Egon
Aveva giurato di bruciare le palle al primo che gli avrebbe intralciato la strada e la guardia coi capelli biondi che continuava a sbarrargli il passaggio al porto stava rischiando di perdere per sempre la sua virilità.
«Ci vogliono i permessi» ripeté l'umano. Doveva avere più o meno la sua stessa età, ma il suo viso era troppo pulito, come quello di un bambino un po' troppo cresciuto e protetto dall'ombra dei genitori fino a che la birra non aveva sostituito il latte materno.
Egon ebbe la mezza idea di dirgli dove poteva ficcarsi i dannatissimi permessi, ma Nova e le sue sante maniere presero il sopravvento.
«Abbiamo il sigillo del re» obiettò mostrando al damerino la lettera in Warin scarabocchiata frettolosamente dal re.
«Signora, questo permesso vale solo per la terraferma. Andare alla prigione comporta un'ulteriore autorizzazione.»
Egon ringhiò.
"Signora".
Lo stronzo aveva osato chiamarla "signora" e non "ambasciatrice".
Troppe chiacchiere, pochi fatti, a questo si doveva aggiungere il fatto che Egon si fosse svegliato di cattivo umore dopo aver dormito un paio di ore in tutto.
Che Xels lo bruciasse!
Aveva ancora davanti agli occhi l'immagine di Zora con le labbra viola, in preda a un attacco di panico.
Oh, avrebbe trovato Shiloh e l'avrebbe fatto a pezzi, lentamente e meticolosamente. Fino a che di lui non sarebbe rimasto niente più di una poltiglia irriconoscibile.
Poteva iniziare ad allenarsi con la guardia.
Mise una mano sulla spalla di Nova e la scostò gentilmente per farsi spazio e aggredire quel coglione...
«Lord Egon Merrior.»
Egon si fermò dall'avanzare non appena la nuova voce risuonò in tutto il porto.
La guardia davanti a lui si irrigidì e assunse una postura eretta, quindi si portò una mano alla fronte per eseguire il saluto militare umano; gli altri soldati lo copiarono a ruota.
Sulla banchina, i mercanti e i pescatori avevano fatto spazio a un piccolo gruppo di ufficiali e soldati di grado inferiore che circondavano bellamente un unico uomo. Non troppo alto, sui trentacinque anni, non di meno semmai di più, ma forse era anche il suo viso rozzo ad accentuargli qualche ruga intorno agli occhi e alle labbra. Sul mento e le guance una barba scura e curata faceva eco ai capelli corti e neri, nei quali qualche filo grigio aveva già iniziato a brillare.
La pelle abbronzata segnava il tempo che aveva passato sotto al sole in quel regno così ambiguo, ma gli occhi, uno azzurro come il ghiaccio e l'altro marrone come il suolo bagnato dalla pioggia, non promettevano niente di buono.
Egon alzò il sopracciglio sfregiato. «Il generale Talon, immagino» borbottò, «vi facevo più vecchio.»
Ed era vero. Egon si aspettava una vecchia volpe, magari un uomo incattivito dall'età, egoista e intollerante, invece davanti a lui c'era un generale ancora troppo giovane per soccombere agli ideali di fama e grandezza.
Poteva dargli più filo da torcere di quanto immaginava.
Talon gracchiò una risata roca. «Anch'io,» fece «ma dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo.»
Il generale lanciò un'occhiata alle guardie alle spalle di Egon. «Riposo!» comandò, poi spostò l'attenzione su Nova e sorrise beffardo. «Ambasciatrice Belris, è sempre un piacere vedervi.»
Nova chinò un po' la fronte in un saluto. «Generale.»
Dal tono della voce di lei non trapelò alcun entusiasmo, solo una calma gelida e affilata come una lama.
Meira, che fino a quel momento se ne era stata in disparte, affiancò Nova con un solo passo. Non nascose il disprezzo nella sua espressione quando Talon la notò.
Il generale scosse la testa in disapprovazione e poi la ignorò, focalizzandosi sulle barche ormeggiate davanti a loro.
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Ignis - Elementali Vol.2
Fantasía[COMPLETA] Sono passati due anni dalla liberazione di Valdris, due anni da quando Egon Merrior veste i panni del Lord del Palazzo del Fuoco. Ma i giorni festivi e tranquilli finiscono nel momento in cui riceve una comunicazione reale da Atlas: una n...
