› Chiese spavalda Elena. La vicinanza di Vittoria la faceva sentire protetta, se lei era qui fuori Michele era certamente nei paragi.
Lui sorrise e scosse il capo  ‹‹sono in servizio, magari senza divisa, si potrebbe fare›› le fece un occhiolino e si diresse verso l'auto all'interno della quale c'era un altro poliziotto che era rimasto seduto per tutto il tempo.

Amore VendutoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora