Due parole

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So I walked into the haze
And a million dirty waves
Now I see you lying there
Like a lilo losing air
(Foals, Spanish Sahara)

Thunder sorrideva ancora quando il suo istinto scattò. Fu così repentino che non avrebbe saputo dire cosa avesse attirato la sua attenzione, se una nota fuori posto nel boato del vento, un movimento di troppo al margine del suo campo visivo, un odore sconosciuto o troppo familiare nell'aria. Avrebbe voluto liquidare quella sensazione, chiamarla paranoia e continuare a camminare, ma dentro di lei scalpitava un'Auror che aveva già provato quello stesso formicolio alla nuca, quello stesso peso sull'addome, e non si era mai sbagliata. Sfoderò la bacchetta e osservò l'ambiente attorno a sé: la sporgenza rocciosa su cui si trovava era a malapena abbastanza grande per i suoi piedi; alla sua destra la bianca parete frastagliata svettava minacciosa, la vegetazione scura che la macchiava in più punti; alla sua sinistra, onde rabbiose color ardesia. Se davvero una minaccia incombeva, non avrebbe avuto alcuna via di fuga. L'unica cosa che poteva fare era spostarsi, risalire la scogliera il più in fretta possibile, guadagnare spazio. Accelerò il passo, appoggiandosi alla parete rocciosa per non cadere e respirando a fondo per non cedere al panico, e per un attimo credette che sarebbe riuscita a salire in tempo.
  E poi di nuovo quel formicolio.
  Non le restava che aggirare una lieve sporgenza, poi il percorso sarebbe continuato in salita fino al prato: non era lontano, riusciva già a vedere la macchia viola di un'orchidea solitaria che la chiamava, le prometteva salvezza. Ma si fermò. Non era la mossa più furba, ma era l'unica possibile. Quando sentì un lieve rumore di passi ne ebbe la conferma: qualcuno l'aveva seguita.
Un'ombra si stagliò contro la roccia calcarea e Thunder indietreggiò, mentre una figura ammantata di nero aggirava la sporgenza davanti a lei. Il volto era coperto, ma non aveva bisogno di vederlo per sapere che si trovava di fronte a Umbra.
Non si mosse: tornare indietro avrebbe significato condurlo direttamente da Audrey ed Emily, e non aveva alcuna intenzione di mettere a repentaglio le loro vite. Lei si era fatta scoprire, lei avrebbe posto fine a quella storia.
Strinse la bacchetta più forte e piegò le gambe, mettendosi in posizione da combattimento. Sapeva che lo scontro era inevitabile, ma non pensava che l'avrebbe colta così, sola, di ritorno da un raro momento di speranza. Il calore che aveva sentito fino a qualche momento prima e il sorriso che Umbra le aveva spento le fecero venire voglia di lottare ancora più ferocemente. Fu la prima a colpire, ma Umbra deviò lo Schiantesimo senza alcuna difficoltà. Lei non si diede per vinta, tentò ancora e ancora e ancora, ma Umbra non commetteva errori; non importava quante raffiche di incantesimi fuoriuscissero dalla bacchetta di Thunder, Umbra era sempre pronto a deviarle e a rispondere con Maledizioni che Thunder non aveva mai sentito nominare, ma delle quali era sicura di non voler conoscere l'effetto. Con un lieve movimento del polso fece esplodere parte della parete rocciosa, schegge impazzite saettarono verso Umbra ma lui evocò una barriera intorno a sé prima che anche solo un granello di polvere potesse toccarlo. Thunder gridò di frustrazione, Umbra ne approfittò. Colse all'ultimo momento con la coda dell'occhio quattro filamenti argentei che si avvicinavano ai suoi polsi per ghermirli e subito scattò all'indietro e lanciò un incantesimo di taglio. Le sottili catene caddero a terra e si dissolsero, ma Thunder perse l'equilibrio. Il suo corpo improvvisamente sembrò troppo leggero, sentì la sensazione di vuoto mentre si sbilanciava all'indietro.
  — Carpe retractum! — urlò nel vento.
Le nuvole in cielo si aprirono. Una corda brillò al sole come oro mentre dalla punta della sua bacchetta saettava verso la scogliera. Thunder continuò a precipitare e si disse che era stata troppo lenta, che non sarebbe mai riuscita a trovare un appiglio. Chiuse gli occhi e si preparò a essere accolta dal vuoto. Poi la corda dorata si tese e lei rimase sospesa. Aprì lentamente gli occhi, incredula. Si issò sulla sporgenza di pietra e agitando la bacchetta fece sparire la corda che le aveva salvato la vita. Si sforzò di nascondere la nausea e lo stordimento che lottavano per avere la meglio su di lei e da qualche parte riuscì a trovare la forza per lanciare a Umbra uno sguardo di sfida. In quel momento i suoi occhi intercettarono una lama di luce, il riflesso di un raggio di sole. Abbassò lo sguardo per cercare la fonte di quel lampo e lo vide: al polso che reggeva la bacchetta, stretto intorno al pesante tessuto nero di un guanto, Umbra portava un orologio. No, non un orologio. Un piccolo specchio rotondo. Quel bastardo aveva uno specchio divinatorio portatile. Thunder sputò a terra.
— Tu proprio non sei in grado di duellare ad armi pari, vero? Lo sai anche tu che non puoi vincere senza imbrogliare.
Umbra non accusò il colpo, rimase muto, la bacchetta puntata contro di lei e pronta a scattare. Probabilmente sapeva già perfettamente quale sarebbe stata la sua prossima mossa, prima ancora che lei stessa potesse pensarci. Come sconfiggi una persona che prevede il futuro? Di certo non con la strategia. Doveva portarlo allo stremo, doveva essere più resistente di lui. Urlò e iniziò a lanciare un incantesimo dopo l'altro, mirando sempre e solo allo specchio, senza dare il tempo a Umbra di abbassare lo sguardo sul polso. Ignorò la stanchezza, ignorò le forze che fluivano via a una velocità preoccupante. La sua mira si faceva sempre meno precisa, il braccio destro era in fiamme e ogni muscolo la implorava di fermarsi, ma lei era concentrata solo sul continuare a lanciare un altro incantesimo, qualsiasi incantesimo, alla massima velocità possibile. Ciò che contava era che Umbra non avesse respiro. All'improvviso, in mezzo al frastuono della battaglia, giunse alle sue orecchie il suono di un vetro infranto: il suono più bello del mondo. Il tempo si fermò. Umbra e Thunder rimasero immobili, le bacchette puntate l'una contro l'altra, l'una stremata, l'altro privo del suo unico vantaggio.
— Basta così, Thunder.
La sua voce sottile e penetrante era un graffio nel tessuto del mondo. Thunder abbassò la bacchetta, non perché avesse particolare intenzione di assecondare il suo avversario ma perché i muscoli del suo braccio avevano ceduto contro la sua volontà. Li odiò per questo. Anche Umbra abbassò la bacchetta e fece un passo verso di lei.
— Non voglio ucciderti.
— E cosa ti dice che non voglia farlo io? Senza i tuoi trucchetti non vali niente.
— Puoi mettermi alla prova, se ci tieni così tanto. Ma ti consiglio di non sbagliare: ho già parecchie storie sul tuo conto da raccontare al Signore Oscuro.
Thunder cercò un volto o anche solo una traccia di umanità sotto il mantello di Umbra, ma non riuscì a vedere altro che un nero profondissimo. — Per favore, vai dritto al punto. Che cosa vuoi da me?
Umbra si avvicinò a lei, e quando parlò la sua voce si fece ancora più bassa e tagliente: — Riuscirai nella tua impresa, Thunder. Ruberai il Cruorator.
— Il cosa?
— Lo sai benissimo.
Non riuscì a reprimere un brivido. Non aveva la più pallida idea di cosa fosse un Cruorator.
A meno che...
— Non fingere di non capire. Io so perché sei qui, l'ho visto e sono pronto a raccontarlo al Signore Oscuro. Così come sono pronto a dirgli che sei stata tu a prendere le mie sembianze dopo l'ultima battaglia, o che almeno ci hai provato. Non è andata molto bene, vero? — Umbra si voltò verso il mare e guardò in basso. — Sai, è un peccato che Dirus Gruber sia già stato giustiziato, era un bravo ragazzo. ma se parlo di cosa hai fatto e di quali sono le tue intenzioni, presto sarà in buona compagnia. 
Thunder ne aveva abbastanza. Raddrizzò la schiena e mantenne alto lo sguardo: — Potresti parlare? Bene. Perché non l'hai ancora fatto? Cosa stai aspettando?
— Sarebbe un peccato perdere una soldatessa così spietata, non trovi? Non apprezzo lo spreco di risorse, quindi ho pensato che forse la famigerata Thunder avrebbe preferito un accordo.
— Pensavo di averti chiesto di andare dritto al punto. Di cosa si tratta?
— Questo ci porta alla tua precedente domanda: non ho detto al Signore Oscuro che intendi rubare il Cruorator per un motivo molto semplice.
— Che sarebbe? — Thunder alzò la voce, sempre più impaziente. Umbra le dava l'impressione di un Kneazle che giocava con la preda. Non le piaceva. 
— Lo voglio anch'io.
Lo sciabordio delle onde e il boato del vento raccolsero quelle parole e per qualche istante non si udì altro suono.
— Così puoi sostituirti a Grindelwald?
— Vedo che inizi a capire. Gli obiettivi del Signore Oscuro sono buoni, il suo piano non lo è. — Fece una pausa e Thunder seppe che stava lottando per incamerare aria nei polmoni. Dunque ce l'aveva, un corpo. — Io potrei rendere il Bene Superiore una realtà, ma per farlo ho bisogno del Cruorator, — riprese. — Allora, sei con me?
Ovviamente no, idiota, pensò.  
— Non mi sembra saggio, — disse.
— Credo che la situazione non ti sia del tutto chiara: non ti sto chiedendo un consiglio, ti sto offrendo una scelta. Portami il Cruorator e resta al mio fianco mentre rendo questo mondo il luogo che le streghe e i maghi meritano davvero, un mondo finalmente libero dalla paura e dalla sofferenza, oppure resta a guardare mentre do a Grindelwald una buona ragione, anzi, due buone ragioni per gettarti giù dalla scogliera.
Thunder fece per rifiutare nuovamente, ma le parole si bloccarono appena prima di trasformarsi in suono.
Aspetta. La voce di Newt sussurrò tra i suoi pensieri. Aspetta. Le sembrò di averlo accanto e una stilettata di nostalgia la immobilizzò. 
Se Grindelwald voleva la valigia di Newt, perché non l'aveva semplicemente fatto assassinare per rubargliela? Rivide Umbra che si trasformava in Newt al torneo, ripensò al modo in cui lei stessa aveva reagito. Se davvero qualsiasi traccia di Tina fosse stata estirpata non avrebbe avuto neppure un sussulto, invece tutti avevano visto com'era andata realmente. Era stata davvero un'idea di Umbra quella di assumere le sembianze di Newt? Oppure era stata messa alla prova? Comunque fosse andata, lei stessa aveva servito a Grindelwald la prova che Newt Scamander era ancora il suo punto debole. All'improvviso tutto le fu chiaro: finché lui viveva, lei poteva essere controllata. Ma se quel giorno fosse morta nelle acque di Dover, se il suo corpo si fosse fracassato sulla pietra bianca, cosa avrebbe impedito a Grindelwald di ucciderlo e prendere ciò che voleva?
L'unico modo per salvarlo era accettare la proposta di Umbra, ma sentiva che farlo avrebbe significato condannare il Mondo Magico e quello non magico a una sorte persino peggiore del regime di Grindelwald.

Dunque è a questo che si riduce tutto, Newt? Scegliere tra la nostra vita e la salvezza del mondo intero?

Aspetta.

No, è una scelta impossibile.

Ci deve pur essere una terza via...

Aspetta.

— Perché non te lo prendi da solo, il tuo Cruorator?
— Ho visto anche nel mio futuro: se provo a prenderlo, fallirò. Ma se sei tu a farlo le probabilità di riuscita si alzano a dismisura.
Il tempo scorreva e nessuna delle due opzioni accennava a diventare meno atroce dell'altra ai suoi occhi.

Newt o il mondo intero?

— E va bene, lo ruberò per te.
— Sapevo che alla fine avresti preso la decisione giusta.

Non si diede nemmeno il tempo di pensare. Umbra si voltò, la roccia si colorò di verde per una frazione di secondo, Thunder sentì la sua voce recitare due parole che quando era diventata Auror aveva promesso di non pronunciare mai.
Sentì a stento il suono del corpo di Umbra che precipitava giù dalla scogliera: le sue orecchie erano ancora piene del suono di quelle due parole.

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