«Resti a dormire qua?» domanda Alessandro mentre mi guardava rimettermi le mutandine che mi aveva tolto poco prima.
«Si va bene» annuisco e mi stendo sopra di lui mentre mi accarezzava i capelli.
«Ti posso fare una domanda? Non sei obbligato a rispondere» mi siedo sopra di lui, annuisce e mette il braccio dietro la testa per reggersi.
«Dove è tuo padre?» non è una domanda da fare e ne sono consapevole, però sono fin troppo curiosa.
Si alza in piedi facendomi togliere da sopra di lui e dopo essersi messo le mutande apre bocca per rispondere, ma la richiude subito.
«No scusami per la domanda. Dai parliamo di altro» dico ma scuote la testa.
«Mio padre è un uomo di merda. Si ubriacava e si drogava, e ogni sera picchiava mia madre, me e a volte i miei fratelli.» si ferma.
«Era pieno di debiti con persone di merda e quando lui non c'era in casa, picchiavano noi» continua.
«Quando mamma l'ha denunciato ed è stata applicata un'ordinanza restrittiva, sono iniziati i problemi.» si siede nel letto e mi avvicino a lui per poi mettergli una mano nella spalla.
«La casa era troppo costosa e io e i miei nonni siamo venuti via da Napoli e ci siamo stabiliti qua nelle case popolari. Nonostante mia mamma si faccia il culo ogni giorno, riesce a stare dietro a noi tre. Però mio padre mi manca, cioè, mi manca il lui prima che iniziasse a bere e a drogarsi» li vedo scendere una lacrima e d'istinto lo abbraccio.
Il primo abbraccio dato con amore e non per altro, il primo momento in cui io e lui non abbiamo pensato solamente al sesso.
«Una persona così non merita di stare nella tua vita. É stato meglio così.» gli do un bacio sulla guancia.
«E a te? A volte ti manca tuo padre?» domanda dopo un po' di silenzio da parte di entrambi.
«Sì... nonostante oramai mi sia abituata alla sua assenza, il dolore e il senso di colpa non se ne andranno mai via» guardo in basso.
«Tuo fratello me l'ha sempre raccontata molto brevemente questa cosa, ma sono sicuro che non è stata colpa tua Elizabeth» accarezza il mio viso.
«Sì invece. Lui è uscito quella sera per un mio capriccio, per prendermi qualcos'altro da mangiare visto che quello che mi aveva preparato mia mamma non mi piaceva» sospiro.
«E quando una macchina non ha rispettato uno stop. È morto per rendermi felice, come faceva sempre» mi abbraccia e sorrido ricambiando.
«Dai andiamo a dormire. Io sono stanca» taglio corto e lui annuisce.
Ci stendiamo sul letto e appoggio la testa sul suo petto facendogli i grattini su di esso.
«La cosa che ti ho detto, non l'avevo mai detta a nessuno e a nessuna. Sei l'unica che lo sa» sorrido e sospira accarezzandomi i capelli.
Passano un paio di minuti e lo sento tirare su con il naso, capisco al volo che stava piangendo.
Non sapevo cosa fare, perché so quanto si vergogna a farsi vedere così davanti a qualcuno, però non voglio lasciarlo da solo in questo momento.
«Ale dai vieni» mi alzo e lo prendo per mano per poi uscire di camera.
«Elizabeth dove vai?» domanda asciugandosi le poche lacrime con imbarazzo mentre mi allacciavo le stringhe delle scarpe.
«Ti porto in un posto.» gli metto davanti le scarpe e vado a prendere un tovagliolo e una penna.
«Cosa ci fai con un tovagliolo e una penna?» chiede e lo zittisco per poi uscire di casa seguita da lui che aveva preso le chiavi del motorino.
«Guido io» gli rubo le chiavi di mano e dopo aver acceso il motorino, Alessandro sale dietro di me.
Arriviamo in uno dei posti che amo di più.
Davanti a noi c'era un laghetto artificiale dai colori bellissimi e attorno a noi c'era un immenso prato, dove più in là iniziava un quartiere.
«Perché mi hai portato qua?» chiede.
«Ogni volta che provo una forte emozione per qualcosa, vengo qua e scrivo sul tovagliolo l'emozione che provo, perché la provo e anche della persona che magari me l'ha fatto provare».
«Poi lo strappo in tantissimi foglietti i e li butto nel lago» mi guardava stranito.
«Sembra una stupidaggine ma funziona. Spesso vengo qua quando sono triste e parlo di mio padre, e subito dopo mi sento meglio. Le tue parole verrano ascoltate dal lago, e lui non può giudicarti» sorrido.
«Si ma tuo padre è morto. Il mio è un violento cazzo, mi voglio sfogare picchiandolo non così» sputa fuori con rabbia e abbasso lo sguardo.
«Scusami... scusami Beth davvero, non volevo dirlo» scuoto la testa e faccio finta di nulla per poi porgergli il tovagliolo con la penna.
«Ti aspetto al motorino, scrivi quello che vuoi» gli do un bacio sulla guancia e mi vado a sedere.
Dopo un po' di esitazione fa come gli ho consigliato, inizia a scrivere e ci prende il via, dopo dieci minuti non aveva ancora finito.
Butta delicatamente il foglietto fatto in mille pezzi nel lago e lo guarda dissolversi nell'acqua.
«Ti senti più libero?» scendo dal motorino.
«Grazie.» riesce a dire solo questo prima di darmi un forte abbraccio che mi fa sorridere.
«Dai andiamo a casa» annuisce e ritorniamo.
Appena rientrati in casa, ci buttiamo sul letto e ci addormentiamo dopo pochissimo tempo.
Sono molto soddisfatta di stasera.
-
La mattina seguente, dopo aver fatto colazione, vado via da casa sua per rientrare nella mia.
E "inaspettatamente" ci ritrovo mia mamma.
«Mamma!» la abbraccio e lei ricambia dolcemente per poi staccarsi e guardami negli occhi.
«Come stai? Mi dispiace non essere arrivata prima, ma il tempo necessario per venire era questo.» le sorrido e la tranquillizzo.
«Tranquilla mamma, ora sto bene.» annuisce.
«Una persona mi è stata affianco particolarmente» alza le sopracciglia e non fa attendere la sua solita domanda da ficcanaso.
«Chi?!» chiede.
«Alessandro Arrigoni. L'amico di Hardin» sbuffa sentendo quel nome e appena stava per dire qualcosa la interrompo bruscamente.
«Non dire nulla ad Hardin. Te lo chiedo per favore» la prego ed accetta senza problemi.
«E questa te l'ha regalata lui?» prende la collana in mano e spalanca gli occhi non appena capisce di che marca fosse.
«Ma dove gli ha trovati tutti questi soldi?» faccio spallucce non sapendo la risposta.
«Spacciando» dico scherzando.
«Sai, non mi sorprenderebbe tutto ciò da un tipo come lui» ride assieme a me.
«E senti un po', lui ti piace?» mi sposta i capelli dietro la schiena e sento l'imbarazzo invadermi tutto il corpo per la risposta che stavo per dare.
«Si, molto» sorride guardandomi.
«Però litighiamo molto. E da quando ci siamo iniziati a "frequentare" ho già assistito a due o tre risse» affermo.
«È come te. Una testa calda, però ti avviso, a me lui non mi è mai piaciuto e mai mi piacerà... non sarò felice se voi due vi doveste mettere insieme.» scuote la testa e si alza per poi andare alla lavastoviglie.
«Però l'ha fatto quasi sempre per proteggermi.» le dico e si gira verso di me sorridendo.
«Almeno quello» mi metto a ridere.
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Incapable of Loving
Romansa«Perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza.» Elizabeth Bianchi. Il ragazzo che viene considerato il puttaniere per eccellenza, e la ragazza che viene considerata perfetta agli occhi di molti. Entrambi notte, ma lei le st...
