41. Elena

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Era letteralmente fuggita via dalla saletta privata con la scusa di dover andare urgentemente in bagno.
Si era rintanata in quel posto da svariati minuti.
Sconvolta, ecco come si sentiva.

L'uomo che l'aveva tormentata durante tutta la sua permanenza a Napoli, 'che ti ha quasi stuprata' le ricordò la sua mente. Aveva una moglie e quasi due figli.

La cosa che più l'aveva turbata era stato lo sguardo di Olena, sua moglie. L'aveva guardata come se sapesse chi fosse, come se sapesse cosa avesse tentato di farle il marito. Aveva analizzato ogni centimetro del suo corpo con quegli occhi trasparenti per quanto fossero chiari.

L'aveva fatta sentire nuda e messa in soggezione. Si era sentita sporca di fronte a quello sguardo, schiacciata dalle azioni di Simone. Era come se fosse stata lei a compierle.

Si bagnò i polsi come faceva ogni volta che l'agitazione le mangiava la bocca dello stomaco. Come avrebbe fatto a stare lì con loro per l'intera serata? Le costava fatica stare in presenza di Simone e ora con la sua famiglia presente le veniva da soffocare.

Si chinò per sciacquarsi la bocca, doveva ritornare altrimenti Michele sarebbe andato a cercarla.
Si rimise in posizione eretta e incontrò un paio di occhi ,furiosi e pesantemente truccati, attraverso lo specchio.

Avanzò decisa nella sua direzione costringendola a voltarsi. Le si piazzò davanti e la osservò attentamente prima di aprire la sua bocca gonfia e dalle labbra tinte di rosso.
<Credi di essere l'unica per lui?> Le puntò un unghia finta contro.

Elena non proferì una parola, si limitò ad osservarla. Era stata da sempre abituata all'invidia delle altre compagne a scuola e di certo non la spaventava una bambola di gomma.
Sollevò il petto e non proferì parola.

<Beh ti sbagli...io sono da anni la sua preferita> incrociò le braccia sotto al seno mettendo in mostra tutta la mercanzia.
Si avvicinò di un passo a lei e la guardò da capo a piedi <Vorrei ricordarti> si portò l'indice alla bocca <che ti ha rifiutata poco fa e in mia presenza...> pronunciò quelle parole con lentezza in modo che la sua interlocutrice potesse assorbirle perfettamente.

Trattenne una risata quando gonfiò la faccia livida di rabbia. Se credeva che potesse fare la stronza con lei, si sbagliava di grosso.
< Ti farò pentire di essere venuta qui!> Sbraitò furiosa per poi girarsi di spalle e ancheggiare nervosamente verso l'uscita del bagno.

Sospirò esausta. Era la sua prima sera fuori nella nuova cittá e già le si erano presentate delle scocciature.

Ma ciò che la infastidiva più di tutto era stare in quel posto sapendo che probabilmente, lui, era andato a letto con metà delle ragazze che lavoravano in quel posto.

Si, era un pensiero patetico eppure lei ardeva di gelosia.

Camminò in direzione del palchetto guardandosi intorno. Ovunque si girasse c'erano ragazze nude che ballavano o si toccavano tra di loro mentre schiere di uomini arrapati spendevano i loro soldi gettandoli su quei palchetti.

Quel posto non aveva niente a che vedere con il club in cui aveva lavorato.

Percorse la scala che portava alla loro saletta privata. Si era riempita di uomini e alcune donne. Ma quando il suo sguardo fu catturato da quella Roxana, che si dimenava sul palchetto, provò un senso di disgusto misto a rabbia.

Perchè l'aveva portata in quel posto e perchè come intrattenitrice doveva esserci proprio quella stronza?
I suoi occhi si incontrarono con quelli di Michele, la scrutava impassibile mentre continuava a parlare, fu un attimo e lei girò i tacchi dirigendosi verso l'unico posto tranquillo: il bancone del bar.

Amore VendutoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora