Occhi, guardate per l'ultima volta!
Braccia, cogliete il vostro ultimo abbraccio: e labbra, oh, voi porte del respiro, sigillate con un legittimo bacio un contratto che non scade alla morte che fa incetta!
(William Shakespeare, Romeo e Giulietta)
Prima ancora di riaprire gli occhi, Thunder percepì l'odore della roccia e il sibilo lontano delle onde che si infrangevano sulla scogliera, ormai così familiari che fu come tornare a casa. Inspirò a fondo e note più calde si aggiunsero alla sinfonia: le ricordavano giorni più felici, in cui era ancora possibile guardarsi negli occhi e limitarsi a conversare sorseggiando tazze di tè. Inspirò ancora una volta: carta, come nella stanza in cui un tempo aveva trascorso notti insonni; carta e voci attutite, un leggero sottofondo sul quale non riusciva a concentrarsi, come nella biblioteca della scuola. Quanto tempo era passato? Non era mai riuscita a leggere l'ultimo libro di Conan Doyle, ma forse Emily... no. Quei tempi erano finiti.
Era adagiata su qualcosa di soffice, che quasi la avvolgeva e spazzava via ogni volontà di provare a spostare gli arti intorpiditi. Aprì a fatica gli occhi e ruotò la testa verso le voci, gesto che le causò un dolore lancinante al collo, e fu il massimo che riuscì a ottenere. Il dolore sembrò richiamare in lei un po' di lucidità, abbastanza da permetterle di rendersi conto di dove si trovasse: il rifugio era più grande di quanto ricordasse, e man mano che la vista si faceva meno offuscata lo riscopriva sempre più deserto. Mise a fuoco due figure: Emily e Audrey. C'erano solo loro tre, come non accadeva da tempo.
— Sono felice che sia andata così, in fondo — stava dicendo Audrey. — Di tutti i posti, questo è quello in cui sono stata più libera. E adesso potrò finalmente vedere il mondo. Un altro continente, ma ci pensi? Credi che le persone siano più felici, lì? — un respiro. — Credi che noi saremmo state più felici?
Emily sorrise, ma le sue labbra tremavano. Non rispose. Si limitò a porgerle un pezzo di stoffa nero e sfilacciato lungo i bordi, che Thunder riconobbe immediatamente: era il messaggio che lei stessa aveva scritto per Kowalski, Scamander e sua sorella e che avrebbe rivelato loro la posizione del Quartier generale. Da quel momento in poi l'esito della guerra dipendeva dalle persone di cui aveva scelto di fidarsi, e dovette lottare per restare a guardare mentre l'istinto la avvertiva dell'errore e le sussurrava che sarebbe stato meglio se avesse mantenuto il controllo su tutte le fasi del piano.
— Non dimenticare, — disse Emily, prolungando il contatto con le dita di Audrey, e in un sussurro aggiunse parole impercettibili, destinate solo a loro. Poi tacquero. Le palpebre di Thunder si abbassarono: era troppo stanca per provare a ricordare il sapore di un addio, per empatizzare con la sofferenza, l'amore, l'assurda speranza che la sua mente riconosceva in quel silenzio. La cenere aumentava, soffocava ogni cosa; eppure, proprio in quel momento, nascevano i fiori più belli. Com'era possibile? Perché soffrire più del necessario?
Quando Emily parlò di nuovo, Thunder riaprì gli occhi: le due streghe erano vicinissime, le mani intrecciate, strette, quasi aggrappate l'una all'altra come radici.
— Forse ci rivedremo, un giorno — la voce della composta, impassibile Emily si spezzò, le lacrime sgorgarono dagli occhi troppo grandi, e fu come vedere un diamante frantumarsi. — E saremo felici come meritiamo.
Si baciarono come se la loro vita ne dipendesse. Si abbracciarono come se quel momento dovesse durare per sempre.
— Sì, meritiamo la felicità e combatteremo per averla. Ci rivedremo — Audrey asciugò le lacrime che bagnavano le guance di Emily e la abbracciò di nuovo. Thunder distolse lo sguardo. — E non importa dove o quando, non importa se in questa vita o in un'altra, perché io ti amerò sempre e voglio amarti in un mondo libero. Niente collari, niente Grindelwald, niente Cruorator, nessuno che ti dica quanto e come amare. Quando ci rivedremo, sarà in un mondo più giusto. Non sarebbe bello?
— Giusto o sbagliato, io ti aspetterò. Addio, amore mio. Abbi cura di te.
Il silenzio si impadronì di nuovo del rifugio per un tempo che Thunder non sarebbe stata in grado di quantificare. All'improvviso, un rumore di passi: stava andando via. Ignorò il dolore e fece forza sulle braccia per mettersi a sedere, per... per fare cosa, esattamente?
Lo sguardo di Audrey incontrò il suo solo per un istante. La guardò, incapace di reagire, mentre lei si voltava e lasciava il rifugio e le loro vite.
Emily rimase pietrificata per qualche istante, senza fiato, al punto che per un attimo Thunder pensò che fosse il collare a impedirle di respirare. Si girò a guardarla con occhi vuoti e le si sedette accanto. Si sarebbe aspettata qualsiasi cosa: che incolpasse lei o Scamander, che la insultasse, che le dicesse: "piaciuto lo spettacolo?" e andasse via, che si limitasse a fingere che nulla fosse accaduto. Aveva immaginato decine di scenari, tutti perfettamente sensati. Ma non quello in cui Emily nascondeva il viso contro la sua spalla e scoppiava in un pianto disperato, singhiozzando senza alcun controllo come una bambina.
Thunder le scostò i capelli dal viso e le cinse le spalle con un braccio. La strinse più forte per sentire un barlume di calore dentro di sé. Desiderò ardentemente una sola scintilla di amicizia o di compassione. La desiderò con tutta sé stessa.
Si sciolse dall'abbraccio, incapace di pronunciare parole che non sentiva più. — Andiamo, — disse soltanto. — Oggi marciamo su Eastbourne, ricordi?
Emily si asciugò rapidamente le lacrime e annuì. Trattenendo il fiato, Thunder uscì, promettendo a se stessa che non si sarebbe mai più lasciata trascinare lì dentro. L'altra la seguì; attesero di vedere la ferita nella pietra richiudersi e risalirono insieme la scogliera, senza parlare. D'altronde, cosa c'era da aggiungere?
Raggiunsero il punto d'incontro che il Signore Oscuro aveva indicato esattamente all'ora concordata. La landa sterminata era disseminata di Passaporte e attorno a ciascuna di esse si stavano radunando gruppi di maghi e streghe, gli abiti e i mantelli neri che svolazzavano nel vento, i ciondoli dei collari che catturavano i flebili lampi di un sole incerto. Thunder corse a cercare il Signore Oscuro, e non dovette andare lontano: era proprio lì, in mezzo a loro, a ravvivare l'entusiasmo di chi aveva scelto di seguirlo e a consolare chiunque fosse spaventato o titubante. Quando si avvicinò, Thunder realizzò che conosceva ciascuno dei suoi seguaci per nome.
Appena la vide arrivare, spalancò le braccia: — È tutto pronto, Thunder. E questa volta cambieremo la storia. Sarà speciale, te lo prometto.
Si passò la punta della bacchetta sulla gola come se volesse tagliarla, e la sua voce, pur restando poco più che un sussurro, si trasmise a ciascuno dei presenti.
— Eastbourne, — disse, — sarà ricordata per sempre, e sarà grazie a noi. Combattete come avete sempre fatto, con impegno, ardore e speranza. Non abbiate pietà per chi non ne ha mai mostrata per voi e ricordate gli amici che abbiamo perso, perché solo chi è pronto a grandi sacrifici può ottenere il vero cambiamento, quello definitivo e universale. Io e la vostra Prima Incantatrice abbiamo una sorpresa per voi, e sarà maestosa, ma non lasciate che vi distragga: il cuore di questo esercito siete voi. Ciascuno di voi.
Thunder si aggrappò alla Passaporta, una vecchia valigia logora, e sentì il familiare strappo che ormai aveva iniziato ad associare allo spargimento di sangue imminente.
I loro piedi affondarono tra i sassi bianchi di una spiaggia, al cospetto delle scogliere di calcare che da lì sembravano più alte che mai. I raggi del sole erano molto più intensi, lì, e l'unico suono era l'avvicendarsi placido delle onde. Si addentrarono nel villaggio, fieramente, con le bacchette sguainate. Tutto andò secondo i piani: i No-Mag li videro passare e incendiare le loro case, senza poter reagire. Alcuni diedero l'allarme e gruppi di No-Mag armati si riversarono nelle strade e iniziarono a sparare contro di loro. C'era anche qualche Auror: niente male, Eastbourne, almeno ci aveva provato. Ci furono delle perdite tra le schiere di Grindelwald, ma non particolarmente gravi, nulla che non avessero previsto. I loro incantesimi non mancavano mai il bersaglio: a Thunder bastò uno sguardo per capire che stava andando bene. Alzò la bacchetta e i suoi compagni si precipitarono di nuovo verso la costa, inseguiti dal nemico. Si radunarono sulla spiaggia, nel punto in cui avevano lasciato le Passaporte. Ciò che avvenne allora fu davvero maestoso, anche più di quanto Thunder si aspettasse: Grindelwald evocò una barriera magica che avvolse come una bolla tutti i suoi seguaci. I nemici li raggiunsero dopo pochi secondi e si guardarono intorno, confusi e spaventati. Thunder annuì con soddisfazione di fronte alla conferma che la barriera li nascondeva alla vista. I No-Mag li cercarono per diversi minuti, e loro lasciarono che si convincessero di aver messo in fuga il temibile esercito di Gellert Grindelwald e che iniziassero a pregustare i festeggiamenti. Fu solo a quel punto che Thunder urlò: — Ora.
Dall'acqua emerse una Creatura enorme. Quasi fossero lame, i raggi di sole si riflettevano sulla sua pelle trasparente come vetro e si scagliavano, potenziati, contro gli occhi dei nemici, accecandoli. Se avessero potuto vedere, forse avrebbero notato che la Creatura aveva decine di tentacoli lunghissimi. E se non fossero caduti in ginocchio, con le mani premute contro gli occhi, forse avrebbero potuto evitare che i tentacoli si srotolassero fino a giungere alla riva. Le urla assordanti non riuscirono a fermare l'inevitabile: i tentacoli trascinarono, uno per uno, i No-Mag in mare. Gli Auror che erano riusciti a usare su se stessi l'incantesimo Obscuro per proteggere la vista tentarono disperatamente di tagliare i tentacoli, ma non riuscirono nemmeno a scalfirli e furono trascinati a fondo come tutti gli altri. L'ultimo tentacolo che emerse, il più corto, conteneva il cuore della Creatura: un cuore umano, che batteva sotto la pelle diafana e coperta di ventose. Fu quello il tentacolo che colpì con forza la superficie dell'acqua. L'ultima cosa che videro prima di toccare le Passaporte e smaterializzarsi fu un'onda terribile che si propagava dal tentacolo della Creatura e occultava la vista dell'orizzonte. Thunder non ebbe neppure il tempo di chiedersi in quanti sarebbero sopravvissuti quando l'onda si fosse abbattuta sulla città: in un attimo erano già tornati a Dover.
Un urlo di gioia sovrastò il vento, e una dopo l'altra tutte le voci si unirono per urlare al cielo la rabbia selvaggia e l'orgoglio di una comunità magica che a lungo si era lasciata schiacciare da esseri molto più deboli, e che non lo avrebbe più permesso. Avevano sottratto Eastbourne al controllo del Ministero e nessuna squadra di Obliviatori sarebbe mai stata in grado di occultare la natura magica del disastro. La nuova arma era stata un successo. La vittoria era inequivocabile. Thunder si guardò intorno finché non riuscì ad avvistare, nella calca, i capelli sciolti di Emily: urlava anche lei, ma non sembrava un grido di giubilo.
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Unitevi a me... o morite
FanfictionSequel di "Tu cerca di non farti investigare" Un misterioso assassino di Creature magiche si aggira indisturbato per il Mondo Magico, scivolando silenzioso nel nero della notte, e l'unico indizio è la sua firma, una "T". Nel frattempo, la ricerca di...
