CAPITOLO VENTITRE

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Dopo essere uscita dal bagno, capisco con certezza che il piano che ho in mente deve essere messo in atto il prima possibile; non penso sia una buona idea, anzi, credo sia abbastanza stupido e bambinesco, ma la scena che mi si pone una volta uscita mi fa subito venire voglia di prendere quella Sophia dai capelli: vedo quel coglione e la sua nuova amica baciarsi con foga sul sedile del treno in cui stavo precedentemente seduta io. La stessa sensazione di poco fa si ripresenta accompagnata da una leggera fitta al cuore, come se fosse stato colpito così da farmi sapere che una prossima volta potrebbe essere peggio. Zoe è riuscita a convincere James a sedersi accanto al suo migliore amico in modo da non far stare me per le prossime cinque ore accanto a lui. Ovviamente a Jacob nessuno ha detto nulla e, quando ha visto mio cugino sedersi accanto a lui ha fatto una faccia strana: un misto tra lo scocciato e il soddisfatto. Non lo capirò mai. Sono riuscita a stento a dormire e, per quasi tutto il resto del viaggio, non ho fatto altro che pensare al mio stupido piano; Matthew mi ha scritto chiedendomi se dopo mi sarebbe andato di fare un giro con lui ed io, ovviamente, gli ho detto che avrei accettato se mi fosse venuto a prendere direttamente alla stazione. Gliel'ho chiesto non solo perché non volevo stare in macchina con Jacob, ma anche perché in questo modo avrei iniziato a mettere in atto ciò a cui ho pensato fino ad ora. Spero di capire se per lui provo effettivamente qualcosa oppure se è solo una cotta passeggera, o una piccola fissazione: sono così confusa e spaventata e non voglio rovinare il legame che si è creato. Sono un tale disastro, non mi sono mai più innamorata dopo Nicholas e non mi è mai più piaciuto nessuno, c'è stata qualcosa con qualcuno ma era solo l'emozione di una notte, niente per cui valesse la pena impegnarsi. Con Jacob è strano: provo qualcosa sia fisicamente che mentalmente, l'ho iniziato a capire ieri, in viaggio, quando mi ha detto tutte quelle belle cose, quando al cimitero mi ha abbracciata e quando mi ha detto che non mi avrebbe mai lasciata; lì ho capito che forse provo più di quanto sono abituata a provare e ne sono terrorizzata. Scendiamo dal treno ed usciamo dalla stazione; Matt è appoggiato sul cofano della sua auto ad aspettarmi. «Hey» dico avvicinandomi sorridente, ha i capelli spettinati ed una tuta nera abbinata ad una felpa bianca, è carino, ma è niente in confronto a Smith. Speravo che non accadesse quando mi sarei trovata davanti a lui, ma chiunque mi sembra davvero poco in confronto a Jacob: chiunque non è neanche lontanamente paragonabile a quel bellissimo ragazzo dagli occhi verdi per cui mi sto prendendo una bella cotta. «Hey, dammi la valigia che te la metto in macchina», gli porgo il bagaglio e vado a salutare Zoe. «Luna mi devi dare il tuo borsone, lo devo mettere in macchina» dice Jacob guardandomi con la coda dell'occhio. Ora mi diverto. «Lei torna con me» interviene Harris e, come immaginavo, tra i due inizia una lite su chi deve riportarmi a casa, decido di intervenire solo quando vedo la mascella e i pugni di Jacob serrarsi. Quasi mi dispiace trattarlo così, ma ho bisogno di segnali abbastanza chiari per capire se mi spezzerà o meno il cuore. «BASTA! Sembrate due bambini che litigano per lo stesso giocattolo. Torno con Matt, gli devo un favore per essersi fermato ieri mattina e per avermi dato un passaggio a scuola, se proprio vuoi qualcun altro in macchina chiama la tua amichetta e accompagna lei a casa» dico l'ultima frase con disprezzo alludendo alla scena di Jacob e Sophia poco prima sul treno mentre si infilavano la lingua l'uno nella bocca dell'altra; non volevo fargli capire che in qualche modo me l'ero presa, ma mi è uscita spontanea e non potevo sicuramente tenermela dentro ancora per molto. Entro in macchina con Matthew e partiamo. 

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