❝Capitolo 46❞

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I genitori di Jungkook erano tornati

𝐓𝐡𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐬 𝐧𝐨 𝐦𝐨𝐫𝐞 "𝐰𝐞"

I suoi ex suoceri erano davanti i suoi occhi...lo odiava.

«Allora era vero!» fu la madre di Jungkook a spiccare parola e minacciosa si avvicinò a Taehyung.

L'omega, invece, rimase immobile come una statua, incapace di muoversi o parlare.

«Come osi venire qui?!»

Taehyung non riusciva a risponderle. La sua mente era da tutt'altra parte. I suoi occhi ripercorsero il momento in cui fu esiliato e osservava lo sguardo carico di risentimento dei regnanti.

Era inchinato, con le ginocchia che premevano contro il pavimento duro e dolevano. La vista era appannata dalle lacrime e rivolta unicamente al suolo. Gli avevano ordinato di non guardarli, non doveva osare osservarli negli occhi. Doveva vergognarsi e soffrire. Le sue braccia tremavano, il suo corpo era scosso dai singhiozzi mal trattenuti e dai suoi occhi cadevano gocce salate, bagnando la superficie.

Nonostante il divieto aveva alzato lo sguardo, cercando quello del suo compagno. Aveva bisogno di sentirsi dire che andava tutto bene, che l'avrebbe ascoltato, che nessuno lo avrebbe ferito, che avrebbe fermato quello che stava succedendo e l'avrebbe aiutato ad alzarsi, asciugandogli le lacrime e sussurrandogli parole di rassicurazione...ma quello che ottenne fu solo un rifiuto.

Jungkook aveva voltato il viso, evitando di guardarlo. Non era riuscito a guardarlo negli occhi neanche una volta dopo che l'aveva scoperto in camera da letto con un uomo che non era lui, lasciandolo da solo in camera.

Era troppo ripugnante per essere guardato dal suo stesso compagno? A quanto pare sì.

Era ferito. Il suo cuore si era frantumato. Jungkook non lo guardava, faceva schifo ai suoi occhi. Il labbro tremò e la gola bruciava a causa degli urli trattenuti. Dai suoi occhi, nuove lacrime sgorgavano, rendendolo patetico agli occhi dei presenti.

Il colpevole che voleva spacciarsi per vittima.

"Koo?"

Cercava di raggiungerlo, ma otteneva solo silenzio, che fu spezzato da un urlo che lo richiamava.

«Kim!» tuonò il re.

Con movimenti deboli voltò il capo, pentendosi.

Il contatto durò poco meno di due secondi, ma per Taehyung era durato un'eternità. Riabbassò il capo mentre le lacrime continuavano a scendere copioso sulle sue guance.

Le loro parole si ripetevano nella sua mente e ogni parola era un colpo al cuore.

Accettava le loro decisioni in merito alla sua punizione, a occhi bassi.

Si vergognava di sé stesso.

Cercava di pensare a suo figlio. Avrebbe pregato in ginocchio di perdonarlo, ma la parola "esilio", arrivò potente come uno schiaffo, che suonava troppo reale.

Un bruciore alla guancia lo ridestò e con le lacrime agli occhi si toccò il punto dolente. La ex regnante Jeon gli aveva appena tirato uno schiaffo.

«Rispondi, reietto!»

Reietto...ecco quello che era.

Era stato allontanato forzatamente da quella che era diventata la sua nuova casa. Forzato ad abbandonare il suo compagno e il suo bambino.

Non esisteva punizione peggiore.

Una risata vuota lasciò le sue labbra e i regnanti si infuriarono ancora di più.

Better in three ❘ KookvLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora