Here's the smell of the blood still.
All the perfumes of Arabia will not sweeten this little hand.
(William Shakespeare, Macbeth)
Thunder rimase immobile a fissarsi le dita intrecciate, avvolte nei guanti neri, per quella che parve un'eternità. Di tanto in tanto si soffermava ad ascoltare l'assoluto silenzio al quale si era rapidamente abituata: le sembrava di aver atteso quella pace per tutta la vita, e avrebbe volentieri dimorato in quell'immobilità per il resto dei suoi giorni. La sua testa era immersa in un'atmosfera ovattata, quasi irreale; sembrava vuota e allo stesso tempo pesante, come se ogni cosa si fosse solidificata, persino i suoi pensieri.
Un suono metallico la costrinse ad alzare lo sguardo. Lentamente, la figura del Signore Oscuro si delineò alla luce delle candele mentre i suoi passi avanzavano nella stanza claustrofobica. Fece scivolare gli occhi sulle spoglie pareti di pietra: non importava quante volte fosse già entrato nella Sala degli Eletti o in qualsiasi altro luogo, osservava sempre ogni angolo come se lo stesse vedendo per la prima volta o come se cercasse una crepa, un dettaglio fuori posto nel tessuto del mondo. Si prese il suo tempo, riempì l'aria della sua presenza. Thunder rimase a guardarlo. Dopo aver vagato a lungo, lo sguardo del Signore Oscuro si posò su di lei. Lo sostenne. Lui sorrise e le si avvicinò, senza smettere neppure per un secondo, le parve, di leggerle l'anima attraverso gli occhi.
— Stare qui ti ha fatto bene, — disse. — Finalmente hai permesso al tuo potenziale di spiegare le ali e di mostrarsi senza vergogna. — Si sedette all'altro capo del tavolo, immerso nella penombra. Le fiamme delle candele brillavano decise e rischiaravano l'ambiente, ma la poltrona di Grindelwald restava avvolta dall'oscurità, come se anche la luce la temesse. — Finalmente sei libera.
Aveva ragione: Thunder non conosceva più sofferenza, il silenzio aveva sostituito ogni dubbio, ogni scrupolo.
Silenzio, finalmente.
Intravide le dita lunghe e pallide del Signore Oscuro strette intorno alla bacchetta solo quando il suo braccio si allungò verso il tavolo per un momento, prima di ritirarsi di nuovo nell'ombra. Immediatamente, una mappa della Gran Bretagna ricoprì interamente il tavolo, anzi, sembrò quasi sollevarsi da esso come polvere su cui qualcuno avesse soffiato. Minuscoli rilievi che sembravano fatti di fumo rappresentavano città e monti, una linea dorata attraversava quasi tutta la costa.
— Posso fidarmi di te, Thunder? Non mentirmi: mi tradiresti mai? — la voce di Grindelwald le accarezzò le orecchie. Anche senza vederlo, sapeva che stava studiando ogni suo movimento.
— Sono cambiata. Appartengo a questo posto, ora, e non intendo tornare indietro.
Il collare non si strinse. Era tornata a respirare liberamente, da quando aveva ottenuto il posto.
— Allora ascoltami attentamente: abbiamo preso molte città, i nostri soldati le controllano e lavorano per ripulirle dai nostri oppressori. Ma per fare davvero pressione sul Ministero, soprattutto dopo la recente sconfitta, abbiamo bisogno di prendere Londra.
Thunder annuì. — Sono d'accordo. Ma stavolta non si tratterà solo di No-mag, ci saranno Auror in ogni strada. Non cadrà facilmente.
— Se non usiamo i mezzi giusti. Fortunatamente, noi abbiamo accesso a un'arma capace di renderci invincibili. Per questo ti ho convocata qui: Umbra nutriva qualche dubbio in proposito, ma sono certo che tu riuscirai a coglierne il potenziale.
Sopra la mappa fluttuò l'immagine di uno strumento dorato che a Thunder sembrò abbastanza piccolo da stare nel palmo di una mano. Aveva una forma incredibilmente armoniosa, che somigliava a due clessidre sovrapposte, e sulla superficie dorata campeggiavano raffinati intagli che rappresentavano Animali fantastici. Seppe cosa stava guardando prima ancora che il Signore Oscuro proferisse parola.
— Questo è un Cruorator. È l'unico strumento in tutto il Mondo Magico capace di distillare il sangue di drago esaltandone le proprietà protettive e ricostituenti. I nostri alleati, i Taciti della Casa del Silenzio, stanno cercando il modo per attivarlo nel modo più efficace. Immagina cosa potrà fare il distillato che otterremo quando il lavoro sarà concluso: immagina di prendere la parte più potente di ogni Creatura e di renderla più coriacea della pelle di un drago. Immagina di unire tutte queste parti e generare nuove Creature, una moltitudine, un esercito. Immagina se con la dose giusta riuscissimo a sconfiggere persino la morte. E immagina una simile risorsa completamente a nostra disposizione: più obbediente del più fedele dei servitori umani, e soprattutto inesauribile. Che speranze avrebbe un manipolo di Auror?
Thunder rimase ipnotizzata a fissare l'immagine del Cruorator. Sembrava così reale che dovette trattenere l'istinto di allungare la mano per afferrarlo. — Per fare questo serviranno Animali fantastici e sangue di drago, immagino. E in quantità considerevoli.
— Precisamente. Ed è qui che entra in scena Newt Scamander.
Thunder non ebbe alcuna reazione alla sfumatura divertita che avvertì nella voce del Signore Oscuro. Si limitò a rispondere con una voce completamente priva di emozione: — Lo troveremo.
— No. — Grindelwald si inclinò verso di lei e la luce balenò sul suo sorriso. — Sarà lui a trovare noi. Io so chi sei davvero, Thunder. Ho visto la tua natura, quella profonda e sincera che scalpitava in te e che hai represso per tutta la vita. Ma lui no: lui non ti ha mai capita, non ha mai visto il tuo animo libero e nudo. E questo gioca a nostro favore.
Thunder annuì. — Verrà a cercarmi, Signore?
— Sta già venendo.
— Quando lo farà saremo pronti. E per quanto riguarda... l'altra questione?
Lunghissimi istanti di silenzio resero l'aria elettrica, poi Grindelwald sussurrò: — Fatela entrare.
La pesante porta si aprì, apparentemente da sola, come se il comando fosse stato rivolto direttamente al metallo di cui essa era composta. Emily apparve sulla soglia e si fece avanti a passi lenti, con lo sguardo basso, incerta come Thunder non l'aveva mai vista. Il suo viso sembrava ancora più spettrale in quella stanza.
— Eccomi, Signore.
— Che novità hai sulla morte di Umbra?
Emily si morse il labbro e non riuscì ad alzare lo sguardo. — Nessuna, Signore.
Un silenzio di ghiaccio piombò nella stanza, nulla si mosse.
Quando il Signore Oscuro ruppe il silenzio, lo fece scandendo ogni sillaba con un tono del tutto inespressivo: — Ti avevo chiesto di indagare.
— Lo sto facendo, ma ho bisogno di più tempo. Senza un corpo...
— Perché ho l'impressione che tutta questa storia sia collegata al tradimento di Gruber?
— È possibile, Signore.
— E perché ci sto pensando io, quando avevo esplicitamente incaricato te di condurre le indagini?
— Non ci avevo pensato, Signore.
Grindelwald si alzò in piedi senza produrre il minimo rumore e si avvicinò a Emily. Le sollevò il mento, costringendola a guardarlo negli occhi. — Il tuo compito qui è scoprire segreti e non mi hai mai dato motivo di dubitare di te. Ora che più che mai ho bisogno dei tuoi servigi, dopo due settimane il massimo che riesco a ottenere è: "non ci avevo pensato". Stai coprendo qualcuno, Emily?
— Non lo farei mai, Signore.
— Allora non mettere alla prova la mia pazienza. Sarebbe poco piacevole doverti sottoporre a un altro interrogatorio, sei d'accordo?
Dall'espressione che per un attimo apparve sul volto della strega, Thunder capì molte cose dell'"interrogatorio".
— Sì, Signore. Mi impegnerò di più.
Il Signore Oscuro rimase a guardarla ancora per qualche istante, poi la lasciò andare, si voltò e tornò nell'ombra.
— Andate.
— Signore... — tentò di intervenire Thunder.
— Andate, ho detto. Lasciatemi solo. — la nota bassa e viscerale che risuonò nella sua voce, amplificata dall'impossibilità di vedere il suo volto, non ammetteva repliche. Thunder si avviò verso la porta, e subito vide Emily imitarla.
Attraversarono i cunicoli insieme, senza scambiarsi una parola. Silenzio, ancora una volta, ma questo era strano, non era ancora riuscita ad abituarcisi. Quando si accorse che avevano quasi lasciato l'Ala degli Eletti per emergere nell'area frequentata dal resto dell'esercito, si bloccò e le prese il polso. — Emily, che ti succede?
Emily sobbalzò e si assicurò che fossero sole, poi le parlò a voce bassa e senza guardarla: — No, io mi chiedo cosa succeda a te. Da quando sei diventata Prima Incantatrice quasi non hai più rivolto la parola a Audrey o a me, non ti sei presentata nemmeno a uno degli incontri dei Contubernales e passi tutto il tempo a leccare i piedi a Grindelwald.
— Sto cercando di scoprire dove sia il...
— Ah, sì? È questo che ti racconti? Oppure era tutto un piano per ottenere il posto che volevi? Be', congratulazioni. Ce l'hai fatta.
— Lo sai benissimo che non è così.
Finalmente, Emily la guardò. Avrebbe preferito che non lo avesse fatto: aveva quello sguardo, con le sopracciglia impercettibilmente aggrottate e gli occhi che sembravano restringersi, velati di quella che poteva quasi passare per malinconia. Lo sguardo di quando sapeva fin troppo.
— Ti prego, vieni almeno oggi. Se ancora, da qualche parte lì dentro, ti importa di noi, del piano o, per Merlino, almeno del tuo Magizoologo, vieni almeno oggi.
Non attese una risposta. La lasciò lì, con solo il silenzio a confortarla. E nel silenzio, come si era abituata a fare, annegò tutte le sue domande.
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Unitevi a me... o morite
Fiksi PenggemarSequel di "Tu cerca di non farti investigare" Un misterioso assassino di Creature magiche si aggira indisturbato per il Mondo Magico, scivolando silenzioso nel nero della notte, e l'unico indizio è la sua firma, una "T". Nel frattempo, la ricerca di...
