5. Proposte

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Egon

Alla ragazza piaceva correre e nascondersi. Purtroppo per lei, Egon sapeva essere incredibilmente ostinato, perciò, non ci pensò due volte prima di lasciare l'emporio e la sua proprietaria nelle mani di Kai per precipitarsi fuori in strada.

Probabilmente, se non avesse indossato quella gonna pesante e lunga, la ragazza sarebbe stata già lontana, ma il vestito le impediva di andare veloce ed Egon non ci impiegò molto prima di raggiungerla e afferrarla per il braccio.

«Aspetta» fece.
La ragazza era affannata, Egon sentì il battito irrequieto del suo cuore e capì che non era dovuto esclusivamente alla corsa. Lei aveva paura.

E glielo leggeva chiaramente negli occhi. Quegli occhi che al buio, la notte prima, non gli erano sembrati verde-azzurri, né i capelli bagnati gli erano parsi rosso scuro come le sue fiamme. Però era lei, non c'erano dubbi, e tanto per avere una conferma Egon protese la mano libera e le scostò le onde lunghe dei suoi capelli dal collo, rivelando i segni dell'aggressione.

La ragazza gelò e si dimenò dalla sua presa. «Lasciami.»
Neanche fosse stata una lama affilata, Egon le lasciò il braccio. «Non scappare, ti raggiungerei.»
«Che cosa vuoi?»
Il tono di lei si alzò di un'ottava, impaziente e guardingo, ma almeno la ragazza non sembrava aver intenzione di ricominciare a correre.
«Odio dovermi ripetere» sbuffò Egon, «non voglio farti del male, voglio aiutarti.»
Lei si fermò a guardarlo dalla testa ai piedi... Poi esplose a ridere. «Tu?» fece, «Tu vorresti aiutarmi?» si pulì una lacrima invisibile, «Grazie tante, ma so cavarmela da sola.»
Egon alzò un sopracciglio. «Ne dubito.»

Prima che la ragazza potesse dare aria alle patetiche scuse che stava per blaterare, Egon alzò una mano per bloccarla. «Sai della nave che è stata incendiata?»
Lei ebbe un fremito e si chiuse nelle spalle. «Ne ho sentito parlare.»
«Il responsabile potrebbe avere a che fare con la salamandra che ti ha aggredito ieri» azzardò «Se collabori con me, entrambi otterremo ciò che vogliamo.»

La rossa ridusse gli occhi a due fessure, guardò intorno a sé il caos della piazza del porto, poi si avvicinò a Egon lentamente. «Sentiamo un po', di preciso, cosa vorrei secondo te?»
Egon dovette trattenersi per non alzare gli occhi al cielo. La ragazzina era una pietra dura da scalfire, eppure era troppo vicina alle salamandre per ignorarla.
«Che le salamandre ti lascino in pace» sbuffò, «e io voglio risolvere questa storia e tornarmene a casa.»

Lei soppesò il suo sguardo, gli occhi verde-azzurri diventarono un po' più scuri. «Perciò sei tu che hai bisogno del mio aiuto» disse.
Egon non seppe se rallegrarsi del fatto che la ragazza fosse sveglia, o piantare lì la questione e mettere fine a quella perdita di tempo.
«Che succede se quella salamandra non c'entra niente con la persona che stai cercando tu?» gli chiese lei, poi quasi come se si fosse data una risposta da sola sbuffò una risata e scosse la testa. «Lascia perdere. Non ho intenzione di affidarmi a uno di voi. È l'ultima cosa che farei nella mia vita.»

Cocciuta. Ma incontestabile.

Egon aveva visto il terrore nei suoi occhi e i segni sul suo collo. Non poteva biasimarla.

«Non siamo tutti uguali.»
Non seppe perché lo disse. Ormai sembrava che la ragazza non fosse più tanto guardinga intorno a lui e forse lui non aveva poi così tanto bisogno di lei. C'era qualcos'altro.
Il bisogno irrefrenabile di dimostrare a se stesso di avere ragione.

La ragazza si mise a ridere di nuovo ed Egon capì che una buona parte della sua ilarità era causata dal nervosismo.
«Ah no?» fece, «Pelle olivastra, capelli scuri, occhi gialli, un pessimo carattere e la mania di mandare a fuoco qualsiasi cosa... Siete tutti uguali.»

Ignis - Elementali Vol.2La tua prossima ossessione. Scoprilo ora