Lo so sono una pessima bugiarda, ma non resistevo!!!!
Allentò il nodo della cravatta gettando la sua ventiquattrore sul mobile all'ingresso.
Odiava quella valigetta, era del tutto inutile, ma gli conferiva quell'aria professionale, da vero uomo d'affari.
E lui doveva sembrare un perfetto uomo d'affari.
Nessuno in Parlamento sapeva per davvero da dove provenisse tutta la sua ricchezza. Si era spacciato per un ricco imprenditore italiano, con possedimenti di ogni genere nel sud Italia.
In parte era vero, ma la fetta più grande dei suoi profitti proveniva dallo spaccio di droga a Napoli, mentre a Budapest dai suoi night club.
Il suo nome non figurava da nessuna parte, la sua testa di legno era Simone e questo era uno dei motivi per cui si stava muovendo con cautela prima di decidere come punirlo.
Distese i muscoli delle spalle e si rilassò quando quella folata di profumo dolce, ormai familiare, lo investì.
Elena si era ambientata bene nella nuova casa, vivevano nell'attico del Párisi Udvar Hotel.
La struttura gli garantiva i pasti e la pulizia quotidiana dell'attico e questo dettaglio piacque tanto alla ragazza. L'idea di non avere una domestica tra i piedi la rese estremamente felice.
E lui moriva per quel sorriso.
Entrò nel salotto e uno spasmo lo colpì all'altezza del cuore che prese a battere con forza all'interno del petto. Inutili era ogni suo tentativo di metterlo a tacere.
Lei era lì, i capelli raccolti in un fiocco ne mettevano in evidenza il profilo perfetto che rubava la scena all'ampia vetrata che affacciava sul Ponte delle Catene.
Era assorta nella lettura di un libro da non essersi accorta che lui era lì. Tossì appena e lei si voltò nella sua direzione rivolgendogli un sorriso mozzafiato.
<Michele, sei tornato> scattò in piedi e lo raggiunse alzandosi sulle punte per baciargli dolcemente la bocca.
A lui piaceva dannatamente quel suo modo di accoglierlo in casa. Dov'era stata fino ad ora questa meravigliosa ragazza e come aveva fatto a cedere a lui?
Se lo chiedeva spesso, non gli sembrava possibile.
Si era abituato all'idea che le donne fossero oggetti con cui sfogare i propri istinti, fargli qualche regalo di tanto in tanto solo per farsi accompagnare ad eventi mondani e invece lei era riuscita ad imporsi su qualsiasi cosa.
Con una naturalezza disarmante.
<Si> sospirò avvolgendola tra le sue braccia.
A quel contatto si rilassò dimenticando ogni stanchezza della giornata. La sollevò e la baciò con possessività recuperando le ore della giornata in cui erano stati lontani.
Non sapeva se quel motore che gli faceva battere il cuore all'impazzata fosse amore, ma di una cosa era certo voleva lei. La voleva così tanto da essere quasi pronto a presentarla al suo mondo, in modo che nessuno avesse osato torcerle un solo capello.
<Vai a prepararti, ti porto in un posto...>
Sorrise felice, da quando era arrivata a Budapest non aveva messo piede fuori da quella casa. Vittoria non era ancora rientrata da Napoli e lui era stato occupato con il suo lavoro.
Osservò attentamente il suo corpo, concentrandosi più del dovuto sul suo fondoschiena, mentre scompariva nella camera da letto.
Si avvicinò al mobiletto bar e si riempì un bicchiere di rum per poi sedersi sul divano azzurro.
Bevve un sorso di quel liquido amaro ripercorrendo la sua giornata. L'ex sindaco uscente l'aveva preso sotto la sua ala di protezione e lui doveva approfittare di quella situazione per arrivare alla vittoria.
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Amore Venduto
عاطفيةVi siete mai chiesti cosa si prova a vivere una vita che non è come la volete? Ad accettare l'inaccettabile perchè qualcuno ha deciso, che per voi debba andare così? Immaginate a come possa sentirsi Elena, una ragazza napoletana, con tanti sogni nel...
