48. Michele

1.9K 130 52
                                        


L'odore del mare ed il fruscio rilassante delle onde sciolsero quel nodo opprimente d'ansia, che l'aveva torturato per l'intero viaggio.

Immerse i piedi nella sabbia umida e osserverò la piccola baia ormai mangiata per metà dalla marea per poi puntare lo sguardo in direzione del mare burrascoso.

Era come se si aspettasse di vederla comparire,da un momento all'altro, dall'acqua con addosso uno di quei suoi costumi striminziti che quell'estate l'avevano fatto impazzire.

Aveva evitato di pensare a lei per tutto il tragitto, ma nel momento stesso in cui il suo jet privato era atterrato a Napoli,l'aveva investito come una valanga.

Aveva contaminato ogni angolo di quel posto con la sua bellezza, in quella villa tutto gli parlava di lei. Aveva addirittura controllato come stessero i fiori che aveva piantato con Gennaro, quelli viola che le piacevano tanto.

Infilò le mani nelle tasche del pantalone e salì per la scala che lo riportava al giardino.
Tonino era in ritardo.
Ad ogni passo che compiva era come camminare sui carboni ardenti, sembrava un condannato a morte costretto a raggiungere a piedi il suo patibolo in attesa che giungesse la sua ora.

Aveva bisogno di trovare conforto. Percorse il giardino dirigendosi dall'unica donna che gli aveva trasmesso nel corso dei suoi anni senso di protezione e tranquillità.

Con il palmo della mano colpì tre volte le sbarre di ferro. Tre rintocchi era il loro richiamo personale. Sorrise quando la vide spuntare con il suo manto scuro,bella e maestosa,dalla fitta vegetazione. Curare il suo habitat gli era costato soldi e fatica, ma avrebbe fatto di tutto per lei.

Più volte era stato tentato dal pensiero di rimetterla in libertà, ma era certo che da sola non sarebbe sopravvisuta a lungo. L'aveva cresciuta ed educata con affetto. Non avrebbe superato nessuna delle difficoltá esterne, o forse si illudeva che fosse così per alleviare il suo senso di colpa nel vederla rinchiusa tra quelle sbarre.

Aprì il cancello e lei abbassò il capo per farsi accarezzare prima di lanciarsi come sempre su di lui facendolo cadere a terra.

<Mi sei mancata anche tu>, le accarezzò il muso e lei socchiuse gli occhi facendo le fusa come un docile gattino.

Rimase in silenzio seduto a terra con le spalle appoggiate al tronco di un albero e lei se ne stava distesa a pancia all'aria con la testa poggiata sulle sue gambe.

Amava quell'animale con tutto se stesso, per lui era quanto di più vicino potesse esistere alla figura materna. Poteva sembrare assurdo, vista da fuori quella situazione aveva del surreale, ma lui era a conoscenza di quanto Tera fosse stata importante nel corso degli ultimi anni.

Si incontravano poco, ma quando si rivedevano era come se non fosse passato un solo giorno. Tutto era rimasto identico a venti anni fa.

<Michele.>

La bestia scattò in piedi avvicinandosi minacciosa al cancello di ferro. Tutta la tranquillitá e quel senso di conforto lo abbandonarono immediatamente alla vista di Tonino.

<Buona,bella>, la richiamò a se per permettergli di uscire dalla gabbia senza problemi <tornerò più tardi> sussurrò accarezzandole il capo con dolcezza.

Chiuse il cancello e si incamminò verso Tonino che lo guardava con aria imbarazzata. In quel momento desiderò essere al suo posto, voleva essere lui quello a conoscenza di un qualcosa che avrebbe potuto distruggera la vita di una persona senza colpirlo direttamente.

Ma ahimè, quel triste destino era stato scritto proprio per lui.

Camminarono in silenzio verso la villa, come se fossero due estranei. Quella tensione che c'era tra loro, la mortificazione dipinta sul volto di Tonino non lasciavano presagire nulla di buono.

Amore VendutoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora