I giorni passano e sfortunatamente inizia la scuola...
Io e Alessandro non ci parlavamo oramai da due settimane e ogni giorno che passa mi sento sempre meglio... o almeno cerco di convincermi che sia così.
Primo giorno di scuola... penso che sia il giorno più odiato da tutti i ragazzi, tutta la routine assunta negli ultimi tre mesi vieni scombussolata.
Ancora assonnata mi metto dei pantaloni a vita bassa color jeans scuro con sopra una maglietta nera abbastanza corta e le air force nere ai piedi.
Esco di casa e raggiungo le mie amiche in motorino.
«Eccoti Beth ti stavamo giusto aspettando» dice Tessa sorseggiando il cappuccino.
Mi siedo al tavolo con loro e iniziamo a parlare fino a quando sfortunatamente si fa l'ora di entrare a scuola... sbuffiamo e ci dirigiamo verso l'entrata.
Guardo davanti a me e vedo un ragazzo che riconoscerei fra mille... Alessandro.
Alche mi blocco del tutto e sento gli occhi riempirsi d'acqua che avrei voluto moltissimo lasciar andare via in quel momento.
Cattura la mia attenzione Celine, che passa la mano davanti alla mia faccia e scuoto la testa.
«Sei ancora innamorata di lui non è così?» domanda mentre attraversavamo le strisce, scuoto la testa senza mai distogliere lo sguardo dal suo.
Che nel frattempo mi stava esaminando.
«Sono passata oltre... inizio della scuola e nuova vita, è così il detto no?» scherzo e si mette a ridere.
«Dai entriamo prima che la prof ci faccia la ramanzina già il primo giorno.» annuisco e seguo Madison e Celine in classe.
Io e le due mie amiche siamo nella stesso edificio dove stanno anche le classi dell'ipsia... nonché la scuola che frequenta Alessandro.
Mentre le altre sono in altri edifici avendo scelto un indirizzo differente dal nostro.
«Ti immagini abbiamo la classe davanti a quella dell'Arrigoni?» scherza Celine e mi metto a ridere.
«Sarebbe letteralmente un incu-» neanche il tempo di finire che vedo il ricciolino entrare propio nella classe davanti alla nostra.
Madison e Celine scoppiano a ridere mentre io sbuffo mantenendo il contatto visivo con Alessandro.
Le ore passano più lentamente che mai... non mi era mancato per nulla questo periodo.
-
«Beth che cazzo hai fatto alla mano?» richiama la mia attenzione Nicolò che stava fissando le mie nocche mentre fumava una sigaretta.
«N-nulla tranquillo» la metto sotto le mie gambe ma oramai aveva visto tutto e me la tira fuori.
«Hai di nuovo gli attacchi di rabbia? Mi avevi detto che ti erano passati» sbuffo e mi alzo dal letto andando alla finestra di camera mia.
«Ti ho detto bugie in questi mesi Nico... a partire dal motivo per cui mi sono lasciata con Alessandro» guardo il cielo cercando di non scoppiare a piangere.
«Beth sai che io sono qua, sempre. Qualunque cosa ti turbi o ti renda triste me lo puoi dire, troveremo una soluzione insieme. Come sempre» mi affianca mettendo il braccio nelle mie spalle.
«Mi sono così pentita di averlo lasciato Nico, non c'è una sera in cui non piango... io lo amo» scoppio a piangere e mi abbraccia.
«Perché lo hai lasciato?» ci spostiamo sul letto.
«Ha mandato in ospedale suo fratello perché... io l'ho tradito con lui» dico a testa bassa, provando vergogna per quello che avevo fatto.
«Che cosa?! Che significa ha mandato all'ospedale suo fratello e tu sei andata a letto con Antonio Arrigoni?!» spalanca gli occhi scuotendo la testa.
«Lui non si fermava... gli ha tirato così tanti pugni che pensavo lo stesse uccidendo, mi sono avvicinata e per sbaglio mi ha colpita anche a me» cerco di smettere di piangere ma avevo già dato il via.
«Mi sono ritrovata al muro e ha tirato un pugno proprio accanto a me... io non-» neanche il tempo di finire che i singhiozzi mi interrompono.
«Vieni qui» mette la mano dietro la mia testa e mi avvicina al suo petto.
«Grazie Nico, sei l'unico che mi capisce» i nostri visi erano a poca distanza l'uno con l'altro.
«Ehm io dovrei... dovrei andare» annuisce e dopo aver preso le sue cose, esce di camera.
Sento suonare il mio telefono, lo giro e vedo il suo nome, era la decima volta che mi chiamava nel giro di una settimana.
Io rifiuto ogni sua chiamata ma questa volta non so perché gli rispondo.
«Elizabeth» dice con voce rauca e con una bottiglia di vodka nella mano, sospiro appena vedo la bottiglia ed entro in allerta.
«Alessandro sono le tre di pomeriggio cosa ci fai ubriaco a quest'ora?!» gli domando.
«Voglio dimenticare.» lo guardo bere un sorso.
«Dimenticare cosa? Che cosa vuoi dimenticare?» lo guardo confusa.
«Dimenticare te cazzo, non lo capisci? Da quando te ne sei andata è tutto una merda» urla tirando un calcio ad un cartone trovato fuori.
«Ti prego parliamo, mi puoi anche insultare e dire le peggio cose... basta che parliamo, non posso continuare così» scuote la testa.
«Dove sei?» sbuffo e mi dice la posizione.
Dopo svariati minuti lo raggiungo e lo vedo steso su uno scalino ubriaco fradicio, con una bottiglia di vodka nella mano e una di birra nell'altra.
«Principessa...» dice appena mi vede e mi viene un brivido lungo la schiena.
«Volevi parlare? Parla. È da dieci minuti che mi fissi senza dire nulla» sbuffo nervosa.
«Antonio mi ha perdonato... io veramente Beth non so come dirtelo, senza di te non riesco andare avanti» fa una piccola pausa.
«È da quattro fottuti giorni di seguito che sono ubriaco solo per provare a dimenticarti... ma nemmeno questi riescono a togliermi dalla testa te, il tuo profumo, la tua risata...» si porta alla bocca la bottiglia ma gliela tolgo violentemente.
«Perdonami, ti prego» mette la mano nell'interno coscia e il respiro diventa irregolare.
Senza dire nulla, faccio avvicinare la sua mano sempre più verso il mio intimo e fa un ghigno divertito mentre io sospiro.
Il suo tocco mi era mancato...
Si guarda intorno e vedendo che non c'era nessuno mette la mano dentro i miei pantaloni della tuta e inizia a provocarmi.
«Dimmelo.» inizia a fare dei movimenti che mi fanno impazzire.
«D-dirti cosa?» gemo muovendo un po' il bacino assecondando i movimenti delle sue dita mentre poggio la testa sulla sua spalla.
«Che mi hai perdonato» mi mordo il labbro.
«Ti perdono Alessandro... ti perdono» gli bacio il collo lasciandoci sopra alcuni segni violacei.
Continua così fino a farmi venire.
«Mi fai impazzire ma ti odio così tanto» stendo la testa sulle sue gambe e guardo il cielo.
«Anche tu Elizabeth mi fai impazzire» avvicina la sua testa alla mia e fa toccare la nostra labbra fra di loro mentre posa la sua mano sul mio collo.
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Incapable of Loving
Romance«Perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza.» Elizabeth Bianchi. Il ragazzo che viene considerato il puttaniere per eccellenza, e la ragazza che viene considerata perfetta agli occhi di molti. Entrambi notte, ma lei le st...
