36. Elena

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Si sollevò dal letto e ammirò l'uomo al centro di esso. Le spalle muscolose rilassate dal sonno, le braccia possenti appoggiate al cuscino e il fondoschiena scoperto per metà dal lenzuolo azzurro.
Un brivido le percorse il corpo intero al ricordo di come l'aveva posseduta quella notte e uno spasmo le risvegliò il basso ventre.

Ma no, non poteva lasciarsi trasportare dal desiderio.

Aveva una faccenda più importante di cui occuparsi. Si infilò la maglia che lui le aveva prestato come pigiama e sgattaiolò fuori dalla sua stanza, non prima di avergli rivolto un ultimo sguardo.

Camminò svelta in direzione della sua camera, aprì la porta e si infilò dentro come una ladra. Incrociò le braccia al petto e tossì rumorosamente per attirare l'attenzione delle due ragazze che dormivano, beate e nude, nel suo letto.

Tossì ancora più forte e finalmente gli occhi azzurri di Vittoria si posarono su di lei. Sbadigliò e si guardò intorno confusa per poi sorridere imbarazzata alla vista del corpo nudo di Maria che ancora dormiva.

La colpì con il gomito e la ragazza sbandò dal sonno sollevandosi con il busto, mettendo in bella mostra il suo seno prosperoso. Elena rimase ferma nella sua posizione in attesa di ricevere una spiegazione.

«Elena, dove hai dormito?» Le chiese mortificata Maria tirandosi il lenzuolo rosa sul corpo.
«Con mio fratello» la canzonò Vittoria.
«Si, il mio letto era occupato!» Esclamò fingendo un broncio per poi ridere fragorosamente.

Si lanciò sul letto tra le due ragazze che iniziarono a farle il solletico. Maria l'accolse tra le sue braccia e lei prese ad accarezzare i capelli morbidi e setosi di Vittoria.
«Allora?»
«Cosa vuoi sapere Lena?» Chiese Maria.
«Cosa hai da dirmi?»  Chiese voltando il viso in direzione dell'amica che sorrise imbarazzata.

«Abbiamo bevuto troppo» fu la risposta di Vittoria. Maria le colpì il braccio con uno schiaffetto affettuoso e la biondina rise divertita. Quelle due stavano nascondendo qualcosa ed Elena non si sarebbe arresa facilmente.

«Ci siamo piaciute al primo sguardo» affermò Maria «ma per ora non sappiamo dare un nome a questa cosa» sospirò.

Con questa frase Maria chiarì la sua posizione. Elena frenò la sua curiosità certa che, una volta fatta chiarezza con se stessa, l'amica le avrebbe raccontato ogni cosa.

Rimasero abbracciate e felici per un tempo che sembrò lunghissimo fino a che le parole dell'amica del cuore fecero ripiombare il cuore di Elena nel baratro della tristezza.

«Chissà se ci rivedremo un giorno» sospirò accarezzandole le ciocche scure. Elena si voltò a guardarla, la tristezza negli occhi di Maria era lampante e il macigno sul suo petto era così opprimente che trovava difficile esprimersi.

Una serie di domande le affollarono la mente: Si sarebbero riviste? Sarebbero ritornati presto a Napoli o solo d'estate come era solito fare Michele?

Ma soprattutto ciò che più le straziava il petto era il senso di incertezza che aleggiava intorno al suo futuro. Non sapeva cosa l'aspettava a Budapest, non riusciva ad immaginare come sarebbe stata la sua vita laggiù e soprattutto ciò che le corrodeva l'anima era il pensiero che ben presto Michele si sarebbe stancato di lei.

Quando quel momento sarebbe giunto, che fine avrebbe fatto? Chi si sarebbe preso cura di lei? Le sue amiche sarebbero corse in suo soccorso? E Vittoria?

Non aveva la certezza di nulla e questo le faceva mancare la terra da sotto ai piedi. Sospirò e socchiuse gli occhi accoccolandosi sul petto dell'amica. L'unica cosa di cui aveva bisogno adesso e di godere di quegli ultimi istanti di felicità.
«Non ti libererai di me, Maria» affermò decisa Vittoria facendole sorridere entrambe.

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