Stava urlando come un'ossessa, era furiosa.
La gola le bruciava e la testa sembrava sul punto di scoppiarle.Si passò le mani tra i capelli stringendoli con forza, era esasperata.
Le scuse che Maria le stava accampando la mandavano fuori di testa. Come aveva potuto farle una cosa del genere? Suo padre era andato fin laggiù per ucciderla e a consegnargliela era stata la sua migliore amica.
<Elena ti prego....> L'amica singhiozzava disperata. Ma non c'era pietà nell'animo di Elena, non quando c'era di mezzo la sua stessa esistenza.
<Lascia che ti spieghi!> Singhiozzò tentando di riparare al danno che aveva commesso ma Elena non ne voleva sapere.
Dopo aver umiliato la sua amica come se fosse un'estranea, come se fosse una sua nemica, lanciò il telefono sul letto e si lasciò cadere lungo la parete.
Era sfinita, distrutta, si sentiva vuota e rotta in mille pezzi. Si rannicchiò tirando le ginocchia al petto e socchiuse gli occhi. Il viso di suo padre le tornò in mente, vederlo inerme, immerso in una pozza di sangue e privo di vita non la turbò affatto.
Odiava quell'uomo e si meritava la brutta fine che aveva fatto. Era una persona orribile, un essere immondo e ignobile. Socchiuse gli occhi e li riaprì quando un respiro bollente le solleticò il viso.
Era Persefone la sua cucciolona preferita. Sorrise flebilmente e le grattò il capo con le dita godendo dell'espressione beata del cane. In un certo senso la invidiava, le bastavano due coccole e del cibo per vivere felice.
Si sdraiò sul pavimento al fianco della cucciola e crollò addormentata.
Quando riaprì gli occhi fuori si era fatto buio e il pavimento di legno si era trasformato in qualcosa di soffice e profumato. Si stiracchiò rilassando i muscoli intorpiditi.
Qualcuno l'aveva messa a letto, si voltò certa di incontrare l'unica ragione dei suoi sorrisi, ma trovò le tre cagnoline addormentate. Sollevò il busto e si guardò attorno, era tutto buio ma dalla porta del bagno una flebile luce si rifletteva sul pavimento.
Si alzò e in punta di piedi camminò in direzione del bagno. Quando aprì la porta una nuvola di vapore l'avvolse e il cuore prese a batterle all'impazzata.
Immerso nell'enorme vasca in marmo nero posta al centro della stanza da bagno c'era Michele. Aveva gli occhi chiusi e la testa piegata all'indietro. Il suo petto muscoloso imperlato dalle goccioline d'acqua era uno spettacolo mozzafiato e la sua espressione rilassato lo rendeva così sensuale.
Si appoggiò alla porta e si morse un labbro godendosi quello spettacolo.
<Perchè non mi raggiungi?> Domandò senza aprire gli occhi. Il suo tono di voce caldo e profondo le arrivò dritto al basso ventre rempiendola di brividi incontrollabili.
Si avvicinò piano facendo scorrere le dita lungo il bordo della vasca ammirando ancora per un pò quella meraviglia che le si presentava dinanzi agli occhi.
Si morse il labbro per poi ritovarsi improvvisamente immersa nell'acqua calda con tutti i vestiti. Il profumo di menta le invase le narici mentre Michele la liberava del pigiama ormai zuppo d'acqua.
Una risata profonda le uscì dalla gola.
<Tu sei pazzo...>
<Ci stavi mettendo troppo...>
<Mi stavo solo godendo lo spettacolo...> Soffocò una risata quando lui le afferrò i fianchi facendole il solletico.
<Mi mancava sentirti ridere,> sospirò rigirandosela tra le braccia, la sistemò con la schiena sul suo petto cingendole la vita con le sue braccia. Le baciò la tempia con delicatezza <ti senti un pò meglio?>
STAI LEGGENDO
Amore Venduto
RomanceVi siete mai chiesti cosa si prova a vivere una vita che non è come la volete? Ad accettare l'inaccettabile perchè qualcuno ha deciso, che per voi debba andare così? Immaginate a come possa sentirsi Elena, una ragazza napoletana, con tanti sogni nel...
