49.Elena

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I suoi occhi si aprirono di colpo, un rumore la destò dal suo sonno tormentato. La porta di casa si era appena chiusa, qualcuno era entrato in casa.

Rimase immobile come una statua, ferma sul divano, osservando le luci del corridoio accendersi e dopo poco anche i led della cucina illuminarono parte del soggiorno.

Vittoria era andata via da qualche ora, il giorno successivo l'aspettava un esame importante e aveva fatto già tanto per lei.

Afferrò un cuscino e se lo trinse al petto.
Il cuore le tamburellava nella gola ad ogni passo deciso che colpiva il parquet. Il terrore che potesse essere Simone la pietrificò impedendole di muoversi. Le sue mani erano come incollate a quel cuscino e i suoi respiri agitati le bruciavano i polmoni.

Una serie di scatole comparvero sull'isola in marmo della cucina e dopo poco il volto familiare di Michele apparì nel suo campo visivo.

Il cuore iniziò a battere con ancora più forza, come se fosse impazzito. Era come se volesse scappare via dal corpo che l'aspitava per rifuggiarsi in quello di lui.

<Tesoro>, si accorse di lei e camminò nella sua direzione.Tutta l'ansia e la tensione che aveva accumulato nel corso di quella giornata straziante,all'idea che gli fosse successo chissá cosa, svanirono di colpo.

Si alzò in piedi e lo raggiunse. Aveva bisogno di bearsi del calore del suo corpo, di accertarsi che fosse davvero lui e non un sogno.

Dopo avergli allacciato le braccia al collo lo baciò con passione, lasciando che quella sensazione di sollievo si impossessasse del suo corpo, sciogliendolo come neve al sole dopo un giorno di tempesta.

Era tornato, stava bene e non gli era successo nulla di grave. Doveva essere felice di questo, invece vederlo tutto intero e bello come il sole la indispettì.

Se stava bene,perchè non aveva risposto a nessuna delle sue chiamate?

Si staccò da lui spingendolo via con forza per poi colpirlo in pieno viso, con tutta la potenza che avesse nel suo corpo esile.

Aveva passato l'intera giornata a piangere per lui, immaginando che gli fossero successe le cose più terribile e lui non si era nemmeno interessato di farle sapere che stesse bene.

<Non ti sono mancato?> Non si mosse di un centimetro, quello schiaffo per lui era stata come una carezza.
<Per niente>, arretrò sbattendo con il sedere contro alla spalliera del divano.

<Non si direbbe dalle continue telefonate>, la guardò fisso negli occhi mandandola su tutte le furie.
Davvero l'aveva detto? Le aveva appena confessato di aver visto le sue chiamate e di averla ignorata volutamente.

Un senso di delusione mescolato alla rabbia iniziò a pesarle al centro del petto. Le lacrime minacciavano di uscire come spilli appuntiti, si sentiva umiliata.

Ma no, non avrebbe pianto in sua presenza.

Stava per andare via ma lui bloccò ogni suo tentativo attirandola a se, le bloccò entrambe le braccia dietro alla schiena. Se la strinse addosso immobilizzandola con il suo corpo possente.

<Stronzo...>, sospirò alzando il viso per guardarlo meglio. L'azzittì avvolgendo le sue labbra in un bacio dolce e sensuale. Se la strinse addosso con maggiore pressione.

Provò a ribellarsi con tutta se stessa, ma la sua presa d'acciaio, rendeva vano ogni tentativo.
Gli morse la lingua in modo che lui la liberasse, ma gli provocò una risata così bella e giovanile che dovette stringere le labbra tra di loro per evitare di sorridere a sua volta.

<Sta buona e ferma,bambolina>. La sollevò senza alcuno sforzo e camminò con lei in braccio in direzione della cucina.
La depositò sul marmo gelido accanto alla pila di scatole.

Amore VendutoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora