«Ecco perché oggi Sergio mi ha detto che non c'eri» pensò a voce alta.
«19 anni Elo, che ti salta in mente?» dice poi ritornando a quel discorso.
Stanca di quella situazione o semplicemente a corto di risposte mi alzai e feci per andarmene ma lei mi afferrò per un braccio.
Il suo sguardo cercava di capire il mio «Almeno ti rende felice?» chiese alla fine ed un sorriso spontaneo si fece spazio sul mio viso.
Lele mi rendeva felice? Senza nemmeno pensarci due volte la risposta che diedi fu un si accennato con la testa, con la paura di ricevere altri giudizi negativi.
«Questo è l'importante, se tu sei felice lo sono anche io» disse sorridendo la mia amica.
In fondo sapevo avrebbe fatto di tutto per capirmi. La abbracciai e lei mi strinse forte.
«Sarò sempre dalla tua parte» mi sussurrò prima di lasciarmi un fugace bacio sulla guancia e rientrare dentro.
La serata passò tranquillamente così come il giorno seguente, il pranzo non finiva più e ci ritrovammo già al cenone della vigilia. In realtà tutto sembrava fin troppo normale all'apparenza, tutto al di fuori della mia mente contorta. Mi ritrovavo immersa nei miei pensieri senza nemmeno accorgermene nel bel mezzo di un discorso, rimanevo così: impietrita e immobile con la testa in un altro pianeta mentre i miei amici cercavano di parlarmi.
I pensieri erano concentrati su ciò che ormai mi tormentava Lele e Andrea.
Alla fine non erano più pensieri, semplicemente nella mia mente passavano le immagini degli ultimi giorni. Gli occhi di Andrea così conosciuti ma che sembravano sconosciuti, così ansiosi e bisognosi di risposte e poi quelli di Lele, così sconosciuti ma che sembrava che li conoscessi da una vita, così profondi e tranquilli.
Era quasi mezzanotte quando le urla accanto a me si fecero più udibili.
Spumanti e pandoro erano già posizionati al centro della tavola ed io ero ancora ferma al pranzo.
Mi fu posizionato un bicchiere di spumante davanti e un «Buon Natale!» urlato dai miei amici in coro mi fece quasi sobbalzare. Dopo aver scambiato gli auguri con tutti i presenti, la nottata continuò tra chiacchiere e gomiti alzati con, finalmente, anche la mia partecipazione. Presi il mio telefono tra le mani verso circa le 4:30 del mattino notando, con grande piacere, una valanga di messaggi ed una chiamata persa. Ignorai la chiamata di Andrea dell'una e qualcosa ed andai su WhatsApp per leggere i messaggi. Il gruppo dei ragazzi di Amici era colmo di auguri così scrissi anche io Tanti auguri di buon Natale ragazzi! scrissi liquidando velocemente la conversazione. La conversazione che aprì successivamente fu quella di Lele.
Da Spocchiosetto:
*Vorrei stare con te e farti gli auguri di persona ma purtroppo non è così, buon Natale Didì, ti voglio bene.* Un semplicissimo messaggio ma con un grosso contenuto. Era la prima volta che mi diceva 'ti voglio bene' in questi mesi, sò che provava quel sentimento come lo provavo io ma era la prima volta che me lo dedicava.
A Spocchiosetto:
*Auguri anche a te Lele, ti voglio bene anche io, a presto.* scrissi con le mani che tremavano.
Sorrisi istintivamente guardando il suo contatto con la scritta 'Spocchiosetto' accompagnato da una faccina con la linguaccia. Ancora ricordo il giorno in cui cambiai il suo nome nel mio cellulare con lui al mio fianco.
«Ed io che pensavo mettessi qualcosa di più carino» mi disse sbuffando e fingendosi offeso.
Passato il mio tuffo di ricordi risposi anche agli auguri di Gabri e Gess e di altri amici e richiamai velocemente Andrea.
«Dimmi» chiesi subito, la mia voce era ormai impastata dall'alcool e risultava più stridula del solito.
«Auguri amore» disse dall'altra parte del telefono.
«Grazie anche a te» risposi chiudendo subito la chiamata.
Le brevi vacanze passarono velocemente e mercoledì 30 ricevetti una telefonata inaspettata.
«Pronto?» risposi.
«Elo sono Stefano, volevo dirti che noi professionisti e professori abbiamo deciso di fare una cena domani per festeggiare tutti insieme in un locale privato a Roma, stiamo chiamando tutti voi per la conferma» spiegò.
«Certo, ci sarò ed anche Sergio» dissi.
«A domani» aggiunsi e riattaccai.
La mattina seguente fui praticamente costretta ad andare con Sergio a casa mia, per mia grandissima fortuna Andrea non era a casa probabilmente era a lavoro. Preparai la valigia infilandoci dentro di tutto e di più e ci facemmo accompagnare alla stazione da Alessia che ci salutò poco dopo.
Arrivammo a Roma per l'ora di pranzo e dopo esserci ingozzati di schifezze al Mc Donald's ci dirigemmo verso il residence per ritornare alla nostra vita da allievi. Ritirai la carta della stanza 545 alla reception e andai al quinto piano con la speranza di ritrovare Chiara e Gessica a braccia aperte.
Con gran sorpresa le trovai sul letto insieme a Gabriele, Andreas e Alessio e il mio cervello si domandò subito dove fosse Lele.
«Amori miei!» urlai facendo cadere la valigia e abbracciandole entrambe contemporaneamente.
Salutai anche Gabri con un abbraccio caloroso e poi anche Andreas e Alessio.
«Guarito il ginocchio?» chiesi a Gess sedendomi sul lettone che avevamo unito tempo fa.
«Non lo so amo, sono venuta perchè hanno chiamato anche me però lo saprò quando riprendiamo le lezioni» spiegò con un velo di tristezza, presumo che si aspettasse già un esito negativo.
La serata proseguì parlando delle nostre vacanze, anche Sergio, Michele, Luca D'arbenzio e Luca Favilla si erano aggiunti, erano le 19:00 quando lo squillo del telefono di Gabo fermò i nostri discorsi senza fine.
Lele.
«Gabo!» dissi al telefono. Erano le sette di sera quando arrivai in albergo e aprendo la porta della mia camera non trovai nessuno.
«Fratè!» esclamò dall'altra parte del telefono.
«Dove stai?» chiesi.
«In camera di Elo, Chiara e Gess» disse ed attaccai velocemente il telefono precipitandomi davanti alla 545.
Ad aprirmi fu il mio compagno di stanza che abbracciai subito, mi ero legato davvero tanto a quel ragazzo. Entrai salutando tutti i presenti con un abbraccio e due baci e mi soffermai all'abbraccio che diedi alla mia fragolina. Aspirai il suo profumo dal collo mentre le sue mani mi accarezzavano dolcemente la schiena.
«Come state?» chiesi sedendomi per terra tra le gambe di Sergio.
Furono tutte risposte positive tranne una, la sua. Anzi non ci fu nessuna risposta che mi fece capire che qualcosa non andava.
Stetti poco nella stanza dato che era ormai tardi e dovevamo prepararci per la serata, saremo andati tutti insieme al locale.
Professionisti e professori ci avrebbero aspettato lì per le 20:30 ed avevamo circa un'ora di tempo per prepararci, elegantemente aveva specificato Stefano.
Feci la doccia ed iniziai a prepararmi mentre Gabriele entrò dopo di me. Optai per un jeans grigio stretto e una camicia nera e le scarpe nere lucide. Misi anche una giacca grigia, eravamo pur sempre a dicembre ed il freddo si faceva sentire. Più che una cena sembrava che dovessimo andare ad un matrimonio, Gabriele aveva i jeans neri stretti e una camicia bianca con il papillon, sembrava un cucciolo.
Eravamo pronti per le 20:15 e passammo a prendere le ragazze nella loro stanza, spruzzammo un po' di profumo e via.
Mentre aspettavamo qualcuno che ci aprisse le urla di Elodie e Chiara si sentirono sino a fuori ed infatti Gessica corse ad aprirci con il fiatone.
«Pronte?» chiese Gab affacciandosi dalla porta.
«Quasi» urlò Gessica infilandosi un tacco.
Aspettammo fuori della stanza circa dieci minuti sino a quando non uscì Chiara seguita da Gessica.
L'ultima ad uscire fu lei ovviamente.
Uscì per ultima perchè sapeva benissimo quanto fosse bella.
Uscì per ultima perchè era consapevole di essere una dea greca.
Volevo ringraziare davvero con tutto il cuore tutte le persone che commentano i miei capitoli e soprattutto coloro che sprecano più di due semplici parole e mi fanno ogni volta dei bellissimi complimenti, grazie davvero. Mi fa molto piacere ricevere dei consigli e certi commenti mi fanno sorridere, grazie ancora, al prossimo capitolo, baci!😘
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A love disaster./Lelodie.
RomansaDue caratteri opposti che incontrano l'amore, ma niente è così facile come sembra.
