La vittoria non è garantita. La vittoria può manifestarsi attraverso eventi prodigiosi, ma a questi si deve arrivare passando per la violenza, il dolore, il martirio, il sangue.
(R. F. Kuang, Babel)
Audrey e Umbra non si erano fatti vivi alla cerimonia per i caduti e Thunder non sapeva se prenderla come un'informazione rassicurante o meno.
Emily era tornata al Quartier generale insieme al resto dell'esercito e poi era semplicemente sparita, come se si fosse dileguata nel vento: quest'informazione, di rassicurante aveva davvero poco.
I Grindelwaldiani avevano espressioni persino più vuote del solito. Thunder aveva parlato con alcuni dei suoi commilitoni della battaglia appena trascorsa e aveva notato due cose: che nessuno di loro sembrava realmente triste o arrabbiato, come se avessero dimenticato di poter provare emozioni tanto forti, e che tutti davano la colpa a Umbra. Un senso di sbigottimento permeava l'aria e dopo il funerale sembrava essersi fatto più intenso. Chi aveva ancora la forza di farlo stava probabilmente riflettendo su quale fosse il proprio scopo, su chi fosse il Signore Oscuro ora che non era più il difensore irriducibile della Comunità Magica, ma Thunder sospettava che a pochissimi di loro fosse rimasto il privilegio del pensiero. Approfittò di quel momento per allontanarsi. Si avvicinò alla scogliera, camminando senza fretta per non attirare l'attenzione. Per la prima – forse anche l'ultima – volta fu grata di indossare il suo abito nero: continuava a trovarlo scomodissimo, ma il fatto che portassero tutti gli stessi vestiti almeno era utile quando si trattava di passare inosservati.
Si introdusse in una strettissima insenatura nella pietra e camminò finché la parete non divenne quasi del tutto liscia. Si fermò. Si guardò intorno un'ultima volta per assicurarsi di essere sola.
– Nulla salus victi, – sussurrò. La parete rimase immobile.
– Nulla salus victus, – ritentò. Nulla. Maledisse Emily e il suo Virgilio.
– Nulla salus victis. – Ebbe l'impressione che persino la porta non ne potesse più.
– No aspetta, aspetta, ho capito, – disse a nessuno in particolare. – Una salus victis.
La porta si aprì con un suono che a Thunder parve somigliare un po' troppo a una risata. Grandioso, ora persino le porte si prendevano gioco di lei. Entrò nel rifugio continuando a pensare che quella frase in latino non avesse alcun senso logico; anzi, suonava ancora di più come una presa in giro ora che erano stati effettivamente sconfitti.
Emily era lì, come Thunder aveva immaginato, ma non era sola: Audrey era adagiata su una coperta, immobile, gli occhi sbarrati e spenti. Inginocchiata accanto a lei, Emily le scostava i capelli dal viso sfiorandola appena, come se temesse di farle del male. Non diede segno di aver sentito la porta aprirsi e Thunder restò a guardare, a disagio. Pensò di chiamarla, ma c'era qualcosa di così solenne in quel silenzio che non se la sentì di spezzarlo. Fece per andarsene e solo in quel momento Emily, senza spostare lo sguardo, mormorò: – È stato Umbra. L'ha maledetta. – la sua voce vibrava di lacrime trattenute troppo a lungo, ma per il resto esercitava un autocontrollo impietoso. – Conosco questo incantesimo. Credo che si riprenderà, ma sta soffrendo. Sta soffrendo terribilmente e la paralisi le impedisce di sfogare il dolore. Non riesce nemmeno a perdere conoscenza... – Thunder rimase di sasso: le sembrava persino peggio della Maledizione Cruciatus. Solo un mostro poteva fare uso di un incantesimo simile. Emily posò una mano sul ventre di Audrey, senza smettere di guardarla con un'espressione impenetrabile. – Il bambino sta bene, è salvo per miracolo ma ce l'ha fatta. Hoc erat in votis!
Il bambino. Audrey appariva così carica di energia che a volte Thunder dimenticava che fosse incinta, e quando ci pensava si sentiva pervasa da una rabbia profonda: non era giusto che dovesse andare in guerra anche lei.
Finalmente Emily si alzò. Quando posò gli occhi su di lei, Thunder notò che erano privi di luce quasi quanto quelli di Audrey. Odiava ammettere a se stessa che avrebbe voluto abbracciarla.
– Fortunatamente è riuscita a resistere alla maledizione abbastanza a lungo da tramortire Umbra, cancellargli i ricordi e venire qui a portarci questo – Emily agitò la bacchetta e una fialetta piena quasi fino all'orlo di un liquido rosso le atterrò placidamente tra le mani.
– Sangue? Pensavo bastasse un capello, cosa è successo?
– Non lo so, ma mi fido di lei. Non la abbandonerai mentre sarò via, vero?
– Aspetta! Lascia che sia io a prendere la Polisucco. È la mia missione, è giusto me ne assuma tutti i rischi.
Emily aprì la bocca per protestare, ma subito Thunder le prese la fiala di sangue dalle mani. – Starò bene. Ero un'Auror in un'altra vita, ricordi? E poi tu devi pensare a Audrey. Non possiamo lasciarla qui a soffrire, devi portarla nel suo alloggio e cercare un antidoto da somministrarle. Ha bisogno di te, Emily.
– E va bene. Ma devi farlo ora: sono ancora tutti preoccupati per la battaglia e Grindelwald ha indetto una riunione con i suoi collaboratori più stretti per rivedere la strategia. Se abbiamo fortuna, nessuno si accorgerà di te.
Thunder annuì e senza perdere un minuto di più prese la pozione che Audrey aveva lasciato lì prima della battaglia e versò tre gocce di sangue al suo interno. La trasformazione non fu particolarmente evidente: il colore fangoso della pozione si scurì gradualmente, finché Thunder non si ritrovò tra le mani quella che sembrava a tutti gli effetti una boccetta d'inchiostro.
– Buone notizie, se dovesse avanzare potremmo sempre usarla per scrivere il nostro testamento – Thunder avvicinò la fiala alle labbra e fu investita da un odore terribilmente pungente. – Come non detto, mi rimangio tutto. Sembra l'odore di qualcosa di bruciato, ma mille volte peggio. E poi c'è questa sfumatura acida che... buon Lewis, non saprei nemmeno come descrivertela.
– Non temere, la sento perfettamente anche da qui – disse Emily tappandosi il naso.
Thunder sospirò. Mentre vuotava la fiala tutta d'un fiato si chiese perché, tra tante persone, le toccasse prendere il posto di un mago dall'anima così maleodorante. Subito dopo le venne in mente che in quel momento nemmeno la sua anima doveva avere un gran bell'odore, ma scelse di non pensarci troppo a lungo. Improvvisamente sentì il suo corpo assottigliarsi e allungarsi, come se due enormi mani la stessero tirando contemporaneamente per la testa e per i piedi. Quando fu certa di aver sentito tutte le sue ossa spezzarsi il dolore si placò, ma solo per lasciare spazio a un'altra tortura, quella pulsante della ferita da arma da fuoco che Umbra aveva sul braccio, molto più profonda di quella che si era procurata lei. Aveva segretamente sperato che la Pozione Polisucco non replicasse anche le ferite, invece era stata precisissima anche in quello. Emily fu pronta a fasciarle nuovamente il braccio prima che perdesse troppo sangue, ma Thunder sentiva già la testa girarle in un modo che non le piaceva. Si lasciò cadere sulla sedia più vicina, sollevò lo sguardo e a quel punto Emily la guardò con più attenzione.
– Oh, Merlino... ecco perché il sangue.
Thunder pensò che si riferisse alla ferita, ma poi lei frugò in un cassetto, ne tirò fuori uno specchietto e glielo porse.
Quello che vide la fece quasi sobbalzare per lo spavento: riflesso nello specchio c'era un volto completamente glabro, bucato da minuscoli occhi iniettati di sangue e senza ciglia. Il cranio pallido era attraversato da vene scure. Non c'era niente di umano in quella vista. Emily le porse il mantello di Umbra, quel mantello che sembrava fatto di fumo nero e che ora invece era tra le sue mani, perfettamente tangibile, foderato di un velluto che un tempo doveva aver ricevuto le cure di un normalissimo sarto di provincia. Le sembrava tutto sbagliato: l'ombra vivente dell'esercito di Grindelwald, la chiazza nera in agguato ai margini degli incubi dei bambini No-Mag, in quel rifugio in mezzo all'Inferno si era fatto presenza viva e concreta.
E lei era quella presenza.
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Unitevi a me... o morite
FanfictionSequel di "Tu cerca di non farti investigare" Un misterioso assassino di Creature magiche si aggira indisturbato per il Mondo Magico, scivolando silenzioso nel nero della notte, e l'unico indizio è la sua firma, una "T". Nel frattempo, la ricerca di...
