46. Elena

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Avrebbe voluto dirgli subito cosa fosse accaduto in quel bagno. Ma non l'aveva mai visto così allegro. Vittoria le aveva tradotto parola per parola tutte le belle parole che la lista del suo partito gli aveva riservato a quell'incontro.

Era come se nessuno in quel posto sapesse realmente chi fosse. Per quelle persone lui era nient'altro che un ricco imprenditore, coinvolto in attività benefiche. Un paladino dei deboli che aveva a cuore le sorti della parte povera di Budapest.

In quella sala erano solo  in tre a sapere  chi fosse per davvero quel ragazzo dall'aspetto di un angelo ma dall'animo di un demone.

Eppure l'unica cosa che realmente le pesava era vedere tutte quelle donne, perfette e bellissime, pendere dalle sue labbra. Lo guardavano come se fosse un piatto succulento, una pietanza deliziosa su cui erano pronte a lanciarsi come affamate.

E questo la infastidiva, riempiendola di dubbi. Il pensiero che lui potesse fare con loro quello che faceva con lei, la gettava nello sconforto più totale.

In fin dei conti condividevano la stessa casa perchè non c'era alternativa. Forse anche con lei era stato smosso dalla sua indole di paladino dei più deboli? L'aveva vista in difficoltà e l'aveva salvata per ripulire quel briciolo di coscienza che gli rimaneva?

Lei era un atto di pietà.

Se non fosse stata così bella, probabilmente non l'avrebbe nemmeno notata e l'avrebbe lasciata in balia di Simone.

Era così intenta ad arrovellarsi la mente da non essersi accorta di lui fino a che una mano grande  le si posò su una guancia e una bocca dalle labbra morbide si avvolse alla sua in un bacio dolce.

La stava baciando in una sala gremita di gente, la stava baciando in presenza del suo partito, della stampa e di tutte quelle donne in calore.

Stava baciando lei...la ragazza del rione Sanità che si era ritrovata in mezzo a quella gente perchè a portarcela era stato lui, perchè era stato proprio lui a volerla lì con se.

La baciò con dolcezza, per poi staccarsi da lei bruscamente. Quando riaprì gli occhi, aggrottò la fronte incenerendo con lo sguardo la donna che le aveva letteralmente strappato Michele dalle braccia.

Teneva una mano appoggiata al suo avambraccio mentre parlava in una lingua incomprensibile e sorrideva come un'oca.

Si voltò di lato e notò che Simone la stava guardando. Aveva un ghigno divertito sul viso, sapeva bene cosa voleva significare quello sguardo. Le stava facendo capire che era una povera illusa. Ma non si lasciò abbattere da quella provocazione anzi, si mosse in avanti facendo scorrere il braccio lungo la schiena muscolosa di Michele.

Appoggiò il viso sul suo petto e lui l'avvolse con un braccio.
<Non mi presenti la tua amica?> Mise fine al loro dialogo.
Inclinò la testa di lato e l'osservò con uno sguarda affascinato < Bambolina...non sarai mica gelosa?> Trattenne una risata.

Sfilò via il braccio,ma lui la strinse con ancora più forza a se. Parlò a quella donna che concentrò tutta la sua attenzione su di lei, la squadrò da capo a piedi e le sorrise dicendo qualcosa di incomprensibile.

<Che le hai detto?>
<Che sei la mia compagna>, sciolse la presa dal suo braccio e la lasciò lì. L'osservò mentre si allontanava per parlare con un paio di uomini.
Cosa?

<Questi uomini...> Olena l'affiancò cogliendola di sorpresa <ce ne stiamo qui ad aspettare che ci notino, che si accorgano che esistiamo>, si massaggiò il pancione.
<Credo che ciò che manchi a loro sia la sensibilità tipica di noi donne. Noi ci capiamo, sappiamo quali sono i nostri bisogni, conosciamo alla perfezione ciò che abbiamo dentro...Siamo come due facce identiche della stessa medaglia, qualcosa di perfetto...> La guardò con intensità riempindole le palle di brividi.

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