55. Elena

1.3K 110 19
                                        

<Mettimi giù!>
Si dimenava come una matta cercando di liberarsi da quella presa d'acciaio che le consentiva di muoversi appena.

Il buio pesto non le permetteva di mettere a fuoco la figura che la stava trascinando chissà dove, contro la sua volontà.Tutto quello che riusciva a percepire era che chi la stava portando in spalla era ben muscoloso.

<Lasciami...> Urlò ancora sbattendo i pugni contro quella schiena dura come roccia. Era così massiccio che i polsi le fecero male dopo pochi colpi. Ma non ricevette risposta, l'uomo impassibile continuava a muoversi nel buio.

Un fremito la percorse tutta e un brivido freddo le paralizzò la spina dorsale al pensiero che chiunque l'avesse presa aveva in mente qualcosa di malvagio.

Il nome di Simone iniziò ad affollarle la mente e i suoi arti si paralizzarono. Che fine aveva fatto Michele? Pensò ai peggiori scenari.
L'idea che gli avessero fatto del male le tolse qualsiasi energia e come se fosse una bambola di pezza si lasciò andare al suo destino.

< Ti sei giá arresa, Bambolina?>

Il cuore iniziò a batterle alla velocità della luce e il sangue riprese la sua corsa scorrendo impetuoso per tutto il corpo che riacquistò calore.Quella voce familiare, calda e furiosa le fece vibrare l'anima.

<Ahiii!!> Un urlo le uscì dalla gola quando la grande mano di lui le colpì la natica destra con tutta la forza.

Il suo profumo la invase tutta, come aveva fatto a non riconoscerlo? Forse la paura le aveva paralizzato ogni sua capacitá cognitiva.

<Ti sei divertita abbastanza?> Le chiese colpendo qualcosa con forza.

Socchiuse gli occhi quando d'improvviso un fascio di luce le colpì il viso. Strizzò gli occhi più volte per mettere a fuoco il posto che la circondava. Erano in un parcheggio sotterraneo, riconobbe la sua Ferrari rossa parcheggiata al centro di esso.

Non c'erano altre auto se non quella. Doveva essere il parcheggio privato del club.

Michele era sicuramente furioso. Era certa che l'avrebbe riportata a casa e chiusa in una stanza blindata. Aveva esagerato, doveva reclamare la sua libertà con metodi efficaci e poco infantili. Si era comportata come una stupida, una bambina capricciosa....

Socchiuse gli occhi quando la sua schiena colpì con forza il cofano della Ferrari, ma il dolore fu sostituito subito dall'eccitazione quando incrociò gli occhi di lui che la osservava famelico, sembrava come se volesse mangiarla.

Fece scorrere i suoi occhi lungo tutto il suo corpo più e più volte per poi afferrarle le ginocchia con forza. Le divaricò le cosce e con le dita le sfiorò la stoffa umida delle mutandine facendola sospirare profondamente.

Con la forza delle mano tirò via quel lembo di stoffa, strappandolo e gettandolo per aria.
<Mi hai fatto impazzire lo sai?> Si chinò in direzione delle sue labbra per poi avvolgerle in un bacio furioso carico di desiderio.

L'afferrò per il collo e si fece spazio tra le sue cosce. La stoffa dei pantaloni le solleticava il basso ventre rendendola ancora più vogliosa.

<Dovrei punirti nel peggiore dei modi. Hai disobbedito ai miei ordini...sei venuta qui...mezza nuda...con questa gonnellina da prostituta...> sospirò furioso sulla sua bocca stringendole aumentando la pressione delle dita intorno al suo collo.

<Hai permesso a tutti i presenti in sala di metterti gli occhi addosso. Di guardare ogni centimetro delle tue cosce e hai lasciato che immaginassero cosa si nascondesse sotto questo straccio...> Le tirò su la gonna con rabbia.

Amore VendutoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora