19. Elena

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Spalancò le labbra e osservò con stupore quel palazzo galleggiante che se ne stava fermo a largo del porto di Nisida. Nella sua vita non aveva mai visto niente del genere ne aveva mai immaginato di salirci un giorno, eppure in quel momento era seduta su un gommone che la stava portando proprio su quello yacht.

<Arriveremo a Capri in meno di un'ora> affermò elettrizzata Vittoria che occupava un posto affianco a lei sul gommone che dal porto li aveva traghettati in alto mare.

Aveva le dita intorpidite, per tutto il tempo era stata attaccata ad un palo di ferro, il mare le metteva una paura tremenda. Quel blu così scuro da non consentire di vedere il fondale marino le faceva accapponare la pelle.

Non sapere cosa ci fosse sotto di lei, le metteva  addosso un'ansia terribile e ogni volta che con le sue amiche aveva provato a fare una nuotata spingendosi a largo, finiva sempre con lei che ritornava indietro aspettandole a riva, poco prima delle boe di sicurezza.

Quando il gommone si fermò a poppa dello yacht, tirò un sospiro di sollievo. Se da lontano sembrava un palazzo galleggiante, da vicino l'imbarcazione era mostruosa. Riuscì a contare ben quattro piani prima che il suo sguardo si spostasse in direzione di due uomini,vestiti in maniera impeccabile, che facevano paura per quanto erano alti e ben piazzati.

Saltarono sul gommone con una facilità disarmante e dopo aver salutato Michele con riverenza raccolsero i loro bagagli e li aiutarono a salire a bordo.
Quando poggiò i piedi sul pavimento in legno tirò un ulteriore sospiro di sollievo, niente ballava come si era immaginata, anzi era tutto stabile e se non fosse stato per il rumore delle piccole onde,che si scontravano contro gli enormi parabordi, le sarebbe sembrato di essere a casa.

Il suo sguardo saettò sull'enorme ed imponente nome scritto in corsivo che illuminava lo spazio, di colore grigio scuro, posto tra due scalette rivestite in legno: "Marisa".

Chi era Marisa? Perchè non aveva mai sentito parlare di lei? Alla villa l'unica donna che aveva visto era stata sempre e solo Imma. Un sapore amaro le invase il palato all'idea che quello poteva essere il nome della donna amata da Michele.

Una mano si avvolse alla sua distogliendola da quel pensiero e non ci mise molto a capire chi fosse quando una chioma bionda le svolazzò avanti agli occhi trascinandola con se su per quelle scale.
<Ti faccio fare un giro dello yacht e poi ti porto nella tua cabina> disse voltandosi quel tanto che bastava per mostrare il suo sorriso.

Cosa aveva da sorridere? Era snervante. Ogni volta che posava gli occhi su di lei aveva quel sorriso stampato sulle labbra. La odiava per quella sua allegria dilagante, per quella gioia incontenibile che sprizzava da ogni singolo poro. Ma era ben consapevole che in cuor suo  la sua era solo invidia. Avrebbe voluto, con tutta se stessa, sentirsi così leggera e spensierata da vivere ogni istante della sua vita con il sorriso sulla bocca.

<Questo è il salottino esterno> si bloccò al centro di quello che era tutto fuorchè un salottino. Un divano rosso tappezzato di cuscini a righe bianchi e rossi occupava l'intera ala sinistra dell'imbarcazione, mentre sulla destra c'era un enorme tavolo in legno circondato da otto sedie dello stesso materiale <qui è dove faremo colazione. Immagina l'odore del mare, un buon caffè e Capri come sfondo. Ah l'Italia quanto mi è mancata> sospirò poi Vittoria riprendendo la sua corsa verso l'interno dello yacht.

L'Italia le era mancata, quel dettaglio arrivò forte e chiaro alle orecchie  di Elena e la curiosità prese il sopravvento.
Una volta entrata nella gigantesca stanza dove ogni centimetro traboccava lusso e sfarzo si avvicinò a Vittoria e le chiese < perchè ti è mancata l'Italia?>
<Perchè io vivo a Budapest insieme a mia mamma> affermò inarcando un sopracciglio <Michele non ti ha mai parlato di me?> incrociò le braccia al petto mettendo un finto broncio.

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