Nemici

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Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura.

(Sun Tzu, L'arte della guerra)

Thunder aveva spesso pensato a quanto fosse curioso che, con tutti gli incantesimi che erano stati inventati nel corso della Storia della Magia – da quelli che facevano levitare gli oggetti a quelli che potevano condannare un essere umano a torture eterne – a nessuno fosse mai venuto in mente di cercare un modo per arrestare con la magia i colpi delle armi No-Mag. Incantesimi di protezione particolarmente potenti potevano contrastare le peggiori Maledizioni, eppure non potevano niente contro una pallottola. La verità era che a nessuno, nel corso della Storia della Magia, era mai venuto in mente che esistesse un'alternativa al nascondersi dai No-Mag – Fatta eccezione per una strega di New York, che aveva bisogno di te e che tu hai abbandonato, le ricordò la sua coscienza, che a volte osava ancora intervenire, e che tale alternativa fosse combatterli.
Tina, come tutti, pensava che lo Statuto di Segretezza fosse un modo per proteggere i No-Mag da qualcosa che non potevano capire. Thunder, invece, era lì, sul campo di battaglia, nell'attimo di assoluto silenzio che precede il caos; osservava la schiera di No-Mag armati che li fronteggiava a testa alta e non poteva fare a meno di chiedersi se fossero davvero loro quelli svantaggiati. Loro, che erano capaci di arrivare con l'intelligenza e con la tecnica dove i maghi e le streghe arrivavano solo con la magia. L'impresa di Grindelwald aveva una sua innegabile grandezza e tutti coloro che lo seguivano stavano contribuendo a cambiare il Mondo Magico per sempre. I libri di storia non sarebbero stati gentili con loro, ma Thunder provava una strana esaltazione al pensiero che, forse, il suo nome sarebbe rimasto cristallizzato tra quelle pagine. Ma cosa spingeva quella rivoluzione?
La paura.
Paura dei No-Mag, delle loro armi, e non viceversa.
Lei di certo doveva ricorrere a tutto il suo autocontrollo per non fuggire di fronte alle canne dei fucili, e percepiva dal silenzio teso che non era l'unica.
Persino Grindelwald ha paura, ha paura perché non conosce il suo nemico.
Aspettò che il collare le bloccasse il respiro per punire quel pensiero che le aveva attraversato la mente, ma non accadde. Grindelwald ha paura, pensò di nuovo, e il mondo intorno a lei sembrò cambiare colore.
Istintivamente si voltò a cercare Emily e Audrey per condividere con loro la sua intuizione, magari per scherzarci su. Ma era sola. Le sue amiche erano nelle retrovie, troppo preziose – Audrey con i suoi veleni ed Emily con i suoi segreti – per stare, come diceva Emily, tra gli hastati.

Quando si rese conto di aver pensato a loro come a delle amiche era già troppo tardi.

Cercò con lo sguardo Umbra. Non fu difficile individuarlo: in mezzo all'oceano scuro dei vestiti dei Grindelwaldiani, il nero del mantello che lo ricopriva interamente sembrava più profondo, più assoluto. Somigliava più a un'ombra che a un essere umano, si sarebbe detto che quel mantello avvolgesse non un vero corpo ma spire di fumo. Rabbrividì al pensiero che, se tutto fosse andato secondo i piani, prima del tramonto non solo avrebbe scoperto che aspetto avesse il volto del misterioso Umbra, ma l'avrebbe anche assunto su di sé per qualche ora. Accanto al Primo Incantatore, Grindelwald sorrideva. Ora però Thunder notava la tensione dietro quel sorriso, il modo in cui non arrivava mai agli occhi. Si voltò a guardarli, elegante e sicuro di sé. Il suo panciotto, venato da ricami di argento puro, sfavillò: sembrava vestito per un ballo più che per una battaglia. Non pronunciò alcun discorso, quell'unico dettaglio bastò: "sono nelle vostre mani," diceva, "non ho bisogno di difese perché voi siete il mio scudo, perché nessuno di voi esiterebbe a dare la propria vita per salvare la mia". Poi Il Signore Oscuro puntò in alto la bacchetta, i due eserciti corsero l'uno verso l'altro e i pensieri di Thunder si trasformarono in nebbia. Non importava quanto intensamente credesse nel Bene Superiore: anche lei, in quel momento, avrebbe dato la vita per il suo Signore.

Il suo sudore si mescolava a quello di altri Grindelwaldiani. Urla laceravano l'aria, le bruciava la gola. Il frastuono delle armi da fuoco e delle bombe era assordante e copriva il tonfo sordo dei corpi che cadevano, ma nulla poteva sovrastare l'odore metallico del sangue. Non avevano mai perso tanti soldati contro un esercito di No-Mag. Si strappò l'orlo del vestito per potersi muovere più agilmente e in quell'unico momento di distrazione qualcosa la colpì di striscio; il braccio che reggeva la bacchetta sembrò prendere fuoco ma lottò con tutta se stessa per non abbassarlo. Non aveva bisogno di guardarsi la spalla per sapere che stava sanguinando, ma la sua bacchetta era tutto ciò che aveva, senza sarebbe stata completamente indifesa. Una ragazza No-Mag che non poteva avere più di vent'anni le puntò contro una pistola mirando alla testa, ma prima che potesse premere il grilletto fu colpita da un lampo verde e cadde. Thunder si voltò appena in tempo per vedere la bacchetta da cui era partito il colpo. La riconobbe in un istante.

— Mors tua vita mea, — disse la proprietaria della bacchetta. — Fasciati quella ferita, ti copro io.

Thunder credette di non aver mai sentito parole più dolci in vita sua. Si concesse appena il tempo di biascicare un — Ferula — prima di tornare a combattere al fianco di Emily. — Hai visto cosa stanno facendo? — urlò, tentando di sovrastare il boato della battaglia che infuriava intorno a loro. — Sono intelligenti, hanno una strategia ben precisa. Mirano alle braccia per toglierci la possibilità di usare le bacchette. Diffindo! — un enorme albero crollò bloccando il passaggio ai No-Mag che tentavano di avvicinarsi. Alcuni rimasero sotto il tronco. — E hanno anche un'ottima mira.

Buon Lewis, ci stanno massacrando, pensò, guardando gli avversari che superavano senza troppa difficoltà l'albero crollato. Possibile che il nostro Primo Incantatore non riesca a farsi venire una sola buona idea per tirarci fuori da questa situazione? Se lì ci fossi stata io, se non mi avesse sconfitta con l'inganno, avrei avuto molto più sangue freddo, avrei...

Emily, come se sapesse esattamente cosa stava accadendo nella sua mente, interruppe il flusso dei suoi pensieri: — Il capello, Thunder. Ricorda, la nostra priorità è il capello, non la vittoria.

Già, la Polisucco. Altro che Prima Incantatrice, altro che sangue freddo.
Eppure sapeva di non sbagliarsi su Umbra: le bastò guardarlo con un minimo di attenzione per notare quanto fosse mediocre la sua tecnica di combattimento: si limitava a lanciare tutti gli incantesimi che gli venivano in mente in successione, non si preoccupava di adattarli alla situazione o all'avversario e a volte sembrava dimenticarsi completamente di mirare. Tina aveva visto Auror alle prime armi combattere con molto più cervello.
Non avrebbe potuto chiedere di meglio.

— Coprimi ancora per un momento, ti va? — disse a Emily, che obbedì senza aggiungere una parola.

— Petrificus totalus, — sussurrò, e Umbra si immobilizzò. Immediatamente un No-Mag puntò la sua arma, si sentì uno scoppio, un fiotto rosso scuro macchiò il mantello d'ombra del Primo Incantatore.

Come Thunder si era aspettata, quasi immediatamente vide Audrey farsi largo tra i Grindelwaldiani, piegandosi per non essere colpita: — Fatemi passare! — diceva. — Pozionista, devo prendere il ferito. Ordini del Signore Oscuro.

Audrey sollevò il corpo di Umbra con un incantesimo e prima di portarlo via gettò nella loro direzione uno sguardo così rapido che per chiunque altro sarebbe stato impossibile da cogliere. Emily disse qualcosa su quanto la trovasse coraggiosa, ma parlò a voce così bassa che Thunder sospettò di averlo solo immaginato.

La battaglia non terminò che dopo ore e l'esito non fu positivo. Da quando Thunder era arrivata non aveva mai visto l'esercito di Grindelwald sconfitto, al punto che aveva iniziato a dare la vittoria per scontata; si era a abituata ai festeggiamenti dopo la battaglia, agli elfi domestici che preparavano prelibatezze di ogni tipo per rifocillare l'intero esercito, ai discorsi di trionfo. Quel giorno non accadde nulla di tutto ciò. Si ritirarono nel silenzio più assoluto, mantenendo alte le bacchette per sollevare a mezz'aria la massa di corpi inermi che li seguiva come un orribile monito. Tornarono a Dover a piedi e quando arrivarono erano allo stremo, ma occorreva resistere per onorare i compagni caduti.
I funerali furono ancora più mesti del solito, e quando i viventi pronunciarono la frase di rito – la loro morte non sarà vana – l'eco restituì voci tragicamente esili e poco numerose. Avevano perso contro un esercito di No-Mag. Grindelwald non faceva che ripetere quanto i maghi fossero superiori, aveva fondato la sua intera missione su quell'idea, aveva cementificato il suo esercito intorno a quella certezza. E ora? 

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