«Non ti fai mai sentire, non mi mandi nemmeno un fottuto messaggio e né tantomeno ti fai vedere nei fine settimana e poi» si fermò per prendere fiato e riprese «ti presenti qui dicendo che rimani due giorni perché poi hai impegni?!» mi urlò contro Andrea mentre io continuavo a sgranocchiare un pacchetto di patatine seduta sul divano ancora con il giubbotto addosso.
«Smettila di urlare o me ne vado già da ora» lo minaccio subito con indifferenza. Lo sento sbuffare rumorosamente e dare un calcio alla poltrona accanto a me, mi scappa una piccola risata che lui cerca di ignorare.
«Elo» dice dopo qualche secondo, la sua voce ora è più tranquilla, capisco dal tono che sta facendo il possibile per non alterarsi.
«Dimmi»
«Cosa ci sta succedendo?» mi chiede con le mani sulla faccia.
«Niente, ho promesso a Sergio che sarei andata da lui, è solo e ha bisogno di compagnia» spiego semplicemente con un pizzico di bugia in ciò che ho detto.
«Non mi riferivo a quello» sbottó subito.
«Ah, e a cosa?» feci finta di non capire.
«Dai Elo non fare la finta tonta che ti si legge in faccia»
«Non ci sta succedendo niente, sono molto impegnata con la scuola e non voglio altri pensieri» rispondo ormai scocciata da quella situazione.
«Mi stai dicendo che stiamo insieme senza stare insieme?» chiede scorbutico.
«Interpretalo come vuoi» dico.
«Tu sei pazza, tu sei veramente pazza!» ripete incredulo, come se gli avessi detto che ho visto un unicorno volante.
«Lasciami allora» il mio tono strafottente mi stupisce e dalla sua faccia che ha susseguito la mia frase sto iniziando ad avere i sensi di colpa.
E se lui avesse ragione?
Cosa ci sta succedendo? Anzi, cosa mi sta succedendo? È questo il problema, è che lui è sempre lo stesso mi da attenzioni e mi ama ma non è quello che io voglio, lui non mi da quello che mi serve veramente. Io ho bisogno di una persona che mi tenga testa, che mi ascolti, voglio una persona che mi aiuti. Sto insieme ad un bravo ragazzo e la maggior parte delle persone direbbe, ma di cosa ti lamenti? Il fatto è che non posso più accontentarmi, non posso più stare con lui solo perché ci sto bene.
«Non potrei mai» rispose dopo una manciata di secondi «Ti amo» aggiunse con un filo di voce.
Feci un sorriso finto e si avvicinò per darmi un bacio che evitai prontamente trasformando la sua idea in un abbraccio.
Mi aiuta a portare la valigia in camera e dopo essersene andato la apro per prendere i vestiti e l'intimo per fare una doccia. Ho quasi svuotato la valigia quando tra le mani mi capita una maglietta che non mi appartiene, la riconosco subito.. è di Lele. L'aveva lasciata una sera, prima di andare a dormire e la mattina dopo l'avevo messa tra la mia roba in caso gli servisse quando veniva nella mia stanza e sbadatamente ecco che me la ritrovo nella valigia. La prendo e la stringo leggermente portandomela al naso, ha il suo profumo, lo riconoscerei tra mille. Rimango così per qualche secondo per poi riposarla e chiuderla in valigia, ci manca solo che la veda Andrea.
'Tra tre giorni è il compleanno di Lele' penso tra me e me mentre l'acqua bollente continua a scendere dal mio corpo.
Quello rimase il mio pensiero fisso sino a quando non arrivò martedì.
«Non ho voglia di uscire» risposi dopo l'ennesima richiesta di uscita di Andrea. Domani sarebbe stato il compleanno di Lele e stasera intorno alle 6 di pomeriggio sarei andata da Sergio.
In realtà c'era un motivo ben preciso del mio piccolo viaggetto, avevo in mente una cosa che nessun altro sapeva. Mi era venuta quando rinchiusa in camera mi ritrovai di nuovo a stringere quella dannata maglietta. Come sempre ero stata troppo aggressiva e stronza con lui, ma non riuscivo a non farle degli auguri come si deve per il suo compleanno, in fondo lui per me era tanto, forse troppo.
Andrea non mi aveva mai capita in tre anni e mezzo di relazione quanto Lele in un mese e mezzo. Mi aveva stravolto la vita questo si, ma non so se era una cosa bella o brutta. Ormai mi restava da fare una sola cosa: aspettare. Di solito ero una che non aspettava proprio niente, la prima cosa che mi saltava per la testa la facevo senza pensarci due volte, ma ora era diverso cioè, io ero diversa. Lele mi aveva cambiato, mi aveva insegnato ad essere più paziente con le persone e a non reagire d'impulso. Mi aveva insegnato ad ascoltare me stessa e non sempre e solo gli altri, a pensarci bene prima di agire, per questo avevo deciso di seguire i suoi consigli, non avrei fatto nulla e sarei rimasta ferma ad aspettare quello che la vita mi poneva. Certo che se la mia indole mi avrebbe istigato a fare le cose d'impulso le avrei fatte, ma nei dovuti modi, diciamo che mi sarei regolata.
«Si va a Napolii» urlo a Sergio dopo dieci minuti che stavo nella sua macchina.
«Cosa? È uno scherzo?» dice frenando di scatto facendomi volare verso il vetro.
«Ma sei malato?» urlai ridendo con il cuore in gola.
«Tu sei pazza» cercava di essere serio.
«Daii per favore» lo pregai.
«Che devi fare?» chiese.
Dopo averle spiegato le mie intenzioni iniziò a cambiare idea.
«Secondo me è meglio se vai sola, io starò tra i piedi» disse sincero.
«Gab» urlai al telefono mentre aspettavo il treno in stazione.
«Amò» rispose lui, sentivo baccano dall'altra parte del telefono.
«Dove sei?» chiesi.
«Al bar a Pomigliano D'Arco» rispose.
«Sei da Lele?» urlai di nuovo.
«Si sono arrivato stasera» disse tranquilla.
Lele.
«Chi è Gab?» chiesi vedendolo parlare al telefono.
«Un mio amico» rispose facendomi un cenno con la mano prima di uscire fuori.
Tornammo a casa per cena e verso le 9 Gabri mi disse che andava a fare una commissione, non feci ulteriori domande perché pensai subito che si stesse organizzando con i miei amici per una sorpresa.
Erano ormai le 11 e mezza quando Gabo tornò a casa.
«Ma dove cazzo eri?» dissi andandole incontro.
«Zitto non fare domande» mi rispose mostrandomi una benda nera.
«Gabri per favore..» lo pregai invano, mi bendò e uscimmo in strada.
«Dove stiamo andando?» chiesi appena mi fece sedere nei sedili posteriori di una macchina, quella di mio padre presumo.
«Zero domande Lele!» esordì Gab accendendo la radio.
Rimasi in macchina un bel po', non so quanto ma penso non manchi tanto alla mezzanotte.
Mi presero il braccio, presumo fosse Gabriele dato che mi spinse perché camminavo come 'un anziano al centro commerciale'.
«Giuro che ti ammazzo» dissi continuando a camminare attaccato al suo braccio.
«Ma chi c'è con noi?» chiesi sentendo dei passi.
«Sto cazzo» rise.
«Bene, ciao idiota» mi diede una pacca sulla spalla e andò via.
«Coglione» sussurrai rimanendo seduto su una panchina ghiacciata.
«C'è qualcuno?» urlai.
«Sssh» sentii ed un brivido mi invase la pelle.
«Che ci fai qui?» chiesi con stupore e con tanta gioia capendo chi si trovava a pochi centimetri da me.
«Niente domande, Lele» rispose lei.
«Quanto manca?» domandai.
Dopo aver sbuffato rispose dicendomi che mancavano due minuti, li passammo in silenzio.
Solo i rumori della natura spezzavano quel silenzio che si era creato, le mie mani giocherellavano con gli anelli e la benda iniziava a stringermi.
«Stai fermo» disse all'improvviso la sua voce e le sue mani toccarono delicatamente le mie orecchie slacciando piano la benda.
Il paradiso di fronte a me.
Scusate davvero il ritardo. Ho fatto questo capitolo un po' più lungo e l'ho scritto e riscritto varie volte, ho avuto degli impegni tra cui il mio 18° compleanno e ho cambiato telefono. Spero ora, di riuscire a postare più spesso, ditemi che ve ne pare di questo capitolo!❤
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A love disaster./Lelodie.
RomanceDue caratteri opposti che incontrano l'amore, ma niente è così facile come sembra.
