4. Michele

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Osservava attraverso lo specchio i suoi addominali sparire a poco alla volta, coperti dalla stoffa morbida della camicia nera leggera, lasciando aperti solo i primi due bottoni, da cui spuntavano i pettorali scolpiti.

Osservò con attenzione la sua immagine riflessa in quello specchio. Non c'era niente che non andasse in lui, si ripeteva spesso che era stato fortunato, madre natura con lui non si era di certo risparmiata e a confermarlo erano la schiera di donne, che facevano carte false per averlo anche solo per una notte. E tutto questo non faceva altro che accrescere ancora di più , il suo ego già smisurato.

Amava tenersi in forma, si prendeva cura del suo corpo e della sua forma fisica, allenandosi costantemente, quasi ogni giorno. Seguiva una dieta equilibrata e per sua fortuna detestava i dolci, anzi li odiava con tutto se stesso perché gli riportavano alla mente ricordi felici ormai morti e sepolti, insieme a quello che era stato il Michele della sua infanzia.

Gli unici vizi che si concedeva erano qualche super alcolico ed il fumo. Era così dipendente dal fumo puro e semplice, aveva iniziato a tredici anni, emulando suo padre e non era riuscito più a farne a meno.

Si era sempre tenuto lontano da ciò che lui vendeva agli altri, non aveva mai toccato nemmeno un grammo di cocaina e non aveva mai accettato un tiro di canna offertogli da Simone, che al contrario ne era dipendente. Aveva visto nel corso degli anni come quella merda riduce le persone e si era sempre limitato a trarre profitto da quelle sostanze, piuttosto che piacere personale.

Scese le scale della sua villa, arrotolandosi le maniche della camicia lungo gli avambracci muscolosi e sorrise al suo amico che l'attendeva all'ingresso.
<È nuovo quello?> chiese a Simone, indicando il tatuaggio a forma di serpente, che spuntando dal colletto della polo, occupava gran parte del collo.
<Ti piace? Sono andato a farlo questa mattina> rispose l'amico con un sorriso soddisfatto sul viso.
<Troppo vistoso> commentò lui salendo in macchina, sistemandosi al lato del passeggero.
<Già..dimenticavo> affermò l'amico riferendosi all'unico e ben nascosto tatuaggio, che Michele aveva sul suo corpo.

<Gli altri sono già al locale?> chiese lui sviando quell'argomento, per evitare che l'amico gli ponesse, ancora dopo anni, la stessa e identica domanda.

<Ci stanno aspettando, Ciro mi ha già detto che il privé è pieno di figa, sicuramente non ritorneremo a casa da soli, stanotte > sospirò divertito seguito da Michele che pensandoci bene non scopava da un bel pò e questo non era affatto un bene.

Per qualche ragione sconosciuta, i suoi pensieri ritornarono ancora una volta a quella ragazza dagli occhi verdi ed i capelli scuri come la notte. Da quando l'aveva vista, con quella sua aria ingenua e quel corpo così sexy, non desiderava altro che possederla. Era arrivato addirittura a fantasticarci su, un paio di notti fa, quando per caso l'aveva riconosciuta per strada. Camminava da sola per i vicoli della città all'alba, senza timore e lui ne rimase così impressionato che l'aveva seguita con il SUV fino a fuori casa sua.

Avrebbe voluto fermarsi, farla salire in auto e portarla a casa sua, per scoparla come forse non era mai stata scopata in vita sua. Il desiderio di affondare le dita tra quei capelli profumati e di farsi spazio tra le sue cosce fino a sprofondarle dentro, lo eccitarono terribilmente. Il suo cazzo premeva contro la stoffa dei pantaloni e dovette respirare profondamente e pensare a qualcos'altro per evitare di uscire dall'auto, in quelle condizioni.

<Sei silenzioso, qualcosa ti preoccupa?> gli chiese Simone riportandolo alla realtà, facendogli un favore inconsapevolmente.
<Sto pensando al carico in viaggio da Medellín> mentì per distrarsi, non aveva nessun motivo di cui preoccuparsi, i suoi agganci all'aeroporto gli avevano assicurato che la via era spianata e a nessuno che avesse a cuore la propria vita, conveniva mentirgli o metterselo contro.

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