Capitolo 43

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«Oh mio Dio Elizabeth! Questa borsa da dove l'hai tirata fuori?!» esclama Celine prendendo in mano la borsa della diesel che mi aveva regalato Alessandro.

«Me l'ha regalata Alessandro... puoi anche bruciarla se vuoi.» sbuffo e alza le sopracciglia.

«Ma sei pazza?! Costa tantissimo, se non la vuoi più dammela a me!» scherza e mi alzo in piedi per poi prendere la borsa e toglierci tutte le mie cose.

«Sta meglio a te che a me. Prendila» gliela do in mano e scuote la testa velocemente.

«Ma figurati Beth... tienila tu» scuoto la testa e mi allontano da Celine che cercava di ridarmi la borsa in mano con scarsi risultati.

«Io ho chiuso con quella merda, non lo voglio più vedere e tantomeno voglio avere le sue cose addosso a me» alzo la voce.

Sento l'ennesima chiamata arrivarmi e pensando che fosse una di quelle di Alessandro butto il telefono in terra dalla rabbia.

«Beth? Tutto bene?» mi guarda stranita Madison.

Annuisco e riprendo il telefono in mano, ma non era Alessandro, era mio fratello.

«Elizabeth, Alessandro è venuto in casa chiedendo di te... sta venendo da Celine» a quelle parole attacco immediatamente e mi metto le mani nei capelli.

«Va tutto bene?» mi domanda Madison mentre mi guardava confusa.

«Si si, va tutto... va tutto bene» cerco di convincere più me che lei con questa frase... la verità è che no, non andava per nulla bene, anzi.

Dopo svariati minuti sento una chiamata provenire dal telefono di Celine, era un numero sconosciuto...
alche risponde e mette in viva voce.

Ma non era uno scherzo telefonico, anzi, era Alessandro che diceva di essere sotto casa.

«Ma questo è pazzo» dice Madison dopo che la mia amica aveva attaccato al telefono, e dopo neanche un minuto, inizia a suonare senza fermarsi.

«Scendo giù sennò non smetterà mai. Ci si vede dopo» indosso le scarpe ed esco di casa

«Smettila Alessandro» lo spingo violentemente non appena lo vedo con il dito pigiato sul campanello che aspettava una risposta.

«Ti sei degnata di scendere finalmente» afferma e prova ad avvicinarsi a me ma faccio un passo indietro.

«Che cosa hai Elizabeth?» mette una mano sulla mia guancia ma la tolgo bruscamente.

«Perché cazzo mi hai mentito su Giuliana? Perché non mi hai detto che l'hai tradita per ben cinque volte?!» alzo la voce.

«Chi ti ha detto questo?» evita la domanda.

«NON È QUESTO IL PUNTO! VOGLIO SAPERE PERCHÉ MI HAI MENTITO!» sbotto e gli urlo con tutta la voce addosso.

Rimane in silenzio e questo mi fa incazzare a bestia.

«Io e te abbiamo chiuso definitivamente. Mi sono rotta di te, mi sono rotta di stare male per un coglione come te. Tieniti tutta questa merda!» mi strappo la collana di dosso e gliela lancio contro.

«Mi avevi promesso di metterla anche in queste situazioni» la raccoglie.

«Beh... allora anche io sono una bugiarda» faccio per andare via ma Alessandro mi prende per il polso e mi sbatte al muro violentemente.

«Non te l'ho detto per paura di cosa pensassi di me» confessa.

«Se avessi saputo che ho tradito una ragazza cinque volte non mi saresti stata affianco e io non lo avrei accettato... scusami» guarda i miei occhi.

«Questo non vuol dire che mi devi raccontare bugie Alessandro, sopratutto così importanti» affermo calma.

«Lo so e per questo ti chiedo di perdonarmi, non ti deluderò un'altra volta» mi mordo il labbro.

«Ti odio» dopo aver detto ciò mi fiondo sulle sue labbra che tanto mi attiravano.

«Vieni via con me... ora» sussurra fra un bacio e l'altro, «Sono con le mie amiche ora non posso» gli accarezzo i capelli.

«Le tue amiche possono aspettare» mordicchia il mio collo e riesce a convincermi.

Chiamo le ragazze per comunicarle che sarei andata via, salgo in motorino con lui e mi porta a casa sua.

«Sei così scontato Alessandro» sbuffo mentre entravo in casa, andiamo in camera sua e spalanco gli occhi appena vedo un bellissimo vestito bianco sul letto del ricciolino.

«Ale ma è stupendo!» lo prendo in mano e non esito a provarmelo, mi stava divinamente, era bianco e con i glitter ma era diverso da tutti gli altri... era speciale, forse perché me l'aveva regalato lui.

«Ti sta da dio» si avvicina dietro di me e salda le sue mani nei miei fianchi.

«Con questo al compleanno di mio fratello ti farai desiderare da tutti... e mi piacerà vedere le loro facce appena capiranno di chi è proprietà» sussurra al mio orecchio facendomi venire i brividi.

«Ancora con questo discorso della possessione... non sono un oggetto e non sono tua» mi giro verso di lui ritrovandomi a pochi centimetri dalla sua faccia.

«Ah no?» guarda le mie labbra e scuoto la testa mentre mi mordevo il labbro per provocarlo.

«Lo sai Elizabeth... non va mai a finire bene per te quando mi provochi in questa maniera, si vede che devo darti ancora un po' di lezioni» e dopo aver detto ciò mi bacia e mi sbatte contro la scrivania.

Con un gesto veloce mi ritrovo con la schiena contro il suo petto, e sento la sua erezione pulsare contro le mie natiche.

Mi piega in avanti e dopo avermi tolto le mutandine entra dentro di me con una spinta fortissima che mi fa gemere all'istante.

Mette la sua mano nel mio collo e inizia a stringere dando delle spinte sempre più veloci e piene.

Lo sentivo ovunque dentro di me... e forse era proprio quello il suo intento, punirmi per tutte le volte che ho dubitato di lui.

Ma avevo sempre ragione a farlo.

«Mi fai impazzire Elizabeth... soprattutto quando mi sfidi, non ci si annoia mai a stare con te» sussulta, e nel mentre i miei urli echeggiavano in tutta la stanza.

«Mi fa eccitare sempre di più sentirti urlare a causa mia sai?» butta la testa all'indietro e continua con il solito ritmo.

Sentivo il rumore dei nostri fianchi scontrarsi e i sussulti che ognuno dei due emetteva per il piacere che ci stavamo dando a vicenda.

Dopo un tempo indeterminato veniamo entrambi e mi siedo sulla scrivania per avere un appoggio.

Continuiamo a baciarci perdendo ancora più fiato di quello che avevamo perso un attimo fa.

Incapable of LovingLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora