Un fiore in mezzo alla cenere

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With a whisper, we will tame the vicious seas
Like a feather bringing kingdoms to their knees
(Sydney Rose, Turning Page)

Quando Emily citò Virgilio e la roccia si spostò per lasciar intravedere una quantità assurda di cianfrusaglie illuminate dai bagliori tremuli delle candele, Thunder si sentì come se fosse finalmente tornata a respirare. Era passata poco più di una settimana da quando erano state al rifugio l'ultima volta, ma le era parsa un'eternità. Respirò a pieni polmoni l'odore delle foglie di tè e tutti i ricordi che portava con sé, e per una frazione di secondo lasciò che quella sensazione la pervadesse e la inebriasse. Rischiava la vita e l'anima quasi tutti i giorni, non riusciva a liberarsi del tutto della nostalgia né a capire se volesse davvero farlo, Umbra non aveva fatto ancora la sua mossa nonostante fosse in evidente vantaggio, ma in un luogo così colorato, in mezzo a tutte quelle pile di romanzi, le sembrava che quei fantasmi non potessero raggiungerla. Poi i ricordi iniziarono a farsi via via più cupi, e prima che potesse fermarli corsero verso l'ultima volta che aveva respirato l'aria di quel posto. L'istinto guidò i suoi occhi verso Audrey, che sembrava lottare contro una forza che la immobilizzava, troppo turbata per entrare, troppo legata a ciò che quel posto rappresentava per andarsene; lo stesso ricordo aleggiava sul suo volto, lo macchiava come una pennellata nera su un ritratto. Di colpo tutti i suoi lineamenti si congelarono in quell'immobilità dolorosa che Thunder aveva sperato di non rivedere mai più su di lei.
Emily le prese la mano lentamente, con delicatezza, per non strapparla all'incantesimo troppo in fretta. Un istante di indecisione. Audrey venne avanti, l'ombra sul suo viso dissolta, almeno per il momento. Un altro fiore nato in mezzo alla cenere.
Si sedettero ed Emily servì uno strano tè che in qualche modo riusciva a sapere contemporaneamente di vaniglia e di muco di vermicoli. A volte i britannici si sentivano davvero legittimati a oltrepassare ogni limite. Tentò di allontanare la tazza dalle labbra ma Emily la trapassò da parte a parte con il più letale dei suoi sguardi da inglese oltraggiata e lei riprese a bere. In quel momento fu felicissima di essere quasi del tutto sicura che Emily non avesse intenzione di avvelenarla. A dire il vero, più si abituava al sapore più quell'intruglio rivelava note sorprendentemente gradevoli.
Sorseggiarono il tè senza dire niente per qualche minuto, e Thunder sentiva nella tensione di quel silenzio che tutte e tre stavano tentando di mettere in fila le parole giuste per introdurre i discorsi che aleggiavano su di loro più minacciosi di un Lethifold.
Audrey fu la prima a rinunciarci e ad andare dritta al punto: — Umbra?
— Niente, — rispose Emily. — Continua a comportarsi come se non fosse mai successo nulla. Penserei di aver sognato tutto, se non fosse per voi. E come se non bastasse si fa vedere poco in giro, anche meno del solito, quindi non riesco a tenerlo d'occhio, non ho modo di scoprire se nasconde... ma in compenso ho sentito altre voci piuttosto interessanti.
Thunder svuotò la sua tazza e si versò altro tè. — Che voci?
— Noi sappiamo che durante l'ultima battaglia non c'era Umbra a guidare l'esercito, no? Ma tutti gli altri hanno creduto alla versione ufficiale dei fatti, pensano che l'impostore sia entrato in scena soltanto dopo.
— Questo non mette il nostro Umbra in una posizione particolarmente favorevole, immagino — disse Thunder.
— Per niente. Sempre più persone iniziano a pensare che sia stato lui la causa della sconfitta e che non meriti il ruolo di Primo Incantatore. Dicono che il modo in cui ha vinto il torneo è stato ingiusto, che il Signore Oscuro ha favorito attivamente la sua vittoria e, udite udite, dicono che in realtà la Prima Incantatrice saresti dovuta essere tu, Thunder.
— Non riesco a crederci, quindi sul serio qui dentro esiste ancora qualcuno in grado di produrre un ragionamento sensato? — si intromise Audrey. — E in totale autonomia, per giunta!
— Può darsi. — Emily trattenne a stento un sorriso. — Se ci pensate, è una gigantesca falla nel sistema: il Signore Oscuro raccoglie consensi perché tratta tutti come eguali, dà la sensazione che chiunque possa raggiungere ruoli di spicco purché abbia sangue magico. Ma cosa accade quando i fatti dimostrano tutt'altro?
— Non mi dire che... — gli occhi di Audrey si illuminarono.
Emily annuì. — Ho buoni motivi per credere che alcuni si stiano organizzando. Che si stia formando un gruppo di...
Thunder fu rapida a cancellarle un pezzo di memoria prima che il collare si stringesse. Emily inspirò a fondo e Thunder seppe con certezza quale fosse la parola che non era riuscita a pronunciare.
Il sorriso che le stava incurvando le labbra si spense prima ancora di riuscire ad arrivare agli occhi. — Ma allora ha ancora meno senso che Umbra non parli. Potrebbe uscire da questa situazione in qualsiasi momento, perché non lo fa? E nessuno venga a parlarmi di scrupoli morali, sappiamo benissimo tutte e tre che non è quello.
Nel silenzio che seguì, Audrey fissò gli occhi nei suoi come se la stesse vedendo per la prima volta. — Non ci hai mai detto cosa è successo quel giorno dopo la battaglia, comunque, — disse. — D'accordo, ci siamo potenzialmente inimicate lo scagnozzo personale del Signore Oscuro, ma almeno ne è valsa la pena, vero? Hai trovato l'aggeggio, vero? Ti prego, dimmi che ne è valsa la pena.
Thunder si morse il labbro. — Sì. No. Avrei voluto parlarvene...
— Sì o no? — la incalzò Emily, che improvvisamente si era fatta più attenta.
— Non ho il manufatto. Mi dispiace, Grindelwald è arrivato prima che potessi escogitare un modo per... — un piccolo vuoto nella memoria, il familiare istinto di inseguire un ricordo che non esisteva più, Audrey che rimetteva a posto la bacchetta. Si ricollegò alle ultime parole che ricordava  di aver pronunciato. — Non ho il manufatto. Però credo di aver scoperto dove si trova.
Audrey batté le mani una volta: — Viva Merlino, sapevo che c'erano notizie succose!
Thunder fece apparire un foglio e una penna e ripercorse con l'inchiostro la strada che aveva memorizzato. Parlò di come aveva seguito il suono delle onde, ricordò la luce, poi il cortile, le colonne... le gabbie. — Al centro del cortile ho percepito un accumulo di Magia Oscura, — spiegò, — e guardando meglio ho visto una stanza.
— Una stanza?
— Una sorta di deposito, proprio lì, sotto il livello del cortile. Da quel punto si vedeva a malapena, ma sono sicura che esista un modo per accedere da sotto, dalle gallerie.
— Ma come fai a sapere con certezza che l'aggeggio sia lì? L'hai visto?
— No, ma ho visto cosa conservano in quel deposito. Ci sono... parti di animali.
Emily trattenne il fiato: — Che intendi?
— Intendo animali smembrati. — Thunder iniziò a giocherellare con il manico della sua tazza e rivolse tutta la sua attenzione a quel gesto per non pensare al significato delle parole che stava pronunciando. — Disposti sugli scaffali come normalissimi ingredienti per le pozioni: zampe, occhi, ali, sangue... magari sangue di drago, perché no. Il sangue di drago è prezioso e il manufatto che cerchiamo unico, pensate che correrebbero il rischio di spostare una di queste due cose da una parte all'altra del Quartier generale per poterla usare? No, io dico che dove c'è il sangue, lì c'è anche quello che cerchiamo.
Emily osservò la mappa improvvisata che Thunder aveva tracciato e indicò un punto poco distante dal percorso. — Credo di aver capito dove si trova. Questo è il posto dove ci siamo nascoste, ricordi? — Thunder vide Audrey trasalire, ma fu una reazione talmente fulminea e silenziosa che si convinse di averla immaginata. — Dove ci siamo nascoste dopo che il Signore Oscuro ha lanciato l'allarme impostore, — precisò Emily. — L'ala in cui si trova il cortile delle gabbie non è molto lontana, ma nessuno può accedervi a parte il Signore Oscuro e il Primo Incantatore. È già un miracolo che tu sia riuscita a uscirne indenne una volta, ma dopo quello che è successo avranno sicuramente rafforzato la sicurezza, aggiunto trappole, incantesimi di protezione... vedrò se posso scoprire qualcosa, ma questa volta dobbiamo prestare molta attenzione. Non possiamo permetterci altri errori.
— Questo significa che abbiamo una pista, — disse Audrey. 
Emily annuì: — Sì, abbiamo una pista.
Audrey esultò: — Cave; nam sum bravus, et idèo potèns! — incespicò tra le parole, ma sembrava aver aspettato tutto l'incontro per poter pronunciare quella frase.
— È un buon tentativo, ma in realtà in latino non esiste la parola... — Emily si bloccò di colpo. Guardò Audrey e la sua espressione si addolcì. — Dove hai trovato questa frase?
— In... Beda il Venerabile?
Thunder si rese conto di quanto si fossero imporporate le guance dell'amica e pensò di darle man forte: — Ah sì, credo di averlo letto anch'io! Molto illuminante, la sua... storia.
Emily rise e ogni parte di lei sembrò brillare. Le donavano, quei fugaci momenti di gioia. — Lo sai che non hai bisogno di citare cose in latino per fare colpo su di me, vero?
Un silenzio. Uno scambio di sguardi. Come fanno ad avere ancora dubbi?
Questa volta fu Audrey a emettere un suono strozzato simile a una risata. Abbassò lo sguardo in un tentativo disperato di nascondere l'imbarazzo, poi guardò Thunder come per chiederle: "sta succedendo davvero?". — E va bene, non era Beda il Venerabile. L'ho presa dal mio libro preferito.
  — Frankenstein, vero? Un libro Babbano.
Thunder ricordava vagamente di essersi imbattuta in quel libro da bambina e di esserne rimasta terrorizzata. Quando ancora non conosceva l'aspetto dei veri mostri, i più pericolosi.
— Certo, nominatemi un solo mago che sappia scrivere narrativa.
— Apuleio, — disse immediatamente Emily.
— Sopravvalutato, — rispose Audrey.
Emily premette le labbra una contro l'altra, come per impedirsi fisicamente di rispondere.
— Shakespeare? — tentò Thunder.
— E va bene, va bene. Quali sarebbero allora i vostri libri preferiti, visto che siete esperte di critica letteraria?
— L'Eneide. — Emily arrossì. — Lo so, lo so, dovrei allargare i miei orizzonti.
La Valle della Paura, — disse Thunder senza pensarci due volte.
— Sherlock Holmes! E avete il coraggio di chiamare me babbanofila? 
Se non altro, riuscirono a chiudere quell'incontro con una risata.
— A dire il vero, forse hai ragione. La letteratura Babbana è piena di tesori. — Emily agitò la bacchetta e un libro fluttuò sulle loro teste fino a posarsi sulle gambe di Audrey. — L'hai letto questo?
Thunder decise che la cosa migliore che poteva fare in quel momento era lasciarle parlare. Si alzò in piedi e mise a posto la sua tazza: — Ora devo andare, ma terrò gli occhi aperti su... quello che abbiamo detto prima. Grazie per il tè, Emily.
Uscì dal rifugio e camminò velocemente lungo la scogliera: quel tratto le creava sempre un senso di disagio, si sentiva esposta, osservata. Si abbassò il cappuccio sul volto e lo mantenne con una mano per evitare che il vento glielo strappasse; sotto la stoffa nera, Thunder sorrideva.

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