53. Elena

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Erano trascorse due lunghe settimane dalla sera degli spari. I giorni sembravano interminabili, si sentiva come rinchiusa in una gabbia. Michele non le aveva permesso di mettere naso fuori, nemmeno per andare all'università.

Si limitava a seguire i corsi online.

Quei corsi erano diventati la sua unica valvola di sfogo, oltre alla cucina. I chili in più erano la conferma della sua nuova passione. I suoi fianchi si erano arrotondati e il sedere era come lievitato, ma finchè i vestiti le entravano ancora non aveva di che preoccuparsi.

<Pensierosa?> La sua voce la colse di sorpresa. Era così presa ad osservare il resto del mondo dalla vetrata, da non essersi accorta di lui.

<Quando mi farai uscire?> Domandò senza rivolgergli lo sguardo. Sentì il divano abbassarsi al suo fianco e si ritrovò seduta sulle sue ginocchia.

Il profumo di lui le invase le narici e improvvisamente tutta la tensione svanì all'istante. Appoggiò la fronte a quella di lui che la osservava da sotto le lunghe ciglia scure.

<Non sei felice?> Quella domandà la colpì. Rimase in silenzio. Era felice? Non lo sapeva nemmeno lei, l'unica cosa che sapeva con certezza era che la vicinanza di lui le riempiva il cuore.

<Sto bene con te,> sospirò <ma è come vivere in una prigione, non mi fai andare nemmeno all'università> si sollevò dalle sue gambe e camminò verso la vetrata.

<Non immaginavo di vivere la mia vita attraverso questo vetro...> sospirò appoggiando il palmo della mano contro alla lastra gelida.

<Non voglio tenerti rinchiusa, ma fino a che non sono sicuro che nessuno possa farti del male..>

Non aspettò che finisse, la preoccupazione nella sua voce le fece tremare il cuore. Temeva che qualcuno potesse farle del male, questo stava a significare che lui teneva a lei più di quanto immaginasse.

< So badare a me stessa...> Non terminò la frase, si ritrovò con la schiena schiacciata contro la parete di vetro. Rimase senza fiato dopo quel bacio impetuoso e carico di desiderio.

<Non accada mai più che io ritorni a casa e tu non mi accolga con un bacio.> La inchiodò alla parete con i suoi occhi scuri.
Posò le mani sulle sue spalle, le fece scorrere lungo la stoffa morbida della sua camicia.

<Come posso farmi perdonare?> Domandò con la voce roca per il desiderio, si morse il labbro umido per il bacio e lui sorrise sfacciato.

Si staccò da lei quel tanto che bastava a lasciar intendere che la desiderava in ginocchio, ai suoi piedi.

Elena si abbassò senza mai staccare i suoi occhioni color mare da quelle pozze scure come la notte. Slacciò la cintura e posò le dita sull'enorme erezione che premeva contro la stoffa dei boxer di lui.

Si leccò le labbra sicura che quel gesto lo avrebbe fatto impazzire e così fu. Immerse le dita tra le sue ciocche scure, stringendole in una coda.

<Mi fai impazzire, bambolina.> Sibilò per poi ansimare quando lei prese tra le sue labbra il membro duro.

Si riempì la bocca, assaporando quel retrogusto salato che le invase il palato. I gemiti e i sospiri di lui aumentavano quell'ondata di calore che dilagava tra le sue cosce strette.

Desiderava avere le sue mani addosso, in ogni angolo del corpo che vibrava per il desiderio.
Le strinse i capelli con più forza a mano a mano che i suoi movimenti si intensificavano.

Il modo in cui lui la desiderava e godeva per ciò che lei gli stava facendo la rese più audace. Nulla la imbarazzava e non esitò a tirarsi su e appoggiate le mani sul suo petto ansimante lo spinse in direzione del divano.

Amore VendutoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora