41. Al di là della morale

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Egon

Avrebbe dovuto concederle di spiegarsi, ma ormai era tardi.

Zora l'aveva tradito e non meritava il suo perdono, ma di certo Egon poteva quantomeno riconoscerle la possibilità di difendersi.

Si era macchiata di un crimine grave e conoscendola doveva esserci una ragione più che valida.

Cazzo, persino ai peggiori assassini veniva fatto un interrogatorio!

Atlas, al suo posto, avrebbe investigato più a fondo. Forse quella nave rappresentava una minaccia, magari, adesso, altre persone erano in pericolo ed Egon non l'avrebbe mai saputo.

Aveva lasciato che il cuore decidesse al posto della sua testa... E dubitava che con Zora sarebbe mai accaduto il contrario.

Se fosse andato a cercarla l'avrebbe trovata. L'avrebbe trovata anche tra dieci anni in mille luoghi diversi, ma il suo orgoglio era più grande di qualsiasi buonsenso e perciò rimase nella soffitta distrutta ad autocommiserarsi.

E poi non voleva che Zora lo vedesse dopo tutto quello che le aveva detto.

Forse era meglio così.

L'indomani avrebbe lasciato il regno, quindi avrebbe sfruttato l'intera giornata per stanare Shiloh dal buco in cui si nascondeva e poi avrebbe denunciato Talon alle ambasciate con il proprio memorandum come prova. Certo, se Zora gli avesse detto ciò che Talon le aveva confidato sarebbe stato più credibile.

Ma Egon non aveva dubbi sul fatto che il generale fosse un pezzo di merda.

Avrebbe raccontato ad Atlas e Freya di tutto lo schifo che aveva visto a Helaware, della questione degli schiavi e di come venivano trattati gli Elementali. Poi si sarebbe rivolto personalmente a Morgan Sandor e se il bastardo voleva protestare, Egon si sarebbe occupato di lui finché il lord delle Città Portuali non avesse avuto fiato neanche per pronunciare il proprio nome.

Esatto. Non aveva bisogno di Zora. Non sotto quel punto di vista.

Per il resto, si convinse che a breve l'avrebbe dimenticata.
Forse, gli ci sarebbero voluti giorni, settimane o mesi e molti amanti per cancellarsela da dosso, ma alla fine sarebbe sparita.
Il problema non era quello.
Zora si era insinuata in lui talmente a fondo che aveva toccato dei pezzi che nessun altro avrebbe rimesso a posto.

Merda.

Restare immobile a pensare a lei non era la cosa più intelligente da fare.

Prese la casacca della sua divisa dal suolo e la indossò provando a non ricordare il modo in cui Zora gliel'aveva tolta. Le sue mani traditrici si infilarono nelle tasche e le punte dei pettinini di Zora gli punsero le dita.

Egon ne estrasse uno e lo sollevò all'altezza degli occhi. Le rifiniture a forma di foglie dorate brillavano sotto la luce del sole mattutino, ma nei capelli rossi di Zora erano persino più attraenti. Egon se lo portò alle labbra e lo baciò.

Cosa cazzo...

«Ma perché l'ho fatto?» mormorò nel silenzio della sua solitudine.

Quando tornò in sé, allontanò immediatamente il pettinino dalla sua bocca e lo posò, insieme a tutti gli altri, sul tavolo che aveva rialzato poco prima.

Le armi erano ancora accumulate sul pavimento; Egon le raccolse una a una, si chiuse in vita la cintura con la spada di Leyran e poi prese il suo pugnale.
Il pugnale che aveva regalato a Zora.
Si sarebbe sentito più sicuro se l'avesse avuto lei, ma ora era tardi.

Ripose l'arma nello spazio vuoto accanto alla spada e il suo peso familiare lo fece destabilizzare; doveva abituarsi a quel nuovo equilibrio.

Doveva anche darsi una mossa: prima trovava Shiloh, prima andava via da Helaware, prima si lasciava Zora alle spalle.

Ignis - Elementali Vol.2La tua prossima ossessione. Scoprilo ora