•Capitolo ottantatré•

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Dal capitolo precedente...

Quanto vorrei dimenticare questa giornata. Quest'anno è iniziato proprio male. Andava tutto bene, ero così felice con la mia ragazza e adesso? È da tre ore che non abbiamo sue notizie. Dalla sala operatoria i medici continuano ad entrare ed uscire di corsa e ogni volta è un colpo al cuore. Se Alessia si trova qui è solo colpa mia

Gianluca: ragazzi ma la mamma di Alessia l'avete avvisata?
Piero: non ho il telefono dietro
Ignazio: si si, l'ho avvisata, si trovava a Milano e ha detto che prendeva il primo volo per Catania
Piero: Milano? e perché si trovava a Milano?
Ignazio: non lo so Piero, non gliel'ho chiesto, ho altro per la testa adesso
Piero: non solo tu
Gianluca: uffa perché nessuno ci dice nulla?

Sento un rumore, quindi mi giro e quando vedo venire verso di noi un infermiere, il cuore incomincia a pulsarmi in gola

Infermiere: parenti della signorina Alessia?

Ci domanda dopo aver tolto la mascherina davanti alla bocca

Piero: si, sono il suo ragazzo

Dico mentre mi alzo in piedi

Infermiere: posso parlare con un genitore?
Piero: sta arrivando, però dica pure a noi, siamo tutti maggiorenni
Infermiere: ok allora, durante l'intervento ci sono state complicazioni per via dell'emoraggia interna, però tutto sommato è andato bene, quindi siamo riusciti ad asportare la ciste
Piero, Ignazio e Gianluca: la ciste?

Domandiamo all'unisono con facce stupite

Infermiere: si, la ragazza aveva una ciste di un centimetro all'ovaio sinistro

Ignazio: mi sembrava strano infatti...

Abbasso la testa e ripenso alla telefonata con la mia ragazza. Ecco cosa voleva dire con un centimetro, un centimetro la ciste, non il bambino

Piero: mi scusi, una domanda
Infermiere: mi dica
Piero: una ciste può essere scambiata per un tumore?
Infermiere: beh, nel caso della ragazza si, perché la ciste era nascosta dietro e gli aveva ingrossato l'ovaio

Sospiro e mi porto una mano al petto

Infermiere: stia tranquillo, la ragazza è fuori pericolo, la stanno portando in camera

Ci informa rivolgendoci poi un sorriso

Piero: grazie mille
Infermiere: la stanza è in fondo al corridoio, prima porta a sinistra
Piero: grazie mille

Sorrido e gli stringo la mano per poi catapultarci in camera. Appena arrivo davanti alla porta e la vedo attaccata a tutti quei fili, il mio cuore perde un battito. Deglutisco e lentamente mi avvicino a lei con il groppo in gola. La guardo e chiudo gli occhi facendo scorrere lungo il viso una lacrima che lentamente si trasforma in un pianto tra le braccia della mia ragazza

Piero: a amore mio...

Alzo leggermente il viso, e gli lascio un piccolo bacio sulle labbra socchiuse dalla cannuccia dell'ossigeno. Abbasso la testa e cerco la sua mano per intrecciarla con la mia. La guardo e nella mente riaffiorano i ricordi di questa mattina. Non riesco a togliermi dalla testa il suo sguardo, i suoi occhi pieni di odio e la sua anima profondamente delusa. Non riesco a togliermi dalla testa il momento in cui mi ha tirato addosso quell'anello che gli avevo regalato con tanto amore. Ho rovinato tutto, e se lei si trova qui è solo per colpa mia.
Sento premere una mano sulla mia spalla, e quando mi giro vedo Ignazio con gli occhi lucidi. Lo guardo per una frazione di secondo, dopodiché mi butto tra le sue braccia per sfogarmi

Ignazio: tranquillo Piè, è tutto ok

Continuo a piangere, fino a quando non sentiamo squillare il cellulare di Gianluca

Rosso BaroneDove le storie prendono vita. Scoprilo ora