Capitolo 26

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Scendo le scale e vedo una cosa che mi fa aumentare il passo a dismisura.

C'erano Alessandro e Giulio che stavano parlando, ma la conversazione tra i due non sembrava molto pacifica, anzi.

Mi avvicino ai due ed entrambi mi notano.

«Oh eccoti. Ti aspettavo proprio» Giulio punta il dito contro di me.

«Perché?» domando alzando le sopracciglia.

«Non fare finta di nulla. So che te lo scopi» guarda prima me e poi Alessandro, quest'ultimo aveva una faccia incazzata nera.

Sta per esplodere.

«I-io non» provo a dire qualcosa ma non so cosa.

«Sei una puttana» sputa con rabbia Giulio, e dopo neanche un secondo, cade a terra per un pugno tirato con rabbia da Alessandro.

«Ale!» grido.

Sale su di Giulio e inizia a riempirlo di pugni, intervengono gli amici di lui e subito dopo si uniscano quelli del ricciolo.

«Merda ragazzi basta!» urlo ma nessuno mi sta dando ascolto.

Gli amici di Alessandro stanno letteralmente uccidendo quelli di Giulio.

«Alessandro basta» gli do una spinta e finalmente lo tolgo da sopra di Giulio, che è pieno di sangue in faccia.

Ci guardiamo per alcuni secondi.

«Che cazzo ti è preso!» allargo le braccia e vedo lampeggiare luci blu.

«Corri Elizabeth. Ragazzi andiamo!» Alessandro mi prende per il polso e insieme a tutti i suoi amici iniziamo a correre per scappare dalla polizia.

Corriamo per un po' di minuti e ci troviamo in un posto buio che io non conosco.

«Sei un coglione!» gli tiro dei colpi sul petto ancora con il fiatone per colpa della lunga corsa che ho dovuto fare.

«Dai che è stato divertente» ci scherza sopra.

«È stato divertente? Tu non capisci un cazzo» dico seria poggiando la schiena al muro riprendendo fiato.

«Perché devi fare l'antipatica» lo guardo incredula delle parole che gli sono appena uscite dalla bocca.

«Mh vediamo. Hai appena letteralmente picchiato a sangue un ragazzo e mi hai fatta scappare dalla polizia» alzo la voce ovvia.

«Ti ho difesa. Basta solo un grazie e poi non ho voglia di prendere un'altra denuncia» fa spallucce, riconosco quell'atteggiamento, se l'era presa.

«La denuncia te la potresti prendere lo stesso, se quello vuole sporgerla» interviene un suo amico che sembra l'unico ad essere ragionevole.

«È inutile che te la prendi Alessandro» roteo gli occhi, e nel mentre, tutti i suoi amici avevano l'attenzione su noi due.

«Smettila Elizabeth.» sbuffa innervosito.

«Ho appena iniziato in realtà» mi metto davanti a lui, obbligandolo a guardarmi negli occhi.

Fa alcuni passi costringendomi ad indietreggiare e mi ritrovo al muro con lui davanti a me, a pochi centimetri dal mio corpo.

«Ho detto che la devi smettere» fissa i miei occhi.

«Ti sembra normale prendere a pugni uno perché mi ha chiamata "puttana"?» alzo la voce.

«Quando non eri arrivata già mi stava stuzzicando, poi quando ti ha chiamata in quel modo ho perso la ragione» emetto una risata.

«Ah perché non ti ricordi quando pure tu mi chiamasti in quel modo? Svegliati Alessandro, sei peggio di lui» picchietto il dito nella sua testa.

Incapable of LovingDove le storie prendono vita. Scoprilo ora