56. Fino alla fine

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Egon

Era viva.
A parte il taglietto sullo zigomo e la polvere e i detriti che le ricoprivano i vestiti e la pelle, Zora sembrava tutta intera.

Era viva e stava bene.
Era arrivato in tempo.

«Le navi sono in anticipo» commentò con un sospiro.
«Solo quella di Edlynne, le altre stanno arrivando e devo fermarle prima che attracchino.»
Aveva la voce ferma, come ogni volta che prendeva una decisione e agiva fino a portare a termine il suo compito.

Egon annuì una sola volta. «Qual è il piano?»
«Devo raggiungere quella torre di vedetta» alzò un dito per indicarla, «possiamo farci aiutare dall'uccello spaventoso che ti ha portato qui.»
«Era un'aquila d'argento e sta portando Modrin alla Montagna per avvertire Atlas» spiegò, «Amias ci sta raggiungendo e Clove e Orestes stanno aiutando i civili a nascondersi.»

Zora sussultò. «Clove e Orestes sono qui?»
«Credevi che ti avremmo lasciata sola?» sbottò confuso.
Zora non rispose; una ciocca di capelli era evasa dall'acconciatura frettolosa che aveva realizzato. Egon si sporse ad aggiustargliela.
«Andiamo, fiorellino, posso capire che non ti fidi di me, ma quei due...»
«Io mi fido di te, Egon» lei gli afferrò il polso e con un dito gli tracciò il contorno dell'osso. «Ciecamente.»

Egon glielo lasciò fare, poi le accennò un mezzo sorriso. «Allora inizia a correre, io ti copro le spalle.»

Lei non se lo fece ripetere due volte. Si infilò il suo pugnale nella cintura e iniziò la corsa verso il mare. Egon evocò il fuoco in entrambe le mani, pronto a estrarre la spada in ogni caso se fosse stato necessario.

Zora non si voltò, era attenta a evitare la battaglia e puntava alla torre. Irremovibile. Coraggiosa.
Forse lui aveva saputo fin dall'inizio quanto fosse speciale quella ragazza, così simile a lui, ma diversa. Luminosa. E in quel momento, mentre la seguiva, pensò che l'avrebbe rincorsa per sempre e che prima o poi lei doveva pur fermarsi e allora Egon sarebbe stato lì, dietro di lei, pronto ad accoglierla alla fine del suo viaggio.

Entrarono nella torre e Zora prese a salire i gradini a due a due mentre Egon chiuse la porta e la sbarrò.
Quando raggiunse la cima della struttura, Zora era in piedi davanti a un'arcata senza vetri a proteggerla dal baratro all'esterno, e guardava il mare. Egon la affiancò.

Porca puttana.

Nel mare, le tre navi che Zora aveva incendiato erano state abbandonate, adesso stavano affondando, con l'equipaggio che in parte cercava di raggiungere la riva a nuoto, in parte provava a salire sulle scialuppe che le altre navi avevano messo a loro disposizione.

Lui si passò una mano tra i capelli. «Sono troppo lontani per il mio fuoco.»
«Non per il mio.»

Per un attimo aveva creduto che, vedendo tutte le navi e la distruzione, Zora esitasse. Invece la ragazza piantò i piedi saldamente sul pavimento, sollevò entrambe le mani nella direzione delle imbarcazioni e si concentrò.

Sulle labbra di Egon, suo malgrado, si fece strada un sorriso.

Il fatto era che Zora sembrava una dea, lì sopra, con il mondo ai suoi piedi e il fuoco che saliva alto fino al cielo.

«Ce la farai, fiorellino» si fece scappare.
Zora non perse la concentrazione e pronunciò l'incantesimo.
Altre due navi furono avvolte da fiamme voraci, violente.

Il controllo di Zora sul fuoco era ancora primitivo, dopotutto lei era un'incantatrice, non una salamandra. Non era fatta di etere. Eppure,  proprio per quel motivo Egon la ammirava di più.

La prima volta che lei gli aveva mostrato il suo potere, lui era andato nel panico più totale, ma adesso era lucido e pensò che vederla così attenta e precisa nei movimenti era quasi come vedere se stesso alle prime armi con il suo elemento.

Ignis - Elementali Vol.2La tua prossima ossessione. Scoprilo ora