Il cuore le batteva all'impazzata e l'ansia le stava letteralmente divorando la bocca dello stomaco ad ogni passo che compiva sul pavimento lucido del vecchio e imponente edificio.
Aveva il timore di inciampare sui suoi passi e cadere per terra a furia di tenere la testa per aria.
L'edificio che ospitava la facoltà di architettura era antico, ma tenuta benissimo. Era come se il tempo si fosse fermato in quello spazio, non c'era una crepa a deturpare gli affreschi che impreziosivano le alte pareti, ne una spaccatura sulle colonne di marmo.
Era tutto bellissimo, tutto perfetto e l'idea che da li a poco si sarebbe seduta in una vera aula universitaria la rendeva euforica.
Strizzò il braccio di Christoph, la sua guida in quella nuova esperienza. Avevano legato dal primo istante che si erano incontrati, c'era stata subito sintonia e questo aveva destato non poca noia a Michele,che dal canto suo l'avrebbe fatto fuori volentieri dal suo cammino.
Ma lui era fondamentale, sarebbe stata la sua spalla e il suo lasciapassare per quella nuova esperienza.
Ma nonostante l'appoggio di Christoph, inciampò sbattendogli addosso. Arrossì quando gli occhi azzurri del ragazzo si puntarono nei suoi.
<Stai bene?> Le chiese dopo averla aiutata a sistemarsi.
<Si. Questo posto è incantevole>, sospirò sistemandosi la giacca.
< Dopo la lezione di storia dell'arte, cambierai idea.> Rise di gusto trascinandosela dietro per l'enorme corridoio.
Cosa voleva dire? Un senso di angoscia le invase il petto, ma non potè fermarsi a pensare che si ritrovò seduta su una panca in legno massiccio con avanti un piano di scrittura rivestito di pelle rossa e logorata dal tempo.
L'aula era piccola ma ben illuminata e i banchi erano lunghi e sembravano accerchiare la cattedra posta su un piano rialzato del medesimo legno.
Girato di spalle un uomo bassino dai capelli brizzolati stava scrivendo qualcosa sull'enorme lavagna.
<Cosa sono quei segni?> Sussurrò appena, l'aula era così silenziosa, seppur piena di studenti, che aveva timore che il professore potesse sentirla.
<Sono geroglifici>, sorrise lui.
<Geroglifici?>
<Si, gli egiziani sono gli avi dell'architettura. Conosci le piramidi? Sai quei coni rovesciati..> Sorrise beccandosi una gomitata nel fianco.
Partecipare a quelle lezioni l'aveva fatta sentire così felice. Aveva seguito la spiegazione del professore senza distrarsi un attimo, aveva preso una montagna di appunti e Christoph l'aveva presentata alla sua cerchia di amici.
Si sentiva una ragazza comune, tra persone comuni. Almeno in quel luogo lei poteva sentirsi normale.
<Allora sei dei nostri giovedì, Elena?> La voce del ragazzo la distolse dai suoi pensieri. I suoi nuovi amici, se così poteva definirli, l'avevano invitata ad una festa, ma lei già sapeva in cuor suo che avrebbe dovuto declinare quell'invito.
Per quanto Michele le lasciasse i suoi spazi, il solo pensiero di saperla con Christoph l'avrebbe fatto letteralmente impazzire.
<Passo per questa volta>, affermò scendendo le scale appoggiata al suo braccio.
Alzò lo sguardo in cerca del SUV che ogni giorno alla fine delle lezioni era pronto a riportarla a casa e il cuore le si strozzò totalmente.
Lo sguardo di Michele sembrava bruciarle addosso, i suoi occhi saettavano dal viso di lei al braccio intrecciato attorno a quello di Christoph.
Si affrettò a scogliere quella presa come se si fosse scottata, ma la gioia che provava nel vederlo lì, spazzò via ogni paura.
Salutò l'amico e scese le scale a passo svelto.
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Amore Venduto
RomanceVi siete mai chiesti cosa si prova a vivere una vita che non è come la volete? Ad accettare l'inaccettabile perchè qualcuno ha deciso, che per voi debba andare così? Immaginate a come possa sentirsi Elena, una ragazza napoletana, con tanti sogni nel...
