53. Contro il tempo avverso

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Egon

L'aveva sognata. Se la sentiva ancora addosso, dentro, ovunque. Non era mai stato così pieno di qualcuno e non aveva mai dato così tanto di sé.

Il sole gli accarezzò gli arti stanchi e la schiena nuda ed Egon lo considerò un monito. Aveva tardato all'allenamento e doveva addestrare gli uomini allo scontro dell'indomani, per non parlare dei preparativi che dovevano essere sbrigati prima della sera, quando sarebbero partiti per la costa a est.

Ma in quel momento non riusciva a pensare ad altro che a Zora.

Ormai era già in ritardo, qualche minuto in più non sarebbe stato una tragedia. Adesso capiva perché prima delle battaglie i suoi uomini tardavano alle lezioni. Indulgere di più tra le braccia della propria compagna o del proprio compagno era come lasciare un segno in questo mondo e portarsi con sé un po' di realtà nella follia della guerra.

Aveva tempo per baciarla, per stringerla e magari per fare di nuovo l'amore, se lei lo desiderava.

Egon allungò una mano verso la parte del letto di Zora... E il calore della notte prima divenne gelo. Sgranò gli occhi e guardò.

Vuoto.

«Zora?»
Nessuna risposta.
No. Zora non l'avrebbe fatto.
Non l'avrebbe abbandonato.
Forse era in bagno.
«Zora?»
Egon si mise seduto. Dal bagno non provenne alcun rumore.

«Zo-...»
«Non è scappata via da te, caro lord.»

Egon saltò sul materasso e si voltò dall'altra parte, con una mano reggeva il cuore e con l'altra la coperta in mezzo alle gambe per coprirsi.

«Porca puttana, fata!»
Vernalis era seduto su un cassettone in legno, con una gamba che penzolava di lato.
«Che cazzo ci fai qua?»
Vernalis si strofinò un occhio. «Ero venuto a cercarti nella tua stanza, ma non c'eri. Perciò ho pensato di trovarti qui» gli sorrise malizioso «e avevo ragione.»

Egon cercò i suoi vestiti ai lati del letto e si chinò a raccoglierli. Poi li indossò.

«Come dicevo, la bella umana non ti ha abbandonato» riprese Vernalis.
«Quindi sai dov'è?»
«È andata alle Città Portuali per impedire che la guerra arrivi fin qui.»

Egon sbiancò. «Come... scusa?»
«È partita alle prime luci dell'alba.»
No.
No.
No
No.

Considerata la luce che veniva dal corridoio dovevano essere passate già diverse ore.
Merda.

Egon sollevò lo sguardo su Vernalis. «E tu come fai a saperlo?»
Gli andò contro lentamente, non gli servivano lame per intimorirlo. D'altronde, se avesse voluto, Vernalis l'avrebbe steso in nulla.

«Me l'ha detto lei, prima che se ne andasse.»
Egon deglutì. A quel punto stava stringendo i pugni così forte da bucarsi i palmi con le unghie. «Fammi capire bene» la voce piatta, il gelo sul viso, «tu hai visto Zora, la mia Zora, andare da sola a est... E non l'hai fermata?»
Vernalis si mise in piedi con un salto, il solito sorriso beffardo era scomparso. «Vedi, mio caro lord, la tua Zora è stata molto convincente. Pensa alle conseguenze. La tua e la mia gente potrebbero non scendere in guerra se la ragazza riesce nel suo scopo.»

Egon cacciò fuori aria dal naso come avrebbe fatto Amias, con l'ira che gli montava dentro e il fuoco che si accumulava sottopelle.
«Non farmi scegliere tra Zora e il non mandare i miei uomini in guerra perché scoprirai quanto io sia sbagliato.»
Vernalis schiuse le labbra, sorpreso.

Una volta Atlas aveva sacrificato la sua stessa vita per il bene del suo popolo. Quelle erano le persone con cui aveva avuto a che fare la fata nel corso della sua lunga vita; eroi. Ma Egon non era Atlas. Non era Leyran. Era solo se stesso. E doveva smettere di pensare a cosa avrebbero fatto gli altri, perché contava soltanto cosa avrebbe scelto lui.

Ignis - Elementali Vol.2La tua prossima ossessione. Scoprilo ora