Tre streghe entrano in una grotta

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Licore insidioso, esca fallace,
dolce velen ch'uccide e non dispiace
(Giovan Battista Marino, Adone)

Per diversi giorni Thunder si era chiesta in più occasioni se fosse il caso di condividere il suo segreto con qualcuno, senza mai riuscire a decidersi. L'idea aveva continuato a visitare la sua mente finché, dopo numerosi ripensamenti, era giunta alla conclusione che non sarebbe andata molto lontano da sola, non con tutta quell'oscurità che cresceva dentro di lei di giorno in giorno e minacciava di accecarla definitivamente, non con il collare che tentava di soffocarla ogni volta che provava a elaborare una strategia, e avrebbe fatto meglio ad accettare i propri limiti. Era riuscita a pensare solo a due persone che le ispirassero un po' di fiducia e a un solo posto in cui non avesse la costante impressione di essere osservata; un attimo dopo si era ritrovata, quasi i suoi piedi avessero deciso autonomamente di condurcela, nel rifugio scavato nella roccia.
Quando iniziò a parlare, la sensazione di sollievo che provò fu così intensa da risultare allarmante.
Emily ascoltò tutta la sua storia in un silenzio così assoluto da far dubitare che stesse davvero prestando attenzione, ma Thunder la conosceva abbastanza bene da sapere che stava assorbendo e soppesando con cura ogni sua parola; al contrario, Audrey non tratteneva nessuna delle sue reazioni e dei suoi commenti e scrutava Thunder con un'espressione incredula e a tratti divertita.
— Fammi capire, — le disse, — tu sei venuta fino a Dover e ti sei unita al Signore Oscuro perché un professore di una scuola inglese ti ha incaricata di cercare un manufatto importantissimo e inquietantissimo che potrebbe distruggere il Mondo Magico e che lui stesso ha contribuito a creare quando aveva una relazione equivoca con il Signore Oscuro.
— Non ho detto che aveva una...
— E tutto questo perché avevi una relazione altrettanto equivoca con il suo studente preferito?
— E magari perché me la cavavo bene come Auror, suppongo.
— Non poteva prendere un inglese?
— Gli Auror inglesi non hanno disciplina.
— Certo, continuate a raccontarvi favole.
Thunder rise e quasi si spaventò: non pensava di essere ancora in grado di emettere quel suono, né immaginava che avrebbe mai più avuto motivo per farlo. Più passavano i minuti più si rendeva conto di quanto la sua scelta di confidarsi con le due streghe fosse stata in realtà dettata molto più dai suoi sentimenti che dalla logica: le sue conversazioni con Audrey ed Emily iniziavano a somigliare pericolosamente a chiacchierate tra amiche. Non che fosse un'esperta in materia. Da quanto tempo mancava nella sua vita una vera e propria amicizia femminile? Non riusciva neppure a ricordare se ne avesse mai avute. Eppure Audrey l'aveva aiutata nella competizione per diventare Prima Incantatrice anche se questo avrebbe potuto metterla nei guai,  Emily non aveva avuto paura di lei nemmeno quando aveva tentato di aggredirla. Nei suoi momenti di maggiore fragilità poteva quasi illudersi che quelli fossero veri gesti di amicizia e a volte si era sorpresa a un passo dalle lacrime al pensiero che un evento così meravigliosamente umano, che fino a poco prima non aveva nemmeno saputo di desiderare, dovesse capitarle proprio in un momento come quello, in cui l'umanità non era altro che un ostacolo. Sentiva che non poteva finire bene e cresceva dentro di lei il senso di ingiustizia. Alla tristezza seguiva sempre la rabbia verso se stessa e si costringeva ogni volta a scacciare via quei pensieri. No, lei era in missione, in guerra, non aveva tempo per le amicizie, era una pericolosissima Grindelwaldiana. Tutte e tre lo erano. Per quanto potesse sembrarle ingiusto, era la realtà.
Nel frattempo, Emily sorseggiava in silenzio una tisana che emanava un profumo delizioso di vaniglia, geranio zannuto e zenzero e tentava senza troppo successo di mantenere un'espressione seria. E va bene, forse chi le avesse viste in quel momento non avrebbe usato esattamente il termine "pericolosissime" per descriverle, ma sotto quei visi di giovani streghe si nascondevano delle anime che avevano usato la Magia Oscura così tante volte che presto sarebbe stato troppo tardi per tornare indietro. Come potevano fidarsi l'una dell'altra? Thunder non lo sapeva, sapeva solo che era stanca e che da quando aveva rivisto Newt, anche se non era davvero lui, il pensiero di morire sola e dimenticata, se non odiata, da tutti aveva iniziato a spaventarla.
— Io credo che Grindelwald abbia già iniziato a condurre i suoi esperimenti sulle Creature magiche, — proseguì. — Quando ero ancora a New York ho assistito all'attacco di una specie di... Nundu strano.
— Strano come?
— Sembrava che qualcuno si fosse divertito a sperimentare Engorgio e Colovaria su quella povera creatura: era grande almeno il doppio di un Nundu normale e completamente nero. E ovviamente era molto, molto arrabbiato — Thunder sentì una lieve pressione intorno al collo, ma quella sensazione era diventata una costante dei loro incontri e tutte e tre stavano iniziando ad abituarcisi.
Audrey si affrettò a spostare la conversazione su un terreno relativamente meno pericoloso: — Ah be', scommetto che tu sai tutto sui Nundu normali. Avrai letto Animali fantastici e dove trovarli decine di volte.
— Non solo, ne ho visto uno da vicino.
— Per la barba di Merlino, quel tuo Magizoologo è pieno di risorse.
— Mai quanto me. Comunque, il punto è che sta accadendo qualcosa di veramente grave e non so nemmeno dove, visto che da quando sono arrivata non ho visto animali, a parte forse qualche uccello nel cielo.
A quel punto Emily ruppe il suo silenzio: — Ho sentito parlare di un laboratorio gestito da scienziati Babbani che lavorano per il Signore Oscuro. Si trova a Devil's Dyke.
— No-Mag? Stanno coinvolgendo persino i No-Mag? Ma loro non hanno niente a che vedere con questa guerra, non possono...! — Thunder ebbe a malapena il tempo di sentire la stretta al collo che già il ricordo delle sue ultime parole era sparito dalla sua mente. — Com'è possibile che tu sappia sempre tutto? — proseguì, osservando Emily che riponeva la sua bacchetta nella tasca interna del mantello.
— Ho imparato a tenere la bocca chiusa e le orecchie aperte. Le persone amano sentirsi ascoltate e io amo ascoltare.
— Forse allora il coso che cerchiamo è in questo laboratorio di cui parli! — suggerì Audrey.
— Non saprei. Non possiamo escluderlo, ma se io fossi il Signore Oscuro e avessi un oggetto così potente vorrei tenerlo quanto più vicino possibile in modo da tenerlo sotto controllo.
Thunder aveva smesso di ascoltare e riusciva a pensare solo a una cosa: se davvero Grindelwald puntava a usare le Creature magiche come armi, nulla sarebbe stato più prezioso per lui degli animali di Newt. La piccola parte di lei che riusciva ancora a percepire la presenza di un dio pregò che il Magizoologo avesse ricevuto il suo ultimo avvertimento e l'avesse ascoltata, perché se avesse provato a cercarla di certo avrebbe portato con sé la sua valigia e avrebbe fatto il gioco di Grindelwald. Non poteva permettere che... si sentì mancare il fiato e l'istante successivo Emily aveva in mano la bacchetta, Audrey la guardava in modo strano e lei aveva dimenticato il suo ultimo pensiero. Iniziava a capitarle un po' troppo spesso. Pensò a come Tina tentava di tenere a freno i pensieri quando non voleva che Queenie entrasse nella sua mente: non era mai stata troppo brava, alla fine cedeva sempre. A parte gli ultimi giorni, certo.
— E se il fatto che Umbra sia diventato Primo Incantatore giocasse a nostro favore? — azzardò.
Emily la guardò stringendo gli occhi. — Che intendi?
— Adesso Umbra è Indovino e Primo Incantatore contemporaneamente. È praticamente la persona più potente dell'esercito, avrà accesso a tutto il Quartier Generale, incluso il luogo in cui si trova il nostro manufatto. Ammesso che il Signore Oscuro lo tenga qui, ovvio.
— D'accordo, ma... nessuna di noi è Umbra, no?
— O magari sì! — Audrey si illuminò e battè le mani. — Datemi dieci minuti.
Audrey si gettò il mantello sulle spalle e corse fuori dalla grotta. Le altre due rimasero sole e per qualche minuto Emily si limitò a sorseggiare la sua tisana in silenzio.
— Perché è così ossessionata da Newt, comunque? Sembra che colga ogni occasione per fare riferimento a lui. — osservò Thunder.
Emily abbassò quasi impercettibilmente lo sguardo. — Non farci troppo caso. È una brava ragazza, ma la vita l'ha resa insicura e a volte tende a essere un po' gelosa.
— Gelosa? Di Newt?
— No.
Emily non aggiunse altro, e Thunder decise di non insistere.
I successivi minuti furono avvolti da un nuovo silenzio. Lo sguardo di Emily indugiava spesso sull'uscio e si sarebbe detto impaziente, se Emily fosse stata in grado di provare un simile stato d'animo. Thunder si alzò e si avvicinò a una pila di romanzi. Si chiese come avesse fatto Emily ad accumularne così tanti, il Quartier Generale dei Grindelwaldiani non le era sembrato esattamente il tipo di luogo che tollerasse le biblioteche. E soprattutto non una simile biblioteca: il Mondo Magico non aveva mai prodotto grandi romanzieri, quindi erano i libri No-Mag ad abbondare: riconobbe inglesi, americani, francesi, russi e ovviamente tanti, tantissimi classici greci e latini. Stava per esaminare una copia del De beneficiis quando Audrey tornò. Aveva con sé la boccetta che conteneva ciò che rimaneva della Pozione Polisucco che aveva usato durante la competizione.
— Ben fatto, — concesse Thunder.
— Essere la pozionista di Grindelwald ha i suoi vantaggi.
— Così avremo accesso a ogni singolo cunicolo. — Emily sembrava sinceramente colpita. — Dovremo stare molto attente, non è un piano semplice, ma ammetto che se riusciamo il successo di Umbra diventa praticamente la vittoria di Pirro.
Thunder pensò di aver sentito male: — Di chi?
— Pirro, l'antico re dell'Epiro — spiegò Audrey, senza riuscire a trattenere un sorriso compiaciuto. — Intende dire che la vittoria di Umbra è servita praticamente più a noi che a lui.
Emily trattenne il fiato e la guardò come se avesse appena visto un gruppo di cuccioli di Crup e Kneazle eseguire un bellissimo madrigale polifonico a quattro voci. 
— Che c'è? — disse Audrey. — Ti ascolto quando parli.
— Voi due passate davvero troppo tempo insieme — commentò Thunder.
Audrey stava senza dubbio per rincarare la dose aggiungendo nuove informazioni sul re dell'Epiro e Thunder stava per offrirsi di bere la Pozione Polisucco e trasformarsi in Umbra, ma le loro voci furono subito stroncate da un suono stridente e assordante proveniente dai loro collari. Sapevano perfettamente cosa significasse, e sapevano che le loro orecchie avrebbero continuato a essere torturate finché non avessero risposto alla chiamata: era il momento di tornare sul campo di battaglia.
— Tenete d'occhio Umbra durante la battaglia, — disse Thunder. — La nostra priorità assoluta è riuscire a strappargli un capello.

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