Capitolo 5

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Sono stesa sul letto a guardare il vuoto da circa due ore da quando sono tornata a casa.

Non riesco a dormire, perché ogni volta che chiudo gli occhi mi vengano in mente le parole di Nicolò.

E la cosa che mi faceva più male è che... erano vere.

Sono sempre stata la bambina un po' odiata da tutti per il suo caratteraccio.

Da piccola staccavo le teste delle bambole delle mie compagne di asilo, e poi mia mamma e mio papà si chiedevano il perché non avessi amiche...

Sono riuscita ad avere delle amiche che mi accettano per quello che sono... e pensavo di aver trovato anche un amico che mi accettasse per quello che sono.

Mi sbagliavo.

Ho visto nei suoi occhi la delusione più totale, e odiavo questa cosa.

Odio non riuscirmi a controllare.
Odio aver fatto quello che ho fatto.
Odio questa cazzo di vita!

Mi alzo di scatto e dopo essermi vestita esco di casa e sapevo precisamente dove andare.
Vado a sistemare le cose con il mio migliore amico.

Arrivo sotto casa sua e inizio a chiamarlo, chiamate di cui non mi degna una risposta.

Erano quasi le sette di mattina ma ero sicura che Nicolò non stava dormendo.

Infatti, dopo la terza chiamata mi risponde.

«Che cazzo vuoi?» domanda scorbutico.

«Scendi. Sono sotto casa tua» attacco senza poter sentire la sua risposta.

Dopo cinque minuti lo vedo uscire dal portone. Mi avvicino a lui ma si scansa da me.

«Che cosa vuoi Elizabeth? Che sei venuta a fare qua?» sbuffa a braccia conserte.

«A scusarmi» fa per rientrare dentro il portone ma lo prendo per il braccio facendolo voltare verso di me.

«È che lo sai come sono fatta... Alice mi ha tirato uno schiaffo e ci siamo iniziate a picchiare, però poi mi è venuto un attacco d'ira e non sono riuscita a controllarlo, scusami veramente» guardo per terra.

«Scusami Nico. Scusami per tutto quanto» ripeto per poi scoppiare a piangere davanti a lui.

Rimane in silenzio senza fare nulla.

«Non pensavo quello che ti ho detto poco fa» prende parola e lo guardo asciugandomi le lacrime.

«Scusami tu» guarda in basso.
E senza pensarci due volte lo abbraccio.

«Ti voglio bene.» dico singhiozzando.

«Si. Ciao Beth» evita di rispondermi e mi saluta. Ricambio e ritorno a casa.

Avevo "chiarito" con Nicolò ma non era abbastanza, quelle parole rimbombavano nella mia testa continuamente.

Ma finalmente, metto i pensieri da parte e riesco ad addormentarmi.

-

«Elizabeth svegliati!» irrompe mio fratello in camera andando a spalancare tutte le tende, facendo filtrare la luce del sole proprio nei miei occhi.

Incapable of LovingDove le storie prendono vita. Scoprilo ora