❝Capitolo 63❞

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𝐄𝐲𝐞𝐬 𝐨𝐟 𝐚𝐧𝐠𝐞𝐫

Sangue.

Corpi.

Caos.

Il campo di battaglia era un totale caos. Le urla si mischiavano al suono del ferro delle spade che sbattevano l'una contro l'altra in cerca della vittoria. Era una sfida tra vita e morte. Un vincitore e un caduto. Un'inevitabile equazione. Taehyung li aveva abilmente accerchiati, costringendoli a combattere in un cerchio troppo stretto per loro.

«Fa' attenzione!» esclamò Taehyung, scoccando una freccia che volò dritta nel petto di un avversario. Jungkook annuì, ma non ebbe tempo di rispondere. Un guerriero dei Tyun si scagliò su di lui, colpendo con forza. Riuscì a parare l'attacco, ma il colpo lo fece indietreggiare. Taehyung fu veloce a raggiungerlo, colpendo il fianco del nemico con un pugnale nascosto nella fibbia. Un urlo di dolore si levò dal nemico, facendogli accapponare la pelle. A finirlo fu Jungkook. Il sangue della ferita mortale gli schizzò sul viso e Taehyung si bloccò. Vide lo sguardo del nemico velarsi di morte. Poté notare il passaggio tra la vita e la morte. Il luccichio che contraddistingue la vita, spegnersi come se avessero premuto l'interruttore. d'un tratto tutto si affievolì. Le urla e i colpi di spada parvero suoni lontani. Solo una voce gli giunse forte e chiara.

«Taehyung, ci sei? Non mollare adesso. Mi senti?». Gli prese le spalle scuotendolo velocemente. Taehyung si aggrappò a quel contatto. Jungkook cercava il suo sguardo, ma era ancora puntato verso il nemico. Gli prese il viso fra le mani, costringendolo a guardarlo. «Taehyung, guarda me. Riprenditi. Abbiamo bisogno di te».

«Sì, ci sono...Ci sono.» scosse la testa col tentativo di riprendersi. Si sorrisero leggermente ma non poté durare a lungo. Come un fulmine la realtà li colpì all'improvviso. Erano solo all'inizio. Strinsero nuovamente le loro armi e tornarono a lottare.

Lottavano fianco a fianco. I loro cuori battevano all'unisono mentre si facevano strada tra le fila dell'esercito nemico dei Tyun. Si paravano la vita a vicenda.

Ogni colpo inferto. Ogni scoccare ricordava loro dove fossero. Per cosa stavano combattendo e contro chi. Il sudore scorreva loro sulla fronte, mescolandosi con il sangue che già macchiava la loro armatura.

𓆩*𓆪

Il sole cresceva alto nel cielo, dipingendolo di rosso. L'aria era densa, il respiro pesante e affannato. I guerrieri sembravano pronti a cadere come burattini privi di fili, ma sapevano di non potersi permettere una debolezza. I corpi dei Tyun crollavano uno dopo l'altro, e purtroppo anche il numero delle perdite degli alleati aumentava in modo inesorabile.

Non potevano lasciarsi andare alla tristezza, né tantomeno al timore di perdere. Dovevano mantenere la loro posizione, resistere, e sferrare il colpo decisivo. Solo in questo modo avrebbero potuto mettere un punto definitivo alla parola "Fine". Erano stanchi, stremati dall'ennesima battaglia, ma sapevano che non potevano fermarsi. Dovevano sfruttare la loro stanchezza, trasformandola in determinazione, perché non erano gli unici a combattere quel giorno. Le armature dei Tyun brillavano al sole, sembrando a vista molto più pesanti delle loro, nonostante gli elmi leggeri che proteggevano e nascondevano i loro volti.

Ogni colpo di spada, ogni urlo, ogni respiro affannoso diventava parte di un canto di guerra che risuonava nel campo di battaglia. Gli echi di ciò che avevano perso, di ciò che avrebbero potuto perdere, alimentavano la loro determinazione. Ogni guerriero si sforzava di combattere, chi per la libertà, chi per la corona e chi per la vendetta. Le loro forze erano messe a dura prova, ma i Tyun, sebbene apparentemente forti e invincibili, avevano anch'essi le loro debolezze. I guerrieri lo sapevano bene: ogni colpo che infliggevano, ogni strategia messa in atto, avvicinava un po' di più il momento della vittoria. L'adrenalina pulsava nelle vene, e mentre il sole continuava a salire, così cresceva anche la loro determinazione a non cedere. Dovevano resistere, e lo avrebbero fatto fino all'ultimo respiro.

𓆩*𓆪

La sera calò sul campo di battaglia, avvolgendo tutto in un'oscurità silenziosa, come un velo che nascondeva la devastazione. I due eserciti si erano separati, ma la guerra, come un male invisibile, non si fermava mai, nemmeno quando il cielo si tingeva di stelle. Taehyung entrò nella sua tenda, la mente già stanca della lotta, il corpo troppo provato per affrontare l'indomani conflitto. La sua armatura gli pesava, gravando sul suo corpo stanco. Si tolse l'armatura e si avvicinò al misero materasso che fungeva a letto. Non riuscì neanche a tastarlo con un singolo dito che un messaggero aveva chiesto il permesso per entrare. «Altezza, ho una lettera da consegnarle. È da parte del regno Kim.»

Taehyung si girò di scatto. Il cuore gli balzò in petto, ma mantenne la calma, ringraziò il messaggero e afferrò la lettera senza dire una parola. La guardò attentamente, riconoscendo il sigillo del suo regno. Non c'era mittente, ma ne era certo: doveva essere sua madre. Suo padre non gli avrebbe mai scritto. Né un sorriso amaro o un sospiro d'arresa lasciò le sue labbra. Nulla, solo pura attenzione al suo contenuto. Aprì il sigillo con un gesto deciso e il foglio si dispiegò tra le sue mani.

Lenti, gli occhi di Taehyung scorrevano sul foglio e non appena lesse la prima riga, capì che non era sua madre, non era una lettera di conforto. Era pregna di minacce e una di loro lo colpì in particolare. Hyunjae era in pericolo. Al pensiero di suo figlio gli occhi si velarono di rabbia e ogni traccia di stanchezza sparì.

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Spero che il capitolo vi sia piaciuto❤

Better in three ❘ KookvLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora