14. Elena

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Le sue dita esili strinsero con forza le lenzuola di seta morbida, schiuse le labbra in un sospiro per dare libera uscita all'aria accumulata nei polmoni.
Serrò con forza le palpebre e spinse la testa all'indietro continuando ad emettere flebili sospiri mentre la sua schiena si inarcava per andare sempre più vicina a quella fonte di calore, che avvolgente le scaldava il corpo.

Un sospiro pesante le lasciò le labbra a mano a mano che quel fuoco, che bruciava lentamente nel suo basso ventre, si propagasse in direzione del suo petto che si muoveva agitato, salendo e scendendo senza sosta.

Le sembrava di sognare, anzi ne era certa, nessuna sensazione reale che avesse conosciuto fino ad ora, poteva essere così intensa.

Nel momento stesso in cui quel calore si fece ancora più scottante, le sue cosce iniziarono a tremare e l'istinto di serrarle fu inevitabile, ma un peso le impedì di chiuderle.

Allora gli occhi, che aveva tenuto chiusi per godere appieno di quelle sensazioni, si aprirono di scatto e il soffitto bianco, a lei familiare, le si presentò difronte agli occhi.

Quella sensazione era stata frutto della sua immaginazione, ora lo sapeva...

Ma poi abbassò lo sguardo sul suo seno lasciato scoperto dall'accappatoio che ricadeva ai lati del suo corpo. I suoi capezzoli rosei e turgidi si salivano e scendevano al ritmo dei suoi respiri affannati, rivelando la testa dai capelli neri e folti che si muoveva frenetica tra le sue cosce.

Si guardò attorno confusa e notò che quel soffitto bianco l'aveva tratta in inganno, che quel pezzo di muro color del latte non apparteneva alla sua camera  da letto sicura e confortevole, ma alla tana del lupo che in questo momento si stava deliziando della sua carne.

Il pensiero della sera precedente le balzò alla mente e il calore che le scuoteva il corpo divampò in un vero e proprio incendio.

Elena cercava invano di recuperare la sua razionalità, ma la lingua di quel diavolo tentatore la confondeva, insinuandosi nella sua mente e strappandole con forza la ragione, proprio come era accaduto in quel box doccia, obbligandola a chiudere gli occhi, a lasciarsi andare a quel vortice di emozioni che le scuotevano il corpo desiderose di trovare uno spiragilio di luce.

Si aggrappò con tutte le forze alle lenzuola, per evitare di sprofondare in quel baratro senza fondo e per evitare a se stessa di immergere le dita in quella chioma morbida, così da guidarne ogni movimento in modo che la sua lingua le regalasse quel piacere che si stava affannando a rincorere.

Fu quando Michele strinse il suo clitoride tra le labbra che un urlò le lasciò la gola e il suo sapore dolce invase il palato di lui, che avido leccò via fino all'ultima goccia.

Il suo respiro affannoso le rimbombava nelle orecchie, seguito dal tamburellare incessante del suo cuore, che martellava senza sosta all'interno della sua cassa toracica.

Sospirò pesantemente prima di decidersi ad aprire gli occhi, abbassò lo sguardo in direzione di Michele ed arrossì quando riconobbe quelle iridi scure, velate di desiderio, fisse su di lei, o sul seno nudo.

<Si doc comm o zucchero> (Sei dolce come lo zucchero) sospirò sul suo pube sensibile per poi lasciarvi un bacio dolce. Si sollevò sui gomiti senza distogliere lo sguardo da lei per poi alzarsi del tutto e dirigersi in direzione del bagno.

Una volta sola sospirò amareggiata, si era lasciata andare, aveva mollato ogni forma di inibizione per lui, era caduta vittima del suo fascino, il che era un paradosso. L'uomo che più odiava al mondo era l'unico capace di farle toccare il cielo con un dito.

Sbuffò ancora una volta per poi decidersi ad alzarsi da quel letto e approfittare del fatto che lui fosse in bagno per uscire da quella stanza. Camminò a passo svelto lungo il corridoio, si infilò nella sua stanza e una volta chiusa la porta, appoggiò tutto il peso del suo corpo ad essa sentendosi finalmente sollevata.
Era al sicuro nella sua stanza, girò la chiave nella serratura e con un ampio sorriso si diresse verso le tre cucciole che tra uno sbadiglio e l'altro muovevano la coda all'unisono.

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