Egon
Idiota.
Idiota.
Idiota.
Perché l'aveva fatto?
Perché l'aveva abbracciata?
Idiota.
Idiota.
Idiota.
Era stata una giornataccia, Egon era esausto, ma appena aveva visto Zora al pontile aveva riacquisito vigore di colpo. Trovarla lì ad aspettarlo gli era sembrato così giusto; e poi, prenderla in giro e stuzzicarla lo aveva divertito. Era come se Zora fosse il liquore elfico di cui aveva bisogno e ne desiderava una scorta infinita.
Avrebbe scommesso, però, che la ragazza fosse di gran lunga più dolce e il suo sapore sulla lingua sarebbe stato piacevole fin dal primo sorso.
Soprattutto per via del suo profumo.
Da un paio di giorni a quella parte, il fresco aroma zuccherato di Zora non gli ricordava più soltanto un passato felice, ma gli riportava alla mente una chioma di capelli rossi e lunghi, occhi verde-azzurri, un naso furbo... e una bocca tanto morbida quando insolente.
L'ultima volta che aveva pensato così insistentemente a qualcuno era stato parecchi anni fa. Otto per la precisione. E alla fine aveva combinato un grosso pasticcio.
Le luci della cucina erano ancora accese quando Egon entrò in casa. Kai era seduto in una posizione scomoda, con le gambe incrociate sulla sedia e la schiena curva. Il ciuffo rosso e riccioluto era tutto arruffato sulla fronte corrugata, mentre leggeva il rapporto della salamandra che lavorava con Talon.
Egon soffiò un sorriso alla sua vista e Kai alzò lo sguardo dai fogli.
«Scoperto qualcosa di interessante?» gli chiese.
Il ragazzo scosse la testa e si passò le dita nei ricci disordinati. «Talon è uno stronzo, ma questo lo sai già... Non lascia trapelare nulla sui suoi sospetti, ma ha spostato le ricerche verso i boschi nell'entroterra.»
Egon si accigliò. «Perché? Che cosa pensa di trovarci? Orestes dice che la foresta è sicura.»
Kai alzò le spalle. «Non ne ho idea,» sospirò «potrei passare da Orestes domani mattina e fargli qualche domanda.»
Poteva essere una buona idea, dopotutto. «Se prometti di non fare scenate con gli umani.»
Kai fece l'innocente quando Egon gli rivolse un'occhiata di rimprovero.
«Orestes è un tipo a posto!» si giustificò.
Egon non sapeva quale fosse il motivo per cui Orestes era l'unico che Kai tollerava. Forse la sua stazza gli ricordava Lycus e perciò gli dava un vago senso di familiarità. O magari era per via della sua bravura in cucina.
Trascinò una sedia sul pavimento e l'avvicinò al tavolo accanto a Kai, poi vi si sedette a cavalcioni, piegando gli avambracci sul bordo dello schienale.
La tipica posa di un interrogatorio.
Kai se ne accorse. «Che c'è?»
Egon sospirò. Meglio rompere subito il ghiacciaio che tenersi tutto dentro. «Ho incontrato Zora, mi ha detto che l'hai mandata via.»
Il rosso alzò gli occhi al cielo e sospirò svuotando del tutto i polmoni.
«So che lei non ti piace» continuò Egon «non voglio farti cambiare idea... Ti chiedo solo di essere un po' più, mh, tollerante.»
Kai sollevò tutte e due le sopracciglia. «Tollerante?!»
Beh... Magari avrebbe potuto scegliere una parola migliore. «Zora ha vissuto un trauma.»
«Tutti noi abbiamo i nostri traumi, Egon!»
«Ma per lei sono passati solo due anni.»
Kai si limitò a battere i palmi delle mani sulle ginocchia, sconfitto e deciso a non rispondere, allora Egon continuò.
«Quando credevamo che Atlas fosse morto...» assurdo come gli anni non avessero ancora curato del tutto l'orribile sensazione che quelle parole gli causavano «quanto ti ci è voluto a rimettermi in sesto?»
Kai abbassò lo sguardo sulle mani in grembo, poi sospirò un sorriso ai ricordi di quel tempo. Era bello che ormai potevano davvero sorriderci su. Altri non avevano avuto la stessa fortuna.
«Tre anni» rispose il ragazzo, infine.
Gli bastò rifletterci su per abbandonare le armi e le obiezioni.
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Ignis - Elementali Vol.2
Fantasía[COMPLETA] Sono passati due anni dalla liberazione di Valdris, due anni da quando Egon Merrior veste i panni del Lord del Palazzo del Fuoco. Ma i giorni festivi e tranquilli finiscono nel momento in cui riceve una comunicazione reale da Atlas: una n...
