Che Dio mi aiuti a non prendere il male dal male, ma il bene dal male.
(William Shakespeare, Otello)
Era risoluta a non andare, ovviamente. Le sembrava la decisione più coerente. O forse la più semplice: un nuovo istinto bucava di tanto in tanto la nebbia che le riempiva la mente per avvertirla di non fidarsi di nessuno, di allontanarsi, perché in fondo era sempre stata sola al mondo ed era giusto così, e aveva intenzione di affidarsi a quelle intuizioni. Presentarsi a una riunione di un gruppo di ribelli con un assurdo nome in latino le sembrava la scelta meno sensata possibile, nient'altro che un rischio inutile e un ancor più inutile carico di pensieri chiassosi e complicati.
Come si ritrovò di fronte alla parete di roccia a sussurrare di nuovo al vento un verso di Virgilio, fu un mistero anche per lei. Un mistero che sarebbe stato forse doloroso provare a spiegare, e lei aveva chiuso con il dolore.
La riunione era già cominciata: la roccia la lasciò passare e subito fu investita da decine di voci che dibattevano animatamente. Tutto in perfetto stile Emily: quando aveva scoperto che si stava formando un gruppo di ribelli, lo Spettro non aveva perso tempo a farseli amici, e poco a poco le loro riunioni a tre si erano trasformate in comizi. Il rifugio era diventato più grande e più ordinato e Thunder non ci aveva più messo piede. Come avrebbe potuto? Troppe cose erano cambiate.
Avanzò. Appena si accorsero della sua presenza, i ribelli tacquero e si guardarono l'un l'altro disorientati, come se una forza invisibile li avesse improvvisamente obliviati tutti. Il suo sguardo riconobbe alcuni dei volti con cui aveva condiviso il campo di battaglia: un mago vestito di viola con i capelli e gli occhi chiarissimi, una ragazzina che non doveva avere più di diciassette anni, una strega così alta che il suo cappello di pelliccia quasi accarezzava il soffitto e... la vecchia Judith. Si era sparsa la voce che avesse perso il senno a causa delle torture subite, invece sembrava più lucida che mai. Cercò di non guardarla troppo a lungo.
Tutti quegli occhi la fissavano, incerti. Non si fidavano di lei? Impossibile, erano stati loro a volerla come Prima Incantatrice. No, quelle persone la temevano. Thunder si posizionò nell'angolo più buio, incrociò le braccia e attese.
Claudicante all'inizio, poi nuovamente violenta, la discussione riprese.
— Stavo dicendo, — Emily sospirò e fece scorrere lo sguardo su tutti i presenti. — Audrey è l'unica che può farlo. Non perché non mi fidi di voi, ma perché so che lei ha le qualità di cui questa missione ha bisogno.
— Ma morirà! — protestò la vecchia Judith. — Non possiamo mandare una donna incinta a morire.
— Non sappiamo se morirà.
— È un atto di tradimento, cosa impedirà al collare di strangolarla? — osservò un'altra voce proveniente dal lato opposto della calca. Un coro si levò prontamente a sostegno di quell'osservazione.
Thunder non intervenne, ma si fece attenta: perché a tutte quelle persone corrotte dalla Magia Oscura importava così tanto della vita di Audrey?
— Amo questa strega più della mia stessa vita. — Emily, la testa alta e il volto granitico, sembrò lanciare una sfida al mondo con la sola forza di quelle parole. — Pensate che la manderei a morire se non fossi assolutamente certa di quello che dico?
Nel silenzio che si creò, Audrey, che fino a quel momento era rimasta in disparte con un'espressione indecifrabile, finalmente parlò: — Emily ha ragione. Sono stata amica di Thunder e abbiamo parlato delle nostre vite passate — non guardò nella sua direzione nemmeno quando pronunciò il suo nome, come se non si fosse accorta del suo arrivo. Thunder non riuscì neppure a biasimarla come avrebbe voluto. — Conosco indirettamente Scamander e gli altri e so come conquistare la loro fiducia.
Scamander? Che c'entra Scamander? Che vogliono fargli?
— Perché non ci mandiamo Thunder, allora? — suggerì la ribelle più giovane, prima di diventare paonazza e costringere Emily a correre da lei per cancellarle la memoria.
— Sei impazzita, la Prima Incantatrice? Vuoi che Grindelwald ci scopra? — disse qualcuno.
La strega che aveva appena parlato si fece avanti e fronteggiò Emily con un'espressione intelligente e severa intagliata nei lineamenti ambrati del bel viso. Thunder intuì che doveva trattarsi del capo dei ribelli dal modo in cui calamitò su di sé tutti gli sguardi. Tutti tranne quello di Audrey, che invece sembrò improvvisamente affascinata dall'orlo del suo mantello. — Emily, capisco il tuo punto di vista, — continuò la strega, — ma con tutto il rispetto, tra i Contubernales ci sono streghe e maghi molto più forti che darebbero la vita per evitare che quella valigia arrivi qui e... — la sua voce si arrochì e almeno cinque persone, oltre a Emily, si lanciarono in suo soccorso. Lei le fermò con un cenno della mano senza scomporsi, deglutì lentamente, attese che la stretta del collare passasse e appena fu di nuovo in grado di respirare riprese come se nulla fosse accaduto: — Dovremmo dare la possibilità a qualcun altro di mettersi alla prova e lasciare in pace la pozionista.
Thunder strinse i pugni. Quindi Emily aveva parlato del Cruorator a tutte quelle persone, anche se avevano concordato che sarebbe stato meglio attendere. Registrò quell'informazione ma non provò rabbia, riuscì solo a ripensare alle parole del Signore Oscuro: "Posso fidarmi di te, Thunder?". Se lui avesse scoperto che tutte quelle persone erano a conoscenza del segreto che le aveva personalmente affidato, come si sarebbe salvata?
Una voce maschile interruppe i suoi pensieri: — Perché non proviamo semplicemente a impedire che vengano qui? — a parlare era stato il mago con gli occhi e i capelli chiari.
— Ma abbiamo bisogno di rinforzi! — obiettò la strega più giovane.
— Li troveremo in un altro modo! Non possiamo rischiare di far arrivare qui esattamente ciò che il Signore Oscuro sta cercando. — le ultime parole del mago si spensero in un rantolo che subito fu coperto da un'altra osservazione:
— Potremmo rubare la valigia quando saranno arrivati qui.
— E come ci assicuriamo che vengano?
— Questo piano non ha senso, dovremmo semplicemente convincere tutti a...
— Non verranno mai, nessuno sarebbe così stupido!
— ... disertare.
— Se Emily pensa che verranno, allora verranno.
— Mettiamoci in contatto con gli Auror, vendiamo la nostra...
— Come facciamo se muore prima ancora di arrivare a New York?
— Appunto, non funziona!
— Non ci può andare lei, dovrebbe farlo... —Ma sì che può! Chi meglio di lei potrebbe...
— Thunder. — la chiamò Emily, sovrastando tutte le altre voci. Di colpo, tutto tornò a essere silenzioso. — Tu cosa ne pensi?
Thunder misurò attentamente le parole, evitando di concentrarsi su tutti gli occhi che si erano posati su di lei. Anche nella sua mente era piombato quel silenzio, e avrebbe volentieri evitato di turbare la quiete. Si sforzò di farlo comunque. I pensieri tornarono a fiorire, li lasciò scorrere senza avvertire alcuna emozione. Ma anche in tutto quel gelo, non poteva fingere di non sapere cosa sarebbe accaduto, di aver dimenticato come leggere, anche senza vederla, la persona che un tempo aveva imparato a conoscere meglio di se stessa. — Scamander verrà. E anche gli altri. Non c'è persona al mondo che possa impedirglielo. Verrà, e porterà la guerra a Dover.
— Ma non possiamo permettere che porti anche la valigia — la incalzò Emily. — Chi dovremmo mandare a New York per impedirglielo? Sono la tua famiglia, Thunder. Ricordati di loro.
Thunder si prese un istante per riflettere. Quello che le stavano chiedendo era un modo per spezzare il cuore del Magizoologo, per portarlo lontano dalla sua famiglia. In effetti, un modo c'era. Era rischioso, ma c'era. Sarebbero sopravvissute, tutte quelle Creature, se nessuno si fosse preso cura di loro? Non lo sapeva. Ma l'alternativa era la tirannia. — Scamander alloggia nell'appartamento in cui vivevo con Queenie. Vi dirò dov'è.
Si fermò un istante a riflettere su cosa avrebbero potuto pensare gli altri di un mago che vivesse in un appartamento insieme a due streghe e si affrettò ad aggiungere: — Per motivi di ricerca, naturalmente. È una sistemazione temporanea.
Nessuno dei presenti mostrò il minimo cenno di sorpresa o imbarazzo. Ripensò a quando Newt decantava le lodi della Comunità Magica britannica per farla innervosire, a quando sottolineava quanto fosse chiusa la mentalità americana rispetto a quella inglese, ma scartò quel ricordo prima che potesse farle del male.
— Almeno lo paga, l'affitto? — chiese Audrey.
— Ovviamente no. Cioè, non che non ci abbia provato. Ma non è di questo che stiamo parlando. Quello che sto cercando di dire è che non sarà lui ad aprire la porta, ma Queenie. E Queenie ha sempre desiderato un bambino suo. Vedendo una donna incinta in difficoltà non potrà che intenerirsi e lasciarla entrare. — Quando sentì la stretta al collo sobbalzò: non ci era più abituata. La ignorò, perché se ci riusciva il capo dei ribelli, la Prima Incantatrice non poteva mostrarsi più debole. E poi, se le avessero cancellato il ricordo, avrebbe perso il filo del discorso. — C'è un incantesimo che usavamo come insetticida, Queenie è in grado di riconoscerlo. Bisognerà usarlo in un momento in cui la valigia... — iniziò a vedere sfocato, ma non le importava. Era in grado di resistere. — ...la valigia sarà lontana. L'insetticida si attiva con il movimento e un secondo di troppo potrebbe essere fatale, quindi avranno solo il tempo di scappare, non potranno portare nulla con sé. Nemmeno... — si sentì improvvisamente leggera, i polpastrelli presero a formicolare, ma non si arrese.
— Basta, Thunder. È troppo! — stava dicendo Emily.
— Non serve provare a convincere Newt. Bisogna rendergliela fisicamente irraggiungibile.
— Thunder!
La sua voce ormai era solo un sussurro flebile, fischiante, che attraversava le vie aeree quasi per miracolo: — Deve farlo Audrey.
Lasciò andare il suo corpo insieme a quelle parole. Finalmente, tutto si fece buio.
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Unitevi a me... o morite
Fiksi PenggemarSequel di "Tu cerca di non farti investigare" Un misterioso assassino di Creature magiche si aggira indisturbato per il Mondo Magico, scivolando silenzioso nel nero della notte, e l'unico indizio è la sua firma, una "T". Nel frattempo, la ricerca di...
