Capitolo 7 - parte 1

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L'auto scura attraversa un massiccio cancello in ferro battuto per poi fermarsi in un largo spiazzale situato difronte l'ingresso principale di una villa in stile moderno.

Me la immaginavo più grande più ...

I subordinati che attendono l'arrivo del loro capo e del suo ospite si posizionano di fianco le due portiere che vengono aperte quasi all'unisono.

Kamol cammina seguendo il profilo della vettura fino a raggiungere l'altra apertura per poi chinarsi e guardare nell'abitacolo:

"Cosa c'è ora? Hai cambiato nuovamente idea? Non farti venire a prendere Kim."

Il fatto che ti abbia seguito non vuol dire che ora tu possa trattarmi come un oggetto di tua proprietà.

Borbotta un Kim imbronciato che uscito dall'auto si ferma un passo aventi a Kamol il quale gli pone una mano dietro la schiena per condurlo.

Entrati in casa entrambi vengono salutati con riverenza dal personale, alcuni di loro sono ormai volti noti a Kim: uno è sicuramente il ragazzo che si è presentato al suo ufficio il giorno prima e qualche altro lo ha già incrociato ma non ricorda in che circostanza.

Tutta quella deferenza fa aumentare la frustrazione e l'imbarazzo di Kim per la situazione in cui si è cacciato.

"Noi andiamo di sopra a riposare, domani penseremo alle presentazioni, per ora avvisa solo che abbiamo un ospite in casa".

Kamol si rivolge a quello che deve essere il suo braccio destro e che Kim ha imparato a riconoscere, il suo nome è Kom.

"Kuhnkrab".

I due salgono una scalinata che conduce al secondo piano e si fermano davanti ad una porta, quando l'uomo più grande la apre Kim capisce subito che non si tratta di una camera per gli ospiti.

La stanza è ampia e ha una forma leggermente rettangolare, la porta di ingresso si trova sul lato lungo nella estremità più a sinistra, alla sua destra si trova una postazione da lavoro seguita da una piccola libreria, procedendo in senso antiorario si incontra la porta che conduce alla stanza da bagno privata ed un un letto ad una piazza e mezza. 

La parete parallela a quella dove si trovano i due uomini è completamente occupata nella parte bassa da un mobile dalle linee nette alto non più di 90 cm sovrastato da una finestra altrettanto ampia, difronte il letto è posizionato un armadio a tre doppie ante.

I toni freddi della camera fanno tornare in mente a Kim la sua casa di cui ora sente la mancanza.

Kamol entra e si siede sul letto tirando a se Kim.

"Non dormirò qui con te, ho bisogno di una stanza tutta mia, in fin dei conti sono tuo ospite!".

"Non sei un ospite qui Kim, tu sei ... be puoi considerare questa anche casa tua se vuoi".

Kim alza un sopracciglio non contento di quella spiegazione ma Kamol è sfinito e non vuole  intraprendere una nuova battaglia con quel piccolo testardo inoltre non è del tutto lucido e ha paura di dire o fare qualcosa di sbagliato.

"Kim sono veramente stanco, ho dovuto correre per sbrigare le mie faccende in Korea per poi ritorna in Thailandia prima del previsto."

Kamol non fa nessun accenno al fatto che la causa di tutto quel trambusto sia proprio la persona che ora lo scruta attentamente.

"Credo che possiamo rimandare la discussione sulla definizione del nostro rapporto in un altro momento, non credi? Alla fine dei conti hai accettato di venire qui per conoscerci meglio".

Kamol stringe a se il ragazzo che gli è seduto in grembo appoggiando la guancia sul suo petto sperando che quell'abbraccio gli faccia capire quale è il posto che lui occupa nel suo cuore; dopo alcuni minuti Kim si rende conto che l'uomo si è addormentato profondamente così lo spoglia e lo infila sotto le coperte; in fin dei conti anche Kamol si era preso cura di lui in passato.

Unforgotten night (a modo mio)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora